Che casino, in questo magazzino del cazzo c’è un casino che non ci si capisce più niente! Tu puoi dirlo quante volte vuoi a tutta quella banda di trogloditi dei nani che i pacchi vanno messi sui pallet e nei settori appositi, divisi per zone, regioni e nazioni, quelli da quando si sono fatti il sindacato autonomo non capiscono più un cazzo. A forza di rivendicazioni sociali sono diventati dei criceti dietro a un mangia pane a tradimento, sì, proprio quel loro rappresentante, uno che non ha mai fatto un giorno di fabbrica vera, uno che non ha mai lavorato neanche un giorno, a parte con la lingua, sia chiaro.
Comunque saranno affari loro quando ci ritroveremo il 24 notte a dover smistare di nuovo tutta questa montagna di roba…

Tutto ‘sto gran casino che va ormai avanti da anni e anni e ancora non hanno imparato niente. Ma la colpa non è neanche loro, c’è  stato un’enorme ricambio generazionale e ormai i padri non tramandano più  il mestiere ai figli, che vuoi che gliene freghi a un nano moderno di lavorare alle mie dipendenze e avere la divisa rossa scintillante e il prestigio di dire «io lavoro per…».

Certo che non gliene importa niente, ormai tutti sognano un lavoro tranquillo, non le sfacchinate che  ci facciamo noi, a nessuno piace passare le feste sul pezzo, poi, c’è  da dire che con queste nuove cooperative il lavoro si è deprezzato un bel po’, anche là però mica puoi dare la colpa a chi vuole lavorare…

le immagini sono tratte dal libro “The Coming of Father Christmas”, di Eliza F. Manning, stampato a Londra dalla F. Warne & Co. nel 1894 e digitalizzato e reso disponibile al pubblico dalla British Library

le immagini sono tratte dal libro “The Coming of Father Christmas”, di Eliza F. Manning, stampato a Londra dalla F. Warne & Co. nel 1894 e digitalizzato e reso disponibile al pubblico dalla British Library

Io al principale a volte c’ho provato a dirglielo che abbiamo imboccato una stradaccia con tutta ‘sta storia della delocalizzazione, che non era una saggia idea far raccogliere le lettere da ditte esterne e che se poi fossero successi dei casini quello che c’andava di mezzo ero sempre io.
Ma il principale se ne frega dei consigli, in effetti a uno che manda a morte il figlio, che gli vuoi dire? Boccaccia mia stai zitta!

Comunque ‘sto magazzino ė davvero nello schifo totale, neanche negli anni 60 c’avevo sto bordello qui in bottega, cazzo. Allora c’avevamo la scusa che pestavamo peso con le droghe, grande lavoro ma anche grande divertimento, la facevo sfrecciare di brutto la carretta in botta, tutto colorato e pieno di luce… fantastico… Fu davvero un magnifico incontro quello, con quel ragazzo che mi voleva per forza spiegare quella storia della segale cornuta, hai voglia io a dirgli che non ci capisco niente in chimica, l’unica chimica che ho sempre capito io era quelle delle donne… Boccaccia mia stai zitta!

Bah, comunque qua ci dobbiamo mettere sotto che tra un po’ si comincia a trottare e se non facciamo un po’ di ordine non ne leviamo più le gambe.
Anche perchè, dico io, non siamo neanche più negli anni ’80 dove quel tipo di Arcore c’aveva fatto fare gli straordinari a tutti ma eh, accidenti se era stato generoso poi, con quelle sue televisioni c’aveva fatto riempire schedi ordini che sarebbero bastate per le prossime dieci o quindici annate di festività, gran signore davvero, forse un po’ mezza sega con quei tacchi posticci ma che ci vuoi fare? Siamo mica tutti perfetti.

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Qua, se questi nani sfaticati non mi incominciano davvero a dare una mano a riorganizzare ‘sto magazzino vado in botta dura veramente, non si accorgono qua che dal padiglione cinese mancano ancora da scaricare quei sette o ottomila bilici di roba?
Non è per dire, ma insomma, solo dei cretini non si sarebbero accorti che oramai sono anni che l’ottanta per cento, ma facciamo anche il novanta per cento, della roba che distribuiamo viene dalla Cina? La cosa simpatica è che a loro non gliene frega proprio niente del principale. Basta vendere, che cosa e a chi sono solo domande secondarie.

