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Unstate Magazine (foto: Unstate)

Unstate Magazine: potere all’immagine e alla trasversalità

Nicki Minaj e Pasolini. L’ISIS e Ian Curtis dei Joy Division. Strana miscela di argomenti per il primo numero di questa nuova rivista spagnola (che esce però anche in inglese) che si propone di andare a coprire la ricchissima e schizofrenica galassia che va sotto il nome di “cultura visiva”, accompagnando ad ogni uscita il lettore attraverso un percorso d’indagine che—per citare la dichiarazione d’intenti dei creatori del magazine—si basa sul frammentario e sul trasversale, facendo dialogare concetti distanti e non collegati tra loro.

L’assurdo e il paradossale, dentro Unstate, sono di casa. Anche grazie ad espedienti grafici e concettuali, come ad esempio l’utilizzo della tecnica del cut-up solo in alcune pagine, quelle rosse—qua c’è una folle dimostrazione: un pezzo che comincia coi fratelli Lumière che nel 1895, agli albori del cinema, filmano Nicki Minaj, e che prosegue con i ministri degli esteri della NATO che cantano We are the world assieme alla Mogherini e chiudono in bellezza intonando proprio un pezzo della Minaj, Super Bass, in playback…

Unstate Magazine (foto: Unstate)
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