Passare ore davanti a cose belle e gratis? La nostra rubrica Tesori d'archivio è la soluzione.

Christine Lagarde, Strauss Kahn e la Maria delle giostre

Cosa c’entrano tra di loro queste persone? Se avete pazienza, ve lo racconto.
Strauss Kahn è quello che esce dalla doccia un po’ “infoiato” e che si inguaia con una donna delle pulizie, per questo è stato defenestrato; più di qualcuno sostiene che si sia trattato trabocchetto.
Al suo posto, a dirigere il Fondo Monetario Internazionale, è arrivata Christine Lagarde: è più francese di Napoleone, dal quale ha ereditato anche un po’ di “grandeur”.

Ho letto una sua intervista poco tempo fa. La direttrice del Fondo Monetario che “sparava” una spietata analisi sul Sistema Italia: troppe e troppo piccole le imprese, scarsa capitalizzazione, poca ricerca.
Ignorando che la piccola e media impresa per l’Italia è stata una risorsa, fino a quando in Europa non hanno deciso di far fuori i paesi che campavano con il manifatturiero, abbattendo i dazi. Per non parlare del fatto che gran parte della “ricerca” di molte delle grandi imprese, in Italia, è sempre stata rivolta unicamente a portare a casa aiuti dello Stato.

Guardavo la foto della signora di profilo sul giornale e inavvertitamente una strana idea mi è saltata alla mente, il suo naso un po’ in giù, a becco, mi ha fatto subito ricordare il profilo dell’aereo simbolo della sconfitta più cocente della grandeur francese: il Concorde. Simbolo di un sogno costoso, pomposo, borioso, poco risparmioso e alla fine anche pericoloso, sfumato in un fallimento economico, commerciale e con un finale tragico: schiantato miseramente durante il decollo. Fu immediatamente ritirato dal volo dopo un fallimento conclamato e un disastro annunciato e puntualmente avvenuto.

Non sono abitualmente un gran patriota, però dopo quelle affermazioni ho avuto un moto di sano patriottismo, misto anche a rabbia, accentuata dal fatto che Lei, la Christine, una delle donne più potenti del mondo, si scopre che scriveva a Sarkozy delle lettere ruffiane e con dignità pari a uno zerbino. Tipo: «fai di me quello che vuoi». Più adatte a Cicciolina che alla massima autorità monetaria mondiale.
Da qui il teorema che Strauss Kahn sia stato fatto fuori per mettere una figura più in linea con il “Merkel-Sarkozy”.

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In realtà il mio patriottismo era spinto da un debito di riconoscenza per chi in Italia fa il suo lavoro e lo fa bene, conservando la dignità anche nei momenti difficili.
La prima persona che mi è venuta in mente, senza un apparente legame plausibile di logica, è stata la Maria. Sì “la Maria delle giostre”, come la chiamano a Bergantino.
La Maria vive in un paese della bassa padovana verso Rovigo. Lì intorno, in un’area geografica segnata dalla storia come terra di immigrazione e di miseria, è fiorito (concedetemi questo termine) un comparto legato alle giostre e ai Luna Park. Lì, oltre a medie e piccole industrie, che esportano in tutto il mondo, è attiva una serie di piccole imprese che costruiscono piccole attrazioni o parti di grandi giostre.

L’Azienda che Maria e suo marito Giovanni hanno fondato una ventina di anni fa produce cavallini, sirene, piovre e altre creature fantastiche in vetroresina, scolpite e decorate con grande maestria.
L’azienda è nata come frutto di un sogno d’amore: lei da studentessa tornava in corriera dalla scuola di arte ceramica di Este. Il ricciolino, suo futuro marito, in pausa pranzo la guardava di sottecchi passare davanti al capannone della fabbrica di famiglia, sdraiato sulla sella della moto, con la sigaretta tra le labbra, come Johnny nel film Il selvaggio.
Scoppiò l’amore e, purtroppo, dopo poco, scoppiò anche l’azienda del padre di Maria.

Marino, il padre, aveva ereditato la bottega di fabbro ferraio e maniscalco. Aveva iniziato a riparare vecchie giostre per una famiglia di Sinti che svernava in una vecchia cascina. La voce si sparse e in capo ad una decina di anni era passato dalle riparazioni alle modifiche e infine era diventato un bravo costruttore di giostre.
I tre figli e la moglie lavoravano con lui e in breve l’azienda, con una decina di persone, oltre ai figli, aveva acquisito una certa notorietà.
Maria, la più piccola, andava alla scuola d’arte e in estate aveva iniziato ad aiutare il maestro decoratore, che veniva in ditta nelle fasi di rifinitura e decorazione delle giostre.

