Sono in tre, sono donne, sono giovani (la più “vecchia” ha appena trent’anni) e vivono tutte quante in Europa ma ciascuna in un paese diverso. Si sono ritrovate grazie a un video, pubblicato in rete da una di loro, e hanno deciso di fondare un marchio di abbigliamento.
Hanno viaggiato in lungo in largo, a cercare materie prime e produttori. La loro “bussola”: sostenibilità, etica, trasparenza assoluta, impatto ambientale ridotto ai minimi, prezzi equi.

Il marchio si chiama iluut e proprio in questi giorni sta portando avanti una campagna di crowdfunding per sostenere il progetto e dar modo alle loro future clienti di pre-acquistare i capi.

Nel momento in cui scrivo hanno già superato i due terzi del percorso, avendo raccolto oltre 10.000 Euro dei 15.000 che Elina Cerell, Silvia Stella Osella e Vj Taganahan — le tre fondatrici — hanno stabilito come traguardo.

Ed è proprio Silvia Stella Osella, torinese di nascita, milanese d’adozione, l’unica italiana del trio, che ho scelto di intervistare per saperne di più su iluut.
Illustratrice e print designer, Silvia Stella la conosco da anni sia come lettrice di Frizzifrizzi che per il suo lavoro, che l’ha portata ad occuparsi di textile & surface design per alcuni colossi della moda come il gruppo Inditex (quello di Zara, Pull&Bear, Bershka e tanti altri), Adidas, Topshop, ASOS, Mango, il gruppo Benetton.
In una delle ultime giornate di sole di questa fine estate la raggiungo via social e mi faccio raccontare come si sta sviluppando il progetto.

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(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

Che stai facendo in questo momento? Immagino tu sia alle prese con la campagna di crowdfunding di iluut.

Da qualche tempo mi sono messa in proprio, e l’apertura del mio studio di textile design ha coinciso con la nascita di iluut.
E da qualche giorno è partita appunto la campagna di crowdfunding su Indiegogo, arrivando al 30% del goal in 48 ore e balzando immediatamente in cima alle loro sezioni hot and new e fashion-forward finds.
Ma la strada da fare è ancora tanta.

Vuoi raccontarmi di che si tratta? Che tipo di marchio è?

iluut è un marchio di abbigliamento etico e sostenibile, nato dall’idea di tre giovani donne che vivono sparse per l’Europa, che ha tra i suoi valori e obiettivi principali quello di avere il minor impatto ambientale possibile e di documentare con totale trasparenza tutto il processo attraverso cui vengono prodotti i capi, dalla crescita della pianta da cui si ottengono i tessuti fino alle condizioni di lavoro nelle fabbriche in cui i vestiti vengono confezionati.

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

Quello della trasparenza e della tracciabilità, a livello di capi di abbigliamento, è un tema attualissimo. Lo pretendiamo col cibo ma per la moda c’è ancora molto da fare.

Crediamo che tutti abbiano diritto a sapere dove e come vengono realizzati i propri vestiti. Quest’estate abbiamo addirittura fatto un viaggio on the road di più di 7000km per incontrare tutte le persone che nelle varie fasi lavorano alla realizzazione dei nostri capi, e raccontare come nascono i capi iluut attraverso i nostri canali social, invitando chi ci segue a farci costantemente domande: siamo le prime a voler imparare ogni giorno da questa esperienza.
Vogliamo progettare abiti di altissima qualità, fatti per durare, che raccontano una storia, ma non solo: iluut è anche un progetto di sensibilizzazione rispetto alla sostenibilità nell’industria dell’abbigliamento, la seconda più inquinante al mondo.

Tra l’altro vi definite come un “progetto a zero sprechi”.

Sì, i nostri scarti saranno riciclati dalle donne marocchine che operano nell’organizzazione Carpet of life, per produrre bellissimi tappeti che verranno venduti a prezzi equi.
Il 5% dei nostri utili verrà invece devoluto a Pencils of Promise, per la costruzione di scuole in Paesi in via di sviluppo.

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

La sostenibilità è una delle caratteristiche principali del progetto. Ma anche produrre capi che poi vengono venduti a prezzi accessibili. Qual è il segreto?

