Save the date | Candy, il glossario carnale di Ilaria Clari

C’è il testo di una canzone popolare della tradizione folk marchigiana che fa così:
Trullallero trullallero
Tutte le donne lo porta lo pelo
Quelle piccole non ce l’ha
Quann’è grande lo metterà
Quelle vecchie ce l’ha biango
Quelle giovane ce n’ha tanto
Pure la bella mia ne porta ‘n fiocco
Me pija le madonne jelo carpo

Non credo ci sia bisogno di traduzioni.
E continua così:

Diasilla diasilla
Como sta bisogna dilla
C’ho ‘n animale roscio e nero
Vòle boccare do’ che c’è ‘l pelo
C’ha la testa da cardinale
Bocca dendro e non fa male

Il dialetto, la musica, il ritmo (che è il saltarello) e la giocosità dell’interpretazione depurano volgarità e oscenità, trasformandolo in un pezzo “licenzioso”, sì, ma quasi innocente — sia che la intoni un anziano signore che ricorda i canti di gioventù che alleviavano le fatiche del lavoro o quelli delle feste più chiassiose, goliardiche e alcoliche, sia che la suoni un gruppo o la recitino dei ragazzini a mo’ di filastrocca.
Ad esempio a me capita di canticchiarla in casa. Come pure di interpretare (malamente) altri stornelli pieni di parolacce: le mie figlie ne vanno matte — «papà, canta quella della merda secca», «canta quella della faccia da cazzo» — anche perché diventano una sorta di momento al di fuori della realtà. Nella vita quotidiana sanno benissimo che non devono dire scurrilità, ma nelle canzoni e nelle filastrocche a casa nostra si può.

Home sweet home
© Ilaria Clari

Le illustrazioni di Ilaria Clari funzionano allo stesso modo. L’utilizzo dell’acquerello (materiale o digitale che sia), il rosa caramelloso e semi-trasparente, il segno rotondo e quasi infantile, l’immaginario fantastico; tutto l’arsenale creativo dell’artista torinese, classe 1985, contribuisce a filtrare culi al vento e capezzoli, corpi avvinghiati e cazzi sull’attenti, fichepelose e feti, spermatozoi invadenti e sangue mestruale (su Instagram, da questo punto di visita, c’è tantissimo materiale: @ilaria_clari).
Il risultato è una visione pura, candida, della carnalità ma anche del più complesso universo dei sentimenti, senza bisogno di mistificazioni o di raggiri intellettuali.

«L’originale genesi di una tenera sessualità che scandisce in modo altro la grammatica dei corpi e la sintassi dei sentimenti, per sfociare in vaporose stratificazioni di figure rosee, talmente candide nel loro esporsi da essersi liberate anche dall’idea di osceno, per superarla e trascenderla», scrive Francesca Pergreffi, curatrice della mostra, intitolata Candy, che vedrà 80 opere originali di Ilaria Clari esposte presso Spazio Meme, a Carpi, in provincia di Modena.
E se qualcuno dovesse restare disturbato da questi temi, nonostante una rappresentazione il cui il grado di morbosità è prossimo allo zero, il problema, come si dice in questi casi, è il suo.

CANDY
mostra di Ilaria Clari

QUANDO: 19 febbraio — 16 marzo 2017
OPENING: 19 febbraio | 17,00
DOVE: Spazio Meme | via Giordano Bruno 4, Carpi
INFO: faceboook | Spazio Meme

My love is like a seed, baby, just needs time to grow
© Ilaria Clari

Love is melting
© Ilaria Clari

Love is real
© Ilaria Clari

Happy birthday
© Ilaria Clari

My thundering sadness
© Ilaria Clari