La punteggiatura tradizionale non basta. O meglio, nella fretta di spedirci gli uni con gli altri centinaia tra messaggi e email ogni giorno, abbiamo sacrificato sull’altare della rapidità e dell’essenzialità la capacità di esprimere a parole — e punti e virgole e via dicendo — il tono di un messaggio.

Chiunque, prima o poi, ha sperimentato quello strano smarrimento di quando si riceve un messaggio e ci si chiede se il mittente sia serio oppure sarcastico. O ancora, inviandolo, rendersi conto che ormai anche un semplice punto alla fine della frase — esattamente lì dove dovrebbe stare — potrebbe essere equivocato.

«Come stai?»
«Bene.» [cacchio ho messo il punto. E ora cosa penserà?]
«Sicuro? Tutto bene?» [sarà incazzato?]
«Sì sì» [avrà capito che va davvero tutto bene?]
«A posto? Davvero? Puoi dirmi tutto, lo sai» [ce l’avrà con me? Sarà semplicemente una giornata storta?]

Ci salviamo con le faccine. Gli emoji, nella messaggistica istantanea e nelle mail informali, li utilizziamo per sottolineare il tono, dare un contesto, piazzare battute e sostituire il linguaggio del corpo.

«Come stai?»
«Bene :)»

Ma anche gli emoji — che, come una vera lingua, si evolvono nei termini (in questo caso nei pittogrammi) e negli usi — non sono esenti da incomprensione.
Un designer newyorkese, Jeremy Ford, pensa che la soluzione possa trovarsi semplicemente in un aggiornamento della punteggiatura. Ha pure realizzato un sito, Progressive Punctuation, che mette assieme vecchi e nuovi punti che non sono sopravvissuti alla selezione naturale dell’interpunzione e sono caduti in disuso.

C’è il punto esclarrogativo, ci sono i sei punti inventati nel’66 dallo scrittore francese Hervé Bazin nella sua opera poetica Plumons l’oiseau (il punto d’ironia, il punto d’amore, il punto di certezza, il punto d’autorità, il punto d’acclamazione e il punto di dubbio) e alcuni altri, tutti accompagnati da una breve storia e da alcuni esempi d’uso, spesso ironici.

Seppure sia altamente improbabile che succeda, nel caso venissero accolti e utilizzati da tutti non ci sarebbero più equivoci testuali?
Ford la pensa così: «aumentando la consapevolezza [della gente] riguardo ai segni di punteggiatura inutilizzati, speriamo di iniziare una discussione sullo stato attuale e su quello futuro della nostra scrittura e, infine, integrare questi punti nella nostra lingua, mettendo fine ai fraintendimenti e alle interpretazioni erronee».

Che si tratti invece di una pura, ironica provocazione? Può essere. Ma Ford, nella spiegazione/manifesto del sito, non usa la punteggiatura che lui stesso sta propagandando, quindi non affatto chiaro quale sia il tono del suo messaggio :)

Nel dubbio, agli appassionati di segni grafici d’interpunzione suggerisco comunque una visita all’account Instagram collegato al progetto, @progressivepunctuation, che raccoglie interessanti esempi di punteggiatura dal mondo reale.