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Tangible Truths, i capelli persi da donne in chemioterapia diventano gioielli

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Sybille Paulsen è una designer tedesca. Biondissima, occhi azzurri, è esattamente come ti immagineresti una designer tedesca, solo che Sybille, a differenza di tante altre tedesche biondissime con gli occhi azzurri che progettano cose, ha un’ossessione per i capelli, che a sua volta deriva da una passione per i materiali, per la loro componente “sensuale”, tattile oltre che visiva.

Sybille ha “scoperto” i capelli durante un workshop di gioielleria in cui c’era da lavorare con i capelli sintetici. Ha capito che le sue mani amavano i capelli, amavano toccarli, intrecciarli, annodarli. Le dita sapevano già cosa fare, come avessero vita propria, e lei si sentiva bene quando le mani e le dita partivano da sole.
«Come sarebbe lavorare coi capelli veri?», si è chiesta allora Sybille. E prima ancora di darsi una risposta i suoi pensieri erano già oltre, avevano già fatto quel coraggioso passo da gigante che poi ti porta nel territorio dell’incertezza, del dubbio, dell’ambiguità e del dolore: «come sarebbe lavorare coi capelli veri», si chiese Sybille, «di donne che li perderanno per colpa della chemioterapia?».

Fu allora che la designer parlò della sua idea con una sua amica infermiera. E l’amica infermiera decise di farle conoscere Mary Beth.
Sybille e Mary Beth si diedero appuntamento.
«Sarò la ragazza con gli occhiali blu e lunghi capelli castani», disse Mary Beth.
«E io quella con gli occhiali chiari, lunghi capelli biondi e frangetta», disse Sybille.
Le due chiacchierarono a lungo, misero le basi per quella che poi sarebbe diventata un’amicizia. Sybille, coi lunghi capelli biondi, e Mary Beth, coi lunghi capelli castani, che però di lì a poco avrebbe perso per via della chemioterapia. Perché Mary Beth aveva un cancro al seno.

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Cinque mesi più tardi le due si incontrarono di nuovo.
Mary Beth aveva deciso di tagliarsi completamente i capelli prima della chemio e Sybille li avrebbe usati per farle un gioiello. Qualche tempo dopo parte di quei capelli sarebbero arrivati sulla scrivania di Sybille in una scatolina nera e bianca. E lei, sapendo di trovarsi di fronte a molto più che qualche semplice ciocca, sapendo di essere dentro a una storia, una storia grossa, gigantesca, pesante, si mise al lavoro. O, meglio, le sue mani si misero al lavoro, e crearono una collana. Una collana gialla, come giallo era il “colore anti-cancro” di Mary Beth, gliel’aveva detto lei, insieme alle mille altre cose che cementarono la loro amicizia.
Una collana gialla coi bellissimi e lunghi capelli castani di Mary Beth.
Qualcosa di bello, uscito da qualcosa di brutto come la chemio e il cancro.

E dopo Mary Beth c’è stata Romina, coi suoi capelli color del cioccolato al latte, e ora Tangible Truths è diventato un vero e proprio progetto. Un progetto sulla malattia e sui riti di passaggio, ma anche sulla bellezza e sulla vita.

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