Oggi a influenzare la nostra scelta riguardo ai film da andare a vedere al cinema sono i trailer, la comunicazione sui social, le migliaia di recensioni, professionali o amatoriali che troviamo sul web, o i post degli amici che si sentono in dovere di lasciare un commento appena usciti dalla sala.

Un tempo, invece, il compito di riempire le sale attirando la curiosità dei passanti era affidato ai cartelloni e alle locandine: a volte bastavano i nomi degli attori, delle attrici e dei registi, ma più spesso erano le immagini a far scattare la magia. Illustrazioni che suggerivano l’atmosfera di un film, ne sintetizzavano frammenti di trama, che stuzzicavano l’immaginario del potenziale spettatore — tanto che, una volta dentro, seduti davanti al grande schermo, molti si aspettavano di vedere le scene disegnate sui manifesti, che però ovviamente non c’erano, essendo frutto della fantasia dei cartellonisti.

L’era di passaggio, la fine dell’epoca d’oro dei “pittori di cinema” è arrivata con gli anni ’80, per una serie concomitante di fattori: la tv commerciale come mezzo principale di promozione di un film; l’avvento della computer grafica, che ha sostituito i pennelli; l’età ormai avanzata di molti grandi maestri della cartellonistica, ormai a fine carriera.
Negli anni ’90 le locandine hanno cominciato a diventare mediamente banali, e non a caso oggi i poster cinematografici più interessanti non sono quelli ufficiali bensì quelli alternativi, realizzati da artisti e fan).

Sandro Symeoni al lavoro
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Eppure, a testimonianza dell’enorme portata degli artigiani cartellonisti, nell’immaginario collettivo molte pellicole del passato sono ancora oggi indissolubilmente legate ai rispettivi manifesti. E di grandi maestri il nostro paese ne ha avuti molti: Ballester, Manfredo, Capitani, De Seta, Olivetti, Ciriello, Casaro — nomi che però ai più non diranno niente, visto che raramente escono al di fuori del ristretto mondo del collezionismo dei manifesti cinematografici.

Tuttavia c’è chi lavora per ridare lustro a questi autori quasi dimenticati. Come Luca Siano, un grafico, art director e filmmaker che da più di dieci anni ha una missione, far conoscere l’opera e la portata di un grande pittore di cinema, Sandro Simeoni.
Artefice di locandine per Rossellini, Fellini, Hitchcock, Buñuel, Pasolini, Godard, Ferreri, Scola, Risi, Dario Argento, come pure per centinaia di pellicole tra poliziotteschi, film erotici, fantascienza di serie Z e commedie all’italiana, Simeoni — che si firmava Symeoni o semplicemente Sym — è stato tra i più prolifici cartellonisti.

Ferrarese, classe 1928, ha iniziato come caricaturista nei giornali locali per poi trasferirsi a Roma e cominciare a lavorare nel cinema. Il primo film a cui ha lavorato è del 1950, Francesco giullare di Dio, di Rossellini, e da lì in poi ha firmato qualcosa come 3000 titoli, italiani e non.
«Incredibile come, con un numero tanto grande di opere, non lo conosca quasi nessuno», dice (sospirando) Siano, che ho incontrato e intervistato a Milano durante il festival Paw · Chew · Go, all’interno del quale ha curato una piccola mostra dedicata a Simeoni.

* * *

La firma di Sandro Symeoni
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Come hai cominciato la ricerca su Sandro Simeoni?

Io vengo dal mondo del writing, dove ognuno ha la sua tag, la firma. La ricerca è partita proprio cercando di decodificarne una, che trovai sotto alla locandina che avevo appesa in camera. Questo succedeva circa dodici anni fa.
La chiave per la risoluzione di questo piccolo mistero – e cioè che quella firma era di Alessandro Simeoni, che usava lo pseudonimo Sandro Symeoni – sono state le copertine di alcuni dischi che avevo nella mia collezione, anch’esse disegnate da Simeoni, come la locandina.

Una volta svelato l’enigma immagino che poi andasti a cercare tutte le informazioni possibili su di lui.

Sì, pensando di trovare molto materiale online e aspettandomi di passare almeno un paio di nottate di approfondimento, e invece le informazioni che trovai furono pochissime.

Sandro Symeoni al lavoro
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Quindi decidesti di colmare questo vuoto dedicandoti tu all’approfondimento.

Non ancora. All’epoca era una ricerca del tutto personale. Volevo semplicemente conoscere meglio la figura di Simeoni, vedere le sue opere. E mi misi a cercare libri. Che non trovai, a parte qualcosina in alcune pubblicazioni dedicate ai poster cinematografici.
A quel punto mi si è materializzato davanti un percorso difficile, molto anni ’80/’90, pre-web, e cioè fare ricerca sul campo, “alla vecchia”.

Telefono, viaggi, lettere, cose così?

Esatto. Dopotutto si lavorava in questo modo quando internet non era ancora entrato nelle nostre vite. Io negli anni ’90 facevo una fanzine e funzionava così: ci telefonavamo, ci scrivevamo, ci mandavamo pacchi per scambiarci foto, libri.
Capii che con la ricerca su Simeoni mi sarei cacciato in uno scenario del genere, ma ormai avevo il tarlo nella testa e, nonostante le difficoltà, c’erano sempre delle piccole vittorie, delle piccole scoperte che mi davano la spinta a continuare e a volerne sempre di più, non solo in veste di appassionato ma anche di grafico e art director quale sono.

“Centauri”, serigrafia di Sandro Symeoni
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Volevi capire il suo segno, il modo in cui lavorava.

