L’importanza della sedia come strumento di narrazione

Parlando di sedie, qualche tempo fa (passami la spudorata auto-citazione) ho scritto: «la storia della sedia è una storia di ricerca, che va ben al di là dell’estetica e dei materiali, dell’utilizzo e delle tecniche di produzione, e arriva fino alla ricerca di sé stessi, dell’identità, dell’anima e del senso della vita».

A conferma di questo — e soprattutto delle qualità “narrative” dell’oggetto-sedia — scopro ora un bel video realizzato da Every Frame A Painting, canale YouTube che produce video relativi alla storia, alle tecniche, all’estetica del cinema.

Il video in questione (da vedere preferibilmente attivando i sottotitoli) parla di sedie nel cinema, analizzando come in film (o una serie tv) «una sedia non è soltanto una sedia. È un pezzo del design di produzione. E il tipo di sedia che scegli può dire tutto della persona e del suo mondo».

Passando in rassegna capolavori della storia del cinema come Il grande dittatore di Chaplin, 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, Il padrino di Coppola, Playtime di Jacques Tati, L’uomo che sapeva troppo di Hitchcock, come pure pellicole di culto tipo Zoolander oppure Il Grande Lebowski e Arizona Junior dei fratelli Coen, o ancora serie vecchie e nuove come Game of Thrones e Star Trek, la “video-tesi” sostiene che dalla scelta (quand’è azzeccata) di chi cura il design del set è possibile “leggere” molte informazioni riguardo ai personaggi, al loro carattere, al loro tenore di vita, all’ambiente da cui provengono o quello che li aspetta per il futuro.

E se per un momento ti abbassi a guardare dov’è che sei seduto in questo momento scopri come il ragionamento funziona benissimo anche al di fuori dello schermo di un cinema o di una tv.

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