«Il mondo è pieno zeppo di cose, e ci vuole pure qualcuno che si dia da fare per sapere che razza di cose siano. Questo è appunto il compito dei cercacose».
«Ma che tipo di cose?» insistette Annika.
«Che ne so, qualsiasi tipo di cose» rispose Pippi: «pepite d’oro, piume di struzzo, topi morti, caramelle con lo scoppio, minuscole viti, e così via».
da “Pippi Calzelunghe”, di Astrid Lindgren

I collezionisti nascono collezionisti?, mi domando. C’è un’origine genetica? O è solo a un certo punto che arriva la folgorazione, magari vedendo la collezione di qualcun altro — le teche, le vetrinette, le mensole piene zeppe di oggetti, i raccoglitori ordinati. Ma se fosse così, perché non tutti sono sensibili al fascino di una raccolta?

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Per quanto mi riguarda, discendo da non-collezionisti ma collezionista lo sono diventato. Con gli anni, però, ho smesso di “praticare”. Però credo di aver attaccato il morbo — o passato il gene — ad almeno una delle mie figlie (la più grande, la piccola si vedrà).

La prima collezione l’abbiamo iniziata assieme, ispirati da Pippi Calzelunghe e la sua attività di “cercacose”. È in un barattolo, che abbiamo riempito con varie stranezze trovate per la strada, al parco, in autobus. Una collezione non monotematica, dunque, ma di oggetti legati tra loro dalla stessa particolarità: esser strani in sé e per sé o fuori contesto rispetto al posto in cui li abbiamo presi (è difficile da spiegare a parole ma quando trovi una stranezza te ne accorgi).

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Effettivamente si può collezionare di tutto. E se davvero basta un input e dall’altra parte c’è la persona giusta per accoglierlo, quello dell’illustratrice (e avida collezionista) Nina Chakrabarti è il libro perfetto per allevare futuri collezionisti.

Classe 1970, nata in India ma di base a Londra, Charkrabati ha studiato alla Central Saint Martins e al Royal College of Art, prima di intraprendere una carriera che l’ha portata a lavorare soprattutto in campo editoriale, sia come autrice di svariati albi illustrati che come illustratrice di copertine di libri e manuali.

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Il suo ultimo albo si intitola My Collection of Collections ed è stato pubblicato in agosto dalla casa editrice britannica Laurence King. Raccoglie decine di collezioni che vanno da quelle che farebbero meglio a stare nei musei (ad esempio i vasi antichi), a quelle più bizzarre — tipo gli oggetti rotondi, o le etichette della frutta — o poetiche, come le foglie raccolte nel bosco.

Le collezioni, poi, possono dar vita anche a una serie di attività, come ad esempio inventare una storia che contenga le cose dell’ufficio oggetti smarriti oppure personalizzare un paio di scarpe disegnandoci sopra.

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017

Nina Chakrabarti, “My Collection of Collections”, Laurence King, agosto 2017