All’inizio degli anni ’90 si presentò per l’azienda di famiglia un’occasione imperdibile: costruire delle importanti attrazioni per un grande parco tematico francese.
La cosa era allettante. Il problema erano il volume e la complessità della commessa. Marino riunì la famiglia e i dipendenti anziani e spiegò la proposta. Il suo entusiasmo e il suo carisma spianarono le obiezioni e le resistenze, tranne quelle di sua moglie, che erano dettate da un misto di paura e di preoccupazione per Marino, che avrebbe dovuto lavorare ancora di più rispetto alle tante ore che già passava in officina.

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Il contratto fu firmato, il lavoro iniziò e a costo di grandi sacrifici fu anche consegnato in tempo. Per finirlo dovettero appoggiarsi ad altre ditte per farsi aiutare.
Subito dopo l’inaugurazione, passata l’euforia, si capì subito che i dati sulle presenze al parco erano ben lontani dalle aspettative. I francesi, invece di procedere con la scaletta dei pagamenti concordati, continuavano ad accampare pretesti per ritardare, adducendo mancanza di conformità o altre scuse. Marino, uomo onesto e con un alto senso dell’onore, incominciò ad essere taciturno e chiuso nei suoi pensieri. Di lì a poco si ammalò e l’azienda finì male.

Negli ultimi tempi ripeteva come una cantilena «trentanni go laorà coi zingali solo con na streta de man e no go mai perso on schedo, i luamari* della multinazionale con tuti i so contratti i ne ga messo alla carità».

Torniamo a Maria. Nonostante le sventure passate dalla sua famiglia, sposò il suo ricciolino. Insieme fondarono una piccola azienda e cominciarono a fare le parti in vetroresina per altri costruttori di giostre.
Se vi capita di vedere una giostra in una qualunque parte del mondo, guardate gli occhi al cavallino. Se li vedete umidi e che vi fissano con una espressione dolce, quelli li ha fatti la Maria. Non è facile con l’aerografo creare un’espressione ben definita: Maria, imbacuccata con la mascherina ed il foulard ci riesce.
Quando dipinge altre parti del corpo meno impegnative libera la mente a fantasticare, e in quei momenti ricorda suo padre: i capelli lunghi, la figura possente, una specie di divinità Greca, con la sua canottiera blu e gli occhiali da saldatore in alto sulla fronte, che gli tenevano composta la chioma fluente.

Una delle cose più belle che ricorda della sua infanzia è la festa di agosto nel piazzale della ditta, con tutte le maestranze con le famiglie e gli amici; il papà e i fratelli che montavano due o tre giostre, e poi tutti insieme per “la cena sociale”, come la definiva pomposamente il padre, coi bambini che saltavano da una giostra all’altra; suo papà alla griglia, sotto le luci colorate, che cucinava e la grande vasca con le angurie in ghiaccio. Non si ricorda di aver mai più mangiato salsicce così saporite e angurie così dolci. Si rivede, come in un film, a distanza di anni, saltare da una giostra all’altra con il suo vestitino di chiffon giallo con le roselline ricamate.

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Ecco, signora Lagarde. A Parigi, dietro al Beaubourg, c’è una giostra a cavalli. Se ci passa guardi gli occhi dei cavallini: l’Italia è anche questo. La Francia avrà l’aerospaziale civile (e purtroppo anche militare), l’Italia invece le giostre, le macchine per il gelato, per i dolci, le scarpe, le maglie, i tessuti, gli occhiali, il suo cibo e il suo vino.
Su una cosa ha ragione: non facciamo sistema e le piccole imprese sopravvivono per la maggior parte non grazie allo Stato, ma nonostante lo Stato.
Penso che in compagnia dei banchieri che Lei frequenta, che tutto sanno e tutto dovrebbero prevedere—un po’ malino per la verità, ultimamente—dovrebbe farsi un giretto a Bergantino, capirebbe tante cose.

Chissà poi se Strauss Kahn non faceva la doccia quella mattina, e se si fosse candidato al posto del mollaccione di Hollande, se la storia per il sud dell’Europa sarebbe andata diversamente. E forse Marino, se ascoltava la moglie, sarebbe cambiato anche il destino di quella famiglia.