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Un paio di anni fa uscì un video che girò molto tra siti e social network, si intitolava What’s on your mind? e mostrava in maniera paradossale e neanche troppo sottile ciò che sugli stessi social network sperimentiamo ogni giorno, da spettatori o da attori, più spesso entrambe le cose assieme, e cioè l’ostentazione della felicità. Gestire sé stessi come si gestisce un brand, alla ricerca del consenso, della conferma, della moneta più preziosa del nostro tempo — il pollice in su, il cuoricino —, cercando sempre il punto di vista e la luce migliori per (di)mostrarci agli altri, altri che, per citare lo scrittore americano Jonathan Franzen, “esistono per farvi star bene con voi stessi”.

Tutto quello che non va lo si nasconde sotto al tappeto: le crisi di nervi; le giornate storte (che però con l’hashtag giusto possono diventare improvvisamente comiche, digeribili, rivendibili — l’arte del reframing, come lo chiamano i guru della PNL); l’imperfezione che non può essere ritagliata via o venduta, perché letteralmente o metaforicamente poco fotogenica.

Il fallimento è un tabù. La stessa parola lo è, sempre più difficile da trovare in testi che non escano da un’aula giudiziaria, dalle pagine di cronaca o di economia di un giornale o dagli editoriali che puntano il dito contro qualche uomo politico. C’è sempre un salvifico e autoindulgente ma, o un accusatorio voi a fare da paracadute alla caduta libera, quella che dà anche il titolo all’omonimo episodio della serie tv Black Mirror (il primo della terza stagione), che poi parla proprio di questo, portandolo agli estremi.

E di cadute e fallimenti parla anche Botto Toghether, nuovo singolo di Brace, sghembo cantautore romagnolo che si definisce “sempre in bilico tra la suspense del folk-esistenzialista e il coinvolgimento da caciara rock’n’roll”. E chi è in bilico, come lui, la conosce bene l’arte del cadere.

Oggi resterò nascosto / per non cadere poi
Oggi resterò nascosto / per non cadere poi
Mostro solo quel che è a posto / per non cadere poi

Con la sua voce profonda e la chitarra in mano, accompagnato da una estemporanea superband composta da Edoardo Calcutta (alle tastiere, basso e programmazione), Niccolò “Barbara” Di Gregorio dei Pop X (drum set, pad elettronici, percussioni, programmazione), Giovanni “Colombre” Imparato (organi, tastiere) e Luca “X-Mary” Fusari (chitarre), Brace ha inciso il pezzo un anno fa, in presa diretta, nella notte tra il 21 e il 22 novembre del 2015, presso lo studio harem, a Montecchio.

La presa diretta, “buona la prima”, col massimo rischio d’errore — e di caduta e fallimento —, si sente. Ed è uno degli ingredienti che assieme al testo e alla musica dà al pezzo il potere-pelle-d’oca.
L’altro ingrediente è il bellissimo video, un’animazione disegnata a mano, fotogramma dopo fotogramma, da Ryan Spring Dooley, artista americano che ormai da molti anni vive in Italia e che ieri sera, insieme a Brace, ha suonato il sax durante un piccolo concerto tenutosi qui a Bologna, da Zoo, durante il quale è stato anche proiettato il filmato.

Botto Toghether fa anche parte di Gran Volata, mixtape che l’etichetta Garrincha Dischi ha pubblicato per Natale e che puoi ascoltare su Spotify.