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Dall’inizio dell’anno ho scritto più di 300 post per Frizzifrizzi, tenuto lezione qua e là per l’Italia, moderato incontri, fatto svariate interviste, sbobinato ore di chiacchiere, scattato migliaia di foto, buttato giù pezzi per libri e riviste, letto centinaia di migliaia di parole altrui, su schermi grandi e piccoli, giornali, riviste e libri, risposto a tantissime mail e non risposto ad almeno venti volte tante.

Ho preso decine di treni, ho russato in camere d’albergo di lusso, bed & breakfast, bettole, case di amici, sedili di autobus e di treni, fumato una quantità imprecisata (imprecisata perché non voglio conoscerla) di sigarette, lavato i piatti ogni sera o giù di lì, montato mobili, appeso quadri, carteggiato armadietti, trapanato pareti, visto gli stessi 2/3 gatti quasi ogni mattina sulla strada casa-scuola per accompagnare mia figlia.

Ho raccontato storie a grandi e piccoli, cantato e strimpellato l’ukulele al riparo da orecchi indiscreti, stonato miliardi di note, alzato il dito medio a meno automobilisti di quelli che lo meritavano, mandato a quel paese qualcuno di troppo, e mi sono trattenuto dal farlo — soprattutto in ambito lavorativo — quando invece avrei dovuto.
Un paio di volte ho vomitato. Qualcuna di più ho pianto.

E come ogni anno, poi, prima dell’estate arriva il momento in cui il corpo e la testa iniziano a mandare segnali inequivocabili per dire basta: stacca, spegni, disconnettiti dal mondo, silenzia tutto, prenditi una vacanza.
Mancano ancora due lunghi, lunghissimi mesi prima di poter davvero staccare tutto (o almeno provare a farlo). Due mesi in cui ogni volta provo strategie diversive per convincere mente e membra di esserci già in vacanza, almeno un po’.

Un anno mi sono imposto di provare tutte le gelaterie di Bologna e tutti i gusti di gelato possibili. Un altro ho provato a “trasferire l’ufficio” al parco vicino a casa e lavorare da lì. Un altro ancora mi sono messo a collezionare foglie, fiori, boccioli, rametti. Quest’anno ho scoperto Poolside Radio, una web-radio che associa pezzi vacanzieri a scene di film, pubblicità e serie tv d’annata, di quelle che sanno di lunghi pomeriggi assolati degli anni ’80, le persiane o le tapparelle semi-chiuse, le strade vuote, sdraiati sul divano in pantaloncini, una bibita fresca in mano, il cervello in stato di estatico quanto inconsapevole vuoto, zero responsabilità, a parte i compiti delle vacanze dimenticati sulla scrivania che per il momento, però, possono aspettare.

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