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Tesori d’archivio: le grafiche delle vecchie videocassette

Alcuni di noi ne hanno ancora scaffali o bauli pieni, da qualche parte in cantina, nei ripostigli, sotto alla tv. In casa mia ad esempio le abbiamo ancora, di tutti i tipi, perché non si faceva troppo caso al marchio, quel che importava davvero era il tempo: quelle da 90 minuti, un po’ sfigate perché molti film non ci stavano neanche ma potevano andar bene per il video del matrimonio o della cresima; le 120 minuti; le 180; le 240 minuti, giganti dai piedi d’argilla perché riuscivi a farci star dentro di tutto ma erano più fragili e se le guardavi spesso o le lasciavi lì a prender polvere per un paio d’anni poi dovevi combattere con gli inceppamenti, le righe sullo schermo, l’audio sballato. C’erano persino le leggendarie 300 minuti, che però avevano il nastro troppo sottile e si rompevano in un attimo.

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«Stasera danno Ritorno al futuro, me lo registri?»
E magari realizzavi non avere più videocassette vuote e allora andavi a spulciare le “costole” di quelle già registrate e con la spietatezza di un boia sceglievi quale sacrificare. Accorgendoti talvolta troppo tardi di non aver “aggiornato” i titoli appiccicandoci sopra un’altra etichetta (vogliamo parlare delle etichette? Della gioia di tirar fuori il foglietto adesivo appena scartato il VHS? Gioia raddoppiata quando c’erano pure le iconcine dei generi, che di solito appiccicavo un po’ a caso o attaccavo sul diario) e rendendoti conto, solo dopo aver guardato il film registrato sopra, essere arrivato alla fine e visto spuntar fuori una scena familiare, di aver cancellato uno dei propri preferiti.

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Quando poi andai all’università i DVD c’erano già. Ma noi i soldi per comprarci il lettore non li avevamo e quindi andavamo ancora a VHS, incagliandoci nel rito serale del programmare la registrazione notturna in modo tale da archiviare ore e ore e ore (e ore) di film che di notte davano su Fuori Orario, Rai Tre.
Quando la mia ex portò da casa sua il suo fantascientifico videoregistratore M-Format, quello che ti permetteva di raddoppiare la durata di un nastro, mettemmo insieme centinaia di film, che ovviamente guardammo solo in piccola parte: quel che contava davvero non era godersi le pellicole ma l’ansia da catalogazione.

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Come quella che credo abbia anche l’anonimo curatore di un tumblr come Vault of VHS, che da circa un anno archivia le videocassette vergini (con qualche sporadica apparizione di quelle pre-registrate) e fa fare un salto indietro nel tempo a tutti quelli che, come me, si sono in qualche modo “formati” davanti a un videoregistratore.

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