Bisticci | Decantare

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Stavo giusto pensando che era da tanto che non scrivevo qualcosa quando una grande amica del mio grande amore mi dice: «Alla prossima festa a casa nostra ti invito, e mi devi portare un bisticcio!»

E proprio da questa richiesta nasce Decantare, quale testimonianza che nel mio caso valgono solo l’egocentrismo e la mitomania contro la pigrizia e il lasciar fare.

Comunque sia, passiamo a questa stupenda parola: decantare. Tale verbo può riferirsi sia a quel momento della Retorica dedicato alla captatio benevolentiae, che a quello della chimica in cui si procede a far riposare un liquido perché, per gravità, se ne separino le frazioni e/o le componenti.
E credetemi che la frase sopra non è frutto di un copia e incolla, l’ho scritta di getto e dunque potrebbe essere in parte sbagliata.

Eppure, eppure, pensateci: quanti di voi parvenue dell’enologia hanno un decanter? Quanti di voi cazzari da salotto comprano bottiglie di Barolo sopra i 10euro/cad solo per poterle mettere a decantare? Quanti di voi masterchef de noantri abbinano vini pregiati, che devono decantare, a carni rosse e arrosti di selvaggina?

Molti, lo so!

Ecco, sappiate che decantare significa “separare frazioni di un liquido”, non “far prendere aria al liquido in maniera che i tannini si esprimano in maniera migliore, liberando profumi altrimenti costretti in mesi, anni di bottiglia”.

Sono andato oltre, e con una ricerca spasmodica e minuziosa (–> Google: “decantazione vino”), ho scoperto che in effetti c’è una categoria di vini per cui il decanter può essere utilizzato come ossigenator: guarda caso sono i vini giovani, non quelli particolarmente vecchi, per i quali invece il decanter si usa giustamente ed esclusivamente per facilitare la rimozione dell’eventuale fondo creatosi nella bottiglia.

Comunque sia vi voglio bene lo stesso, sempre vostro.

Demapersempre.

P.S.
Claudia, tu che volevi tanto un bisticcio, ti potevi aspettare una simile scoperta epocale?!

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