Immaginare il futuro è un esercizio intellettuale che va via estinguendosi. Viviamo in un’epoca focalizzata su quell’inafferrabile istante che chiamiamo presente (insta- è anche il prefisso di una delle più celebri e utilizzate applicazioni, tra le principali responsabili del modo di comunicare e dell’estetica contemporanea) e ci voltiamo spesso indietro per guardare al passato con nostalgia, talvolta rischiando il torcicollo quando, paradossalmente, restiamo affascinati dal modo in cui i nostri avi — attratti invece dalla modernità e folgorati da un irresistibile impulso a penetrare le nebbie del tempo con l’affilata lama della fantasticheria — dipingevano il loro di futuro, non accontentandosi di ipotizzare tecnologie e modi di vivere del domani più prossimo, ma spingendosi invece avanti di decenni o di secoli.

Metti la moda, ad esempio. Come ci vestiremo tra 20 anni? E tra 30? 50? 100? Se ora solo pochi eletti (le aziende specializzate in previsione dei trend e coloro che pagano per accedere ai loro dossier) sono capaci di processare informazioni e tendenze attuali per costruire (più che immaginare) “cosa andrà” tra tre, quattro o cinque anni, i più si accontentano di vedere le foto o i video delle sfilate e delle presentazioni relative all’anno successivo.

Ma il retrofuturismo — così si chiama quella produzione culturale che riguarda il futuro per come lo ipotizzavano nel passato, interessante perché è sorta di traccia di un’altra linea temporale, plausibile ma che per qualche motivo abbiamo abbandonato —, solitamente si riferisce alle tecnologie.
Ricordo benissimo i libri di quando ero bambino, secondo i quali in questi anni in cui viviamo saremmo dovuti tutti andare in giro con auto volanti, nastri trasportatori, cibi in pillole e la Luna e Marte avrebbero già dovuto essere pieni di città popolate.

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

Anche nel campo del costume, però, c’è chi ha lanciato sguardo e mente oltre l’ermo colle del tempo per spingersi avanti addirittura di un secolo.
Si tratta di W. Cade Gall, autore di un articolo illustrato intitolato Future Dictates of Fashion, pubblicato nel 1893 su The Strand Magazine, un mensile inglese.

Raccontando di aver trovato in libreria un volume proveniente dal futuro riguardante la moda del passato (grande corto circuito per noi “del futuro” che leggiamo un pezzo del passato che parla di un libro del futuro sulla moda del passato), Gall passa in esame l’abbigliamento di ogni decennio.
Col senno di poi, cioè di ora, fa sorridere — la minigonna, le sneaker… erano assolutamente al di fuori del sistema di pensiero dell’epoca (anche se con gli anni ’70 qualcosina Galla l’ha azzeccata). Ma siamo sicuri che riusciremmo a fare di meglio? O magari è proprio questo terrore di sbagliare che ci frena?

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893

W. Cade Gall, “Future Dictates of Fashion”, The Strand Magazine, 1893