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In un libro di fine ‘800 i fiori dalle sembianze antropomorfe di J. J. Grandville

Autore e illustratore francese, vissuto (poco: morì a soli 43 anni a quanto pare per un’infezione alla gola) nei primi dell’800, la descrizione migliore di chi fu Grandville, nome d’arte di Jean-Ignace-Isidore Gérard, la diede lui stesso con le parole che fece incidere sulla sua tomba: “Qui giace Grandville, animò tutto e, dopo Dio, fece vivere tutto, parlare e camminare – Ma non seppe percorrere la sua strada”.

Una vita costellata da sfighe pazzesche—la morte della prima moglie e dei tre figli—e dalla costante minaccia della censura dell’epoca, che poco sopportava la satira politica di cui erano piene le sue illustrazioni, Grandville fu un vero maestro nell’antropomorfizzare piante e animali (da qui l’animò tutto dell’epitaffio).
Considerato come un precursore del surrealismo, ispirò con le sue opere autori come Lewis Carroll oltre che gran parte dei caricaturisti che vennero dopo di lui, e ovviamente la sua impronta la si può ritrovare pure nei più famosi “animali parlanti” del ventesimo secolo, quelli della Disney.

Les Fleurs animées fu la sua ultima opera, uscita postuma poco dopo la sua morte, nel 1847, in due volumi. Le illustrazioni, piene di simboli che si prestano a diversi livelli di lettura, ritraggono fiori dalle sembianze umane e accompagnano piccoli racconti scritti dallo stesso Grandville sotto falso nome.

I due volumi si possono sfogliare integralmente online sul sito Archive.org (qua il primo, e qua il secondo), dove c’è anche un altro capolavoro illustrato da Grandville, datato 1842 e intitolato Scènes de la vie publique et privée des animaux (anche questo in due volumi: 1 e 2), con testi di svariati autori, tra cui Honoré de Balzac e Benjamin Franklin.

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