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Save the date | BBB14

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E alla fine ci siamo.
Credo di aver iniziato a febbraio, il mese “canonico” del festival (almeno fino ad ora, visto che è cambiato tutto), a partecipare alle riunioni per quello che tra dolcetti, frutta secca a manciate e tazze di tè, tutti chiamavano “il nuovo BilBOlbul”.

All’epoca mancavano ancora i nomi degli artisti, mancava il calendario, e sui blocchi note, sulle agende, sui pc di noi tutti c’erano così tante idee che avrebbero potuto riempire non uno ma tre festival. O, meglio, non-festival. Festival sfestivalizzato» era uno dei concetti base messi sul tavolo — pieno di briciole ed entusiasmo — da Emilio Varrà, presidente di Hamelin, l’associazione culturale che ha ideato e che da otto edizioni organizza BilBOlbul.

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Fogli pieni, pance piene, occhi stanchi, libri che giravano vorticosamente, insieme a mail con decine di indirizzi in copia-conoscenza; discorsi che partivano per la tangente e si diramavano in infiniti bivi come negli alberi di Munari, tra birrette fredde per i momenti di relax nel verdissimo e selvaggio cortile dell’associazione, dove se volevi appartarti per una telefonata ti sembrava di entrare in una piccola, surreale giungla, riempita dalle note della costante, inevitabile colonna sonora inconsapevolmente offerta dai ragazzi del conservatorio, poche finestre più in alto.

Dev’esser stato un qualche tipo di magia a trasformare quel meraviglioso delirio nell’ottava edizione del BilBOlbul, e confesso che la mia parte, in questa magia, è stata davvero minima perché i veri incantesimi li hanno fatti e continueranno a farli quelli di Hamelin insieme a tutti coloro che ci hanno messo sudore e fatica e ingegno e pazienza e pure stomaco (per i dolci e le birrette di cui sopra) e cioè Bianca, Elena, Damiano, Ilaria, Enrico, Lorenzo, Alice, Mauro, Alessio, Emanuele…

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E alla fine — dicevo — ci siamo.
BilBOlbul. BBB14. Ottava edizione. Dal 20 al 23 di novembre ma in realtà partito molto prima, con Aspettando BilBOlbul e impossibile a dirsi quando finirà visto che l’opera di sfestivalizzazione consiste proprio in questo: «non più il solito appuntamento annuale ma un’attività permanente, un marchio di garanzia», ha detto Varrà durante la conferenza stampa di presentazione.

La prima delle grandi novità di quest’edizione è il quando. Non più a inizio anno ma a novembre.
E poi il format: se fino ad oggi il BilBOlbul, per molti — i più disattenti — significava la “grande mostra del grande autore” e poi tutto il resto, ora la scommessa è di puntare sui giovani, sulla scoperta, sul processo creativo, sui nuovi paradigmi dell’editoria.
Ancora Varrà: «un conto è fare manifestazioni dove il pubblico viene per confermare quello che già sa, un conto è farne per permettere al pubblico di scoprire ciò che non sa. Il nuovo BilBOlbul è questo».

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La nuova edizione è quella in cui l’età media degli autori è più bassa. Niente nomi da delirio collettivo e file lunghe chilometri per un autografo e una dedica. Il BBB, quest’anno più che mai, è un’altra cosa. Il BBB è artisti da tutto il mondo che arrivano non solo per esporre ma per fare.
E allora ecco, oltre alle tante, tantissime mostre (34 o giù di lì, tra ufficiali e “off”), una serie di progetti speciali, realizzati appositamente per il festival e pensati specificamente per i luoghi con cui andranno a interagire.

E poi il mega-convegno sullo stato dell’editoria (a fumetti ma non solo) oggi; i workshop con gli artisti; la lettura dei portfolio dei giovani talenti da parte di alcuni titolatissimi addetti ai lavori; gli eventi dedicati a ragazzi e bambini e tre tavole rotonde in cui si affronteranno alcuni tra i temi più cari ai giovani fumettisti, intrecciati a doppio filo col tema del convegno: la stampa artigianale, l’autoproduzione e il crowdfunding nel fumetto e nell’illustrazione, quest’ultimo a me particolarmente caro visto che sarò proprio io a moderare l’incontro.

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Per il resto, preferisco non fare nomi e dare i soliti highlights visto che tutti, dal primo all’ultimo, meriterebbero visibilità ma è davvero impossibile a meno di non scrivere qualche centinaio di migliaia di battute per raccontare tutto (faremo, però, e abbiamo già iniziato a fare, diversi approfondimenti: li trovi tutti qua) in un evento dove — citando per un ultima volta Varrà — «c’è una permeabilità fortissima tra le mostre principali e quelle dei giovani artisti, permeabilità che rispecchia il fermento che c’è in questo settore».

Consiglio invece di spulciare in lungo e in largo il programma, di cui anticipo qua, nelle foto, la versione cartacea.

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