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Save the date | Dentro la foresta (con Chiara Dattola)

Dentro ai boschi, alle foreste, succedono cose eccezionali. Come quelle raccontate dalle opere di Chiara Dattola, illustratrice che giovedì 25 febbraio inaugura a Milano, presso Il Vicolo, la sua personale “Dentro la foresta”

Da bambino la mia foresta era a due passi da casa. Era solo un boschetto, una piccola chiazza verde al limitar del paese. Nessuno, a parte i cacciatori, ci entrava mai, anche perché era molto difficile farlo, circondato com’era da canne, rovi e sterpaglie. E la vegetazione era talmente fitta che la luce, fino a terra, ci arrivava solo a chiazze, lasciando il fondo perennemente umido: se ascoltavi bene, nelle domeniche mattina in cui era aperta la caccia, e se c’era silenzio, pareva di sentirli camminare sui biscotti i cacciatori e i cani.

Il boschetto cominciava subito oltre il recinto della casa in cui abitavo allora. All’epoca non avevo idea di che aspetto avesse, visto dall’alto, ma ora mi pare evidente che se la stia mangiando, la mia vecchia casa. Come un tumore. O che sia in qualche modo esploso fuori da essa. Possibile anche questo: nei miei ricordi quella chiazza verde era come un magnete. Vieni, vieni, mi diceva tutte le volte che stavo in giardino a giocare. E invidiavo la mia gatta bianca con la macchia marrone che se ne andava avanti e indietro indisturbata (fu poi lei, la gatta, ad accompagnarmi durante la prima esplorazione nel bosco, e ad aiutarmi a ritrovare l’uscita che avevo smarrito in mezzo al fitto delle piante).

Chiara Dattola, “Nell'oscurità”, inchiostro su carta, 2015
Chiara Dattola, “Nell’oscurità”, inchiostro su carta, 2015

Per entrare bisognava conoscere il punto giusto, mettere un paio di pantaloni lunghi, le scarpe col “carrarmato”, portarsi una torcia elettrica e, soprattutto, avere il coraggio di varcare la soglia di quel mondo che tuttora, quando ci passo (ma dato che sono adulto, come nelle migliori fiabe, ho dimenticato la via d’accesso; o, meglio, so dov’è ma il bosco non mi fa più entrare), mi pare staccarsi dalla realtà circostante per vivere in una dimensione tutta sua. Da quel boschetto, la notte, arrivava il chiù del cuculo. Sempre da lì arrivò, silenziosa, la volpe che venne a trovarmi in giardino. E al crepuscolo le fronde degli alberi assumevano il profilo dei mostri.

Dentro, poi (altro elemento da fiaba), c’era pure un capanno. Lo usavano i cacciatori per appostarsi senza essere visti. Ed era più che ovvio che in quel capanno ci fosse un essere terribile. Per sicurezza, tutte le volte che penetravo tra gli alberi, ci giravo attorno senza entrare mai, puntando la torcia sulle strette finestrelle orizzontali che servivano per osservare e infilare i fucili, ben attento al minimo movimento e pronto a scappare via.

Chiara Dattola, “Altalena”, inchiostro su carta, 2015
Chiara Dattola, “Altalena”, inchiostro su carta, 2015

Ieri sera ho finito un libro intitolato L’arte di collezionare mosche, che appena uscito qui in Italia, quasi un anno fa, è diventato un piccolo caso editoriale1.
L’autore, lo svedese Fredrik Sjöberg, verso la fine scrive che anche il paesaggio e la natura possono essere “letti” esattamente come si legge un libro. «È sempre una questione di conoscenze linguistiche», dice. Per la letteratura l’importanza di leggere è evidente: o si sa leggere oppure no. Per la natura, invece, è come per la musica e l’arte, la cui bellezza si può percepire pur senza conoscerne la lingua ma che per apprezzarne sfumature e profondità è necessario impararla bene, la lingua.

Scrive Sjöberg, che nel libro parla di mosche per parlare di (molto) altro: «In un dizionario tutto fatto di animali e di piante, dunque, le mosche sono vocaboli in grado di narrare storie di ogni tipo seguendo il codice delle leggi grammaticali dell’evoluzione e dell’ecologia».

Chiara Dattola, “Tutti insieme”, inchiostro su carta, 2015
Chiara Dattola, “Tutti insieme”, inchiostro su carta, 2015

Mi ha dato molto da pensare questa cosa del linguaggio della natura. E uno dei miei crucci è proprio di non saperli riconoscere gli alberi, gli uccelli, gli insetti—tranne i più “famosi”, ovviamente.
Da qualche parte, forse su Facebook, di recente mi sono imbattuto in uno status o un commento che diceva «ci vorrebbe uno Shazam per le piante», o qualcosa del genere.
Ecco sì, ci vorrebbe uno Shazam per le piante, gli uccelli, gli insetti, che tu li fotografi o ne catturi il verso col microfono dello smartphone e l’app ti dice cos’è, come vive, cosa mangia, come si riproduce.

Ma dentro alla foresta, nel bosco, pure il più piccolo, credo ci sia pure un linguaggio più diretto e, forse, più antico. Che non ha bisogno di enciclopedie, di traduzioni o di app.
È il linguaggio delle paure ataviche, il linguaggio del sogno e del possibile/impossibile. Un linguaggio che conosciamo tutti, a prescindere dalla latitudine e dall’idioma che parliamo ogni giorno. Un linguaggio che da bambini riceviamo in dote ancora prima di cominciare a verbalizzare, a chiamare le cose col loro nome. Un linguaggio che di notte ritorna fuori, potente e incontrollabile, e che non dimentichiamo mai del tutto, neanche crescendo, neanche quando non ritroviamo più la strada di accesso al bosco.

Chiara Dattola, “Sogno”, inchiostro su carta, 2015
Chiara Dattola, “Sogno”, inchiostro su carta, 2015

Quel linguaggio, credo, è il linguaggio che parlano le opere di Chiara Dattola, protagoniste della mostra Dentro la foresta, che inaugurerà il 25 febbraio presso la galleria d’arte Il Vicolo, a Milano, città in cui Chiara vive e lavora.

Classe 1978, un lungo curriculum di collaborazioni eccellenti con alcuni tra i più importanti editori italiani e internazionali, Chiara Dattola ha dato voce in questa serie di opere—composta da una ventina di chine, alcuni collage, due tele e due sculture realizzate in collaborazione con LaFucinaCreativa—a quel mondo che in fondo conosciamo tutti. Un mondo, come spiega lei, «con regole sue e creature fantastiche, arcaiche, ancestrali, che masticano muschio, creature nascoste e non, curiose esse stesse di scorgere l’impavido visitatore».

[cbtabs][cbtab title=”INFO”]Chiara Dattola: Dentro la foresta
Perdersi all’ombra umida tra gli alti tronchi

QUANDO: 25 febbraio — 2 aprile 2016
OPENING: 25 febbraio | 18,30
DOVE: Il Vicolo | via Maroncelli 2, Milano
INFO: Facebook[/cbtab][cbtab title=”MAPPA”][/cbtab][/cbtabs]

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