Sì, quando vidi alcune sue opere, ad esempio, mi venne subito in mente l’odierna grafica vettoriale. Ma lui magari le aveva dipinte a olio!
Volevo sapere, vedere, capire il perché di alcune sue sintesi grafiche, e man mano che scoprivo mi rendevo conto che c’era anche necessità di mettere alcuni “puntini sulle i” visto che tante informazioni che girano su Simeoni non sono del tutto corrette. Su Wikipedia ad esempio c’è scritto che è nato a Ferrara quando invece è nato a Migliarino, a pochi chilometri da lì.

Ci sei andato?

Certo, mi sono ritrovato in questo paesino a parlare col sindaco. Come ti dicevo, “ricerca alla vecchia”.
Ho chiamato registi, case di produzione, attori, compositori. Sono andato a festival per incontrare un regista di ottant’anni che mi suggerì di contattare uno stuntman, che a sua volta mi dirottò verso un altro… E così via.
Ho fatto tanti, tantissimi giri. A volte anche a vuoto, o dai quali ho ricavato informazioni di poco conto.
Poi c’è anche la questione anagrafica. Simeoni è del ’28. Molti di quelli con cui ha lavorato sono molto anziani o sono morti. Per dirne una, a un certo punto mi resi conti che dovevo contattare Giuliano Gemma, ma quando stavo appena iniziando a figurarmi un modo per raggiungerlo lui morì.

“Kiss kiss… bang bang”
di Duccio Tessari, 1966
artwork: Sandro Symeoni
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Gemma è morto nel 2013, pochi anni dopo Simeoni.

Che è morto nel 2008, non nel 2007, come invece c’è scritto in alcune biografie. È morto in una clinica, a Roma, in seguito a un lento deterioramento dovuto all’età ma anche alla testa. Credo che abbia incassato molto male la perdita, a fine anni ’90, della sua compagna.

Quindi quando hai cominciato la tua ricerca lui era ancora vivo.

Col senno di poi mi sono reso conto che avrei anche potuto incontrarlo. Ma la mia ricerca procedeva seguendo dei “binari” e all’epoca non ero ancora arrivato a quello che mi avrebbe portato fisicamente a lui.

Ci sono altri, che tu sappia, che come te hanno “investigato” sulla sua figura?

Sì, ad esempio c’è una ragazza, Federica, che stava realizzando una tesi su di lui mentre io ero in cerca di informazioni.
Per fortuna, nel mio cammino, ho incontrato molti personaggi positivi. Altri, invece, erano più “oscurantisti”, e provenivano soprattutto dal filone del collezionismo.

“Fino all’ultimo respiro”
di Jean-Luc Godard, 1960
artwork: Sandro Symeoni
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Anche tu, però, sei un collezionista.

Ho molto materiale di Simeoni, compresi bozzetti e quadri, ma non mi ritengo un collezionista.
Intendiamoci, non ho nulla contro il collezionismo, però in quell’ambiente ho trovato che non ci sia grande interesse nell’approfondire le figure dei pittori di cinema dal punto di vista storico e grafico, relegandole quindi in un ambiente ristretto, senza valorizzarne l’effettiva portata artistica e grafica al di fuori di quel piccolo mondo.

Perché tu, oltre che di Simeoni, ti stai occupando anche di altri suoi colleghi.

Sono partito anche alla ricerca di informazioni su altri grandi cartellonisti, perché credo che sia incredibile il fatto che chi studia grafica o illustrazione difficilmente abbia la possibilità di approfondire le figure di questi artisti. O non conosca nomi come Manfredo Acerbo, Anselmo Ballester, Averardo Ciriello… C’è pochissimo. Ci sono stati dei volumi curati da Maurizio Baroni, Platea in Piedi, tre tomi oggi quasi introvabili.

“Non aprite quella porta”
di Tobi Hooper, 1974
artwork: Sandro Symeoni
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

E perché non lo curi tu un libro su Simeoni?

A oggi ho pronta una monografia su Sandro Simeoni, che è, e (spero) sarà, un libro d’arte.
Poi sto lavorando all’Archivio (digitale) Sandro Simeoni, ricostruendo quanto ha fatto nella sua lunga carriera, e parliamo di una produzione vastissima. Lui disegnò locandine per qualcosa come 3000 film, e per ciascuno fece varie proposte, declinazioni in vari formati.
Tuttora, dopo dodici anni, continuo a scoprire, quasi ogni giorno, qualcosa di nuovo.

Sei un uomo in missione!

Mi sono sentito, come dire, “investito” di questa responsabilità, con tutti gli oneri e gli onori che questo comporta.
Tra l’altro questa ricerca è ormai talmente parte della mia vita che grazie a essa ho conosciuto anche la mia compagna.

A proposito di archivio, quello personale dell’autore che fine ha fatto?

Il suo archivio personale mi risulta sia scomparso dopo la sua morte, in maniera molto rapida, ed è finito “smembrato” sulle bancarelle, arrivando un po’ ovunque.
Gestendo la pagina Facebook Sandro Symeoni – SYM mi scrivono fin dal Giappone, dove c’è chi ha sue locandine, suoi bozzetti.

“Superfantagenio”
di Bruno Corbucci, 1986
artwork: Sandro Symeoni
(fonte: facebook.com/SandroSymeoni)

Quando vedrai la fine di questa ricerca?

Credo non sia una ricerca che possa mai dirsi del tutto finita. Sicuramente mi sono dato dei limiti. E uno di essi è appunto l’uscita del libro. Poi ci sono sempre gli altri pittori di cinema da andare ad approfondire.