Fai dare un’occhiata va, vediamo un po’ di ‘sti ordini prima di partire… cellulare, cellulare, cellulare, tablet, giocattolo, cellulare, cellulare, cellulare, computer, tablet e ancora cellulare…
Mah, mi sembrano un po’ rincoglioniti laggiù, poco presenti a se stessi ma che ci vuoi fare?

Ma glielo avranno fatto il pieno alle renne quei nani rincoglioniti? Devo per forza andare a controllare!
Mamma santissima! ‘Ste renne sono proprio un disastro tutte agghindate così, adesso che gli hanno anche messo i nomi e ci fanno i film laggiù mi si sono montate la testa e tra finimenti nuovi e targhette oro e argento mi costano un capitale, guarda questa ad esempio, ‘sto Sven, c’ha persino il muso di uno che si metterebbe a cantare!

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Cose da pazzi, sono cose da pazzi! Qua nessuno si rende conto che c’abbiamo ancora parecchio da fare e forse forse era meglio se davo retta al figlio del principale, anche se quello è uno con le mani bucate, lui voleva affidare tutto a corrieri esterni.
Ma ti immagini poi che danno d’immagine gigantesco, immane? Me li vedo già i titoli dei giornali e tutti laggiù che gridano allo scandalo, poi però nessuno che ti viene a dare davvero una mano quando ce n’è bisogno.

Corrieri esterni, pensa che scandalo… Come si sarebbero vestiti poi? Come me o come quel vecchio ciccione grasso che quelli della rutta cola pensano di aver fatto così carino?
Cose da pazzi davvero, conviene che mi prendo un altro Valium per stasera, un altro ancora e poi basta.

Non ce la possiamo davvero fare questa volta, solo di assicurazione quest’anno per il trasporto di tutta questa roba tecnologica che hanno richiesto con le schede ordine ho dovuto fare un’altra ipoteca con la banca, speriamo vada bene e che quei titoli che ho dato a garanzia siano davvero a prova di bomba come mi hanno detto alla sede della Lucifero Spa.

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Mah! Sarà quel che sarà. Qua passano gli anni e sono sempre meno le lettere che ricevo e sempre più schede ordini, è cambiato ‘sto mondo, una volta quando passavo sul mare ero quasi certo di trovare ancora qualcuno sveglio laggiù ad aspettarmi, adesso non so… l’ultimo bambino che ho visto adagiato su di una spiaggia pareva dormire ma non ne sono così sicuro.

Questo magazzino va davvero modernizzato, c’ho bisogno di meno incompetenti e più di gente che c’ha davvero voglia di fare, l’ultimo nano quello che si era messo in testa di rottamare tutto e tutti s’è visto quanto è durato, giusto il tempo di fare un po’ di favoritismi, ben pagati, a destra e a manca e via che si è riciclato nel consiglio d’amministrazione del principale. Con quei denti e con quella faccia da ebetino, dico io ma come avevo fatto a cascarci? A credere a uno che ti dice di venire dalla più bella città del mondo e poi invece scopri che viene da un paesino vicino in cui non ci cagano neanche le mie capre! Mah, ma come avrò fatto io!

Rimane il fatto che qua se non ci sbrighiamo quest’anno, laggiù, non beccano niente e mi dispiacerebbe, dico davvero, più che altro per i bambini che davvero non hanno colpa, a loro forse sarebbe bastato molto meno rispetto a quello che ho trovato scritto sulle note ordine, probabilmente se i genitori non si sentissero in colpa per aver speso tutto il loro tempo a lavorare non cercherebbero di compensare e instillare nei bimbi tutti questi bisogni… che bisogni non sono!
Rimango un vecchio sognatore o forse è il Valium a farmi parlare? Mah non so! Nel dubbio un’altro, l’ultimo e poi basta.

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Vediamo. Il magazzino è un casino, le renne le ho controllate, i pacchi anche se non ci sono ancora tutti presto ci saranno, quest’anno devo ricordarmi di mandare indietro un po’ di quelle lettere che venivano da Parigi, mi hanno detto che c’è stato qualche problema, del resto ogni anno e da qualunque parte di quel pazzo mondo laggiù ci sono problemi simili.

Quei matti dei nani mi sembra che abbiano cominciato a carburare, direi che siamo a buon punto.
Non mi rimane altro che fare una cosa.

Driiin. Driin. Driin.

«Befana, amor mio…».