L’accessibilità nei prezzi era uno degli elementi imprescindibili quando abbiamo concepito iluut: rendere il sostenibile accessibile è indispensabile per mettere davvero in moto un cambiamento, smentendo l’associazione con la fascia luxury e rendendolo, man mano, alla portata di tutti.
Più di un anno e mezzo è stato dedicato ad estensive ricerche di mercato, fibre e potenziali partner. iluut vorrebbe applicare alla moda il concetto di KM 0, avvalendosi esclusivamente di fibre cresciute in modo sostenibile in Europa, come ad esempio il lino (fibra che consuma pochissima acqua per la sua produzione) dalla Normandia e il Tencel, innovativa fibra di cellulosa, dall’Austria.
Le stampe vengono realizzate da partner con i più innovativi macchinari digitali a basso impatto ambientale ed inchiostri a base d’acqua.
Il nostro campionario è stato prodotto in Finlandia, con grande orgoglio di Elina — la fondatrice del nostro brand — dove l’industria tessile è purtroppo quasi del tutto scomparsa dal Paese.

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

La produzione vera e propria dove avviene?

Tra Helsinki e un paesino in Estonia molto vicino alla Finlandia, e questo non per abbassare i costi, ma perché il laboratorio di famiglia aveva una qualità molto più alta rispetto a tanti altri finlandesi che abbiamo visitato personalmente.
Sono tutte donne e i loro stipendi sono del 40% più alti rispetto alla media estone: in questo mondo non solo si darà una mano all’economia locale, ma la produzione sarà sempre a portata di mano e il contatto con le persone diretto.
Tutto questo, ovviamente, ha un prezzo.
Purtroppo il mondo del fast fashion ha “educato” molto male le persone su quanto dovrebbe davvero costare un capo fatto in maniera impeccabile e per la produzione del quale non ci rimettano l’ambiente o i lavoratori che lo producono.
Tuttavia noi pensiamo che questo non debba essere troppo alto e inaccessibile, e per farlo abbiamo deciso di vendere solo online e di lavorare direttamente con i nostri fornitori, eliminando intermediari che influirebbero sul prezzo.

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

Che significa ILUUT? E da dove viene il nome?

iluut deriva da vento, in finlandese, lingua della fondatrice Elina.
Ci piaceva il fatto che fosse un elemento naturale, trasparente — proprio come vuole essere il nostro brand — ma che allo stesso tempo, più o meno velocemente, cambia le cose, spingendole verso una nuova direzione.

Chi è la “cliente tipo” del marchio? Per che tipo di donna realizzate i capi?

iluut ha un’estetica minimal e delicata, dalle forti radici scandinave.
Sono capi pensati per durare nel tempo e nelle stagioni, dalle linee classiche ma allo stesso tempo moderne, con un twist particolare nelle stampe e nei dettagli.
Ci siamo immaginate quindi una donna contemporanea molto pratica, attiva e consapevole.
Ci piace anche pensare di riuscire, un giorno, a vestire più fisicità e tipologie di donne possibili: per questo motivo abbiamo dedicato molto tempo allo sviluppo dei modelli e al fitting.

Come hai conosciuto Elina e Vj? È molto interessante il fatto che siate una in Finlandia, una a Londra e una in Italia. Quel “made in Europe”, esibito con orgoglio da tre ragazze nemmeno trentenni, in questi tempi in cui l’Europa sembra sempre a un passo dal crollo, quasi stringe il cuore.

La storia di come tutto è iniziato è molto bella.
Elina (28, Helsinki) ha da sempre avuto in mente l’idea di creare un marchio che mettesse assieme design, sostenibilità e accessibilità.
Dopo tanti anni in una delle più importanti agenzie di pubblicità finlandesi ha deciso di registrare un video in cui spiegava il suo progetto e di diffonderlo attraverso i principali canali social per cercare altre giovani donne che, come lei, volessero fare la differenza utilizzando le proprie passioni e competenze.

Le tre fondatrici di iluut. Da sinistra: Elina Cerell, Silvia Stella Osella, Vj Taganahan (foto courtesy: iluut)

Le tre fondatrici di iluut.
Da sinistra: Elina Cerell, Silvia Stella Osella, Vj Taganahan
(foto courtesy: iluut)

Quindi sei stata “chiamata” dal video.

