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Una campagna di crowdfunding per finanziare un documentario sul leggendario Dieter Rams

Sveglia… ✓
Spremiagrumi… ✓
Macchina per il caffè… ✓
Torcia elettrica… ✓
Accendino… ✓
Spazzolino elettrico… ✓
Calcolatrice… ✓
Giradischi… ✓
Radiolina… ✓
Poltrona… ✓
Libreria… ✓

Dal mattino quando ti alzi alla sera quando vai a letto. Dalla casa all’ufficio, e tutto quel c’è in mezzo. In pratica potresti vivere utilizzando in ogni momento uno degli oltre 500 oggetti progettati o la cui progettazione è stata supervisionata da Dieter Rams durante la sua carriera. Sì, più di 500.

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Nato nel 1932 a Wiesbaden, a pochi chilometri da Francoforte, prima ancora che nelle scuole, dove ha studiato come interior designer ed architetto, l’ormai ultra-ottantenne leggenda del design internazionale la sua vera formazione l’ha fatta guardando lavorare suo nonno, che di mestiere faceva il carpentiere, per poi decidere di non stare soltanto a guardare e di farsi il “mazzo”, come si suol dire, passando ben tre anni a fare a sua volta l’apprendista carpentiere.

Celebre soprattutto per la sua lunga collaborazione con il marchio tedesco Braun, col quale ha progettato prodotti che quando uscirono sembravano arrivare dal futuro (un futuro più semplice e più razionale), in realtà Rams da Braun è entrato come architetto: si occupava di stand e spazi commerciali ma era affascinato dagli oggetti, sui quali cominciò a mettere la sua impronta (e i suoi celeberrimi dieci principi del buon design) a partire dal 1956.

Un giovane Dieter Rams negli anni '50
Un giovane Dieter Rams negli anni ’50

I non addetti ai lavori, che probabilmente in casa avranno avuto almeno una radiolina o uno spazzolino firmato da Rams senza saperlo, hanno cominciato però a sentirne parlare solo negli ultimi anni, da quando cioè c’è stata l’esplosione di Apple come fenomeno culturale, oltre che tecnologico, e da quando si è cominciato a parlare di Jonathan Ive, designer di Apple che non ha fatto mai mistero di ispirarsi profondamente all’opera e al pensiero di Rams.

Un’opera e un pensiero che da anni vengono studiati e celebrati, anche attraverso libri che portano titoli come Less but better, The design ethos of Dieter Rams, As little design as possible, e ora pure da un documentario che proprio in questi giorni sta raccogliendo fondi su Kickstarter (nel momento in cui scrivo ha già raggiunto in 150.000 dollari sui 200.000 necessari) per completare la lavorazione.

Dieter Rams nel suo ufficio presso Braun, Dieter Rams at work at Braun, negli anni '70 (foto: Abisag Tüllmann)
Dieter Rams nel suo ufficio presso Braun, Dieter Rams at work at Braun, negli anni ’70
(foto: Abisag Tüllmann)

Dietro al progetto non poteva che esserci Gary Hustwit, già discografico punk, già editore indipendente, già pioniere dell’editoria in rete, già produttore di documentari e da qualche anno anche filmmaker. Anzi, nel mondo del design Hustwit è ormai considerato “il filmmaker per eccellenza” dopo la sua cosiddetta Trilogia del design, e cioè i tre documentari Helvetica, Objectified, Urbanized.

Chi meglio di lui, quindi, dietro alla macchina da presa per raccontare una vita incredibile come quella di Dieter Rams?
Tra l’altro il denaro raccolto attraverso il crowdfunding servirà non soltanto per realizzare il film ma anche per preservare l’incredibile archivio del designer tedesco, “quello delle radioline e delle sveglie”.

Il regista Gary Hustwit, Dieter Rams ed il designer Erik Spiekermann durante le riprese
Il regista Gary Hustwit, Dieter Rams ed il designer Erik Spiekermann durante le riprese
La cinepresa super 8 Braun Nizo 571, progettata da Dieter Rams, assieme ai disegni tecnici
La cinepresa super 8 Braun Nizo 571, progettata da Dieter Rams, assieme ai disegni tecnici
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