Sì, mi sono imbattuta in quel filmato e ho pensato fosse un segno: stavo per mettermi in proprio e sentivo l’esigenza di far nascere qualcosa che rispecchiasse maggiormente quello in cui credo.
Già dopo le prime chiacchierate su Skype ci siamo trovate in sintonia rispetto a una visione etica e sostenibile della moda, oltre ad una incredibile affinità estetica.
Qualche mese dopo al team si è aggiunta Vj (25, Londra), che dopo essersi laureata in una delle più prestigiose università di fashion design del Regno Unito, ha avuto esperienze in brand d’alta gamma come Simone Rocha e Self Portrait Studio.
Per quanto riguarda il made in Europe, pensiamo sia arrivato il momento di pensare a una Slow Fashion: così come ci interroghiamo su dove viene prodotto il nostro cibo e come, e su come la logistica legata alla produzione abbia un enorme impatto sull’ambiente, perché non farlo anche per ciò che indossiamo?
Ci piace anche l’idea di premiare le aziende virtuose che puntano davvero sulla sostenibilità (e non solo sulla carta, per immagine o marketing), collaborando con loro e dichiarando con orgoglio i loro nomi, cosa purtroppo non molto comune in questo settore.

Come fate a lavorare a distanza? Ho letto che usate molto le piattaforme social. Sareste perfette per reclamizzare le potenzialità di questi mezzi: zero confini.

Ogni tanto riusciamo a incontrarci di persona, ma giornalmente lavoriamo online utilizzando diverse piattaforme per ogni scopo: Pinterest per condivisione moodboards, Whatsapp per veloci update, Facebook per aggiornamenti, Meistertask o Trello per il planning del lavoro, Skype o Hangouts per i meeting. Diciamo che ultimamente iluut è molto presente nella nostra vita!
Quello che siamo riuscite a costruire dimostra che le barriere geografiche si possono affrontare grazie a tecnologia, autodisciplina, una visione di base molto forte e condivisa e soprattutto tanta fiducia. Ma è bello sapere che le possibilità sono praticamente infinite.

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

Comunque vada a finire la campagna di crowdfunding, quali saranno i prossimi passi per iluut?

Il raggiungimento del goal su Indiegogo ci permetterà di realizzare la prima produzione e consegnare attorno a Novembre i pre-ordini, cominciare a sviluppare nuovi capi di maglieria organica e aprire il nostro shop online entro la fine del 2016.
Abbiamo intenzione di investire in ricerca per quanto riguarda l’utilizzo di ulteriori materiali innovativi, e crescere aggiungendo sempre più capi di altissima qualità, portando avanti il nostro discorso di trasparenza e sensibilizzazione.

Avrai seguito tutta la recente vicenda Zara vs. Illustratori. Tu che con Zara e i marchi di Inditex ci hai lavorato, ma che sai anche benissimo metterti nei panni di un giovane creativo indipendente, che ne pensi?

Si, ho seguito i recenti sviluppi, anche se purtroppo è un problema che va avanti da tantissimo tempo, e non solo tra i marchi del gruppo Inditex.
Nel mio lavoro ho a che fare tutti i giorni con i designer interni ai brand, che si trovano a dover sfornare una quantità incredibile di proposte grafiche senza neanche grandi possibilità creative.
Il problema principale è che un illustratore/designer indipendente non ha la forza economica per contrastare dei colossi del genere.
E aggiungo: solo una parte di capi e accessori viene concepita all’interno degli uffici stile di questi enormi gruppi.
I retroscena di questi grandi gruppi sono difficili da capire per chi non ci lavora direttamente.
La questione è quindi complessa. Ripeto, personalmente credo fermamente che la gente — ancora troppo poca, ma almeno è un inizio — stia cominciando ad interrogarsi rispetto a ciò che compra e indossa: così come per cibo e trasporti, credo sia arrivato il momento anche per il mondo dell’abbigliamento. E comprare meno, e più consapevolmente, è senz’altro un buon punto di partenza.

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Per pre-acquistare i capi o comunque per supportare il progetto puoi aderire alla campagna di crowdfunding di iluut.

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

(foto courtesy: iluut)

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