Save the date | PAESINO di salubre follia

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Non ho mai conosciuto Enrico Pantani né sono mai stato nel suo paesello vicino a Volterra, dove vive—come racconta lui—in quattro metri quadrati senza magazzino e tira avanti grazie a due bimbette e alla sua compagna Paola.
Non ho mai conosciuto Enrico ma i soggetti dei suoi ritratti sì, quelli li conosco tutti, uno a uno. Anzi li ri-conosco.

C’è quello iscritto all’università che però passa le serate nel circoletto del paese a provare birre perché in casa sta provando a farle pure lui. C’è il fratello di Giovanni, che disegna fumetti con tipe tettute da quando era ragazzino e a casa sua una cannetta non manca mai. C’è il vecchio campione di Morra che si incazza come una biscia quando perde a scopa e una volta ha dato un cazzotto in faccia a un altro pensionato che secondo lui aveva sbagliato a calare l’asso.

Poi c’è quello che non parla mai, arriva al bar su una macchina sempre pulitissima, saluta tutti con lo sguardo, prende un caffè e poi se ne va sgommando. C’è la mia ex col suo maglione melange e troppo grande. C’è quello che è un genio della meccanica ma che poi s’incanta per ora in un pensiero e non gli riesce proprio da uscire da lì, così tutti credono che sia tonto. C’è l’ex-bello del paese che però è ancora convinto di esserlo nonostante la pancetta e i capelli che se ne vanno. C’è quello che una volta, completamente ubriaco, è andato dritto in una curva, è finito in una casa in costruzione e ha buttato giù con la testa, senza casco, un ponteggio poi è arrivato al bar sanguinante ma felice, sempre il sella al motorino, distrutto.

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Li conosco tutti, quei volti dipinti ad acquerello, ridotti quasi allo stato zero, segni infantili poco più che abbozzati ma proprio per questo ancora più evocativi di qualsiasi ritratto fedele. Li conosco perché in provincia le macchiette, i personaggi, sono ovunque, sono i tuoi più grandi amici, sei tu. E sono i tuoi più grandi amici anche e soprattutto perché sono folli, di una salubre follia che negli stretti confini del paesello esce fuori pure se cerchi goffamente di mascherarla, e fa di te quel che sei.

Molto lucidamente Giovanni Cervi, curatore della mostra, ex-editor d’arte e new media di Pig Magazine e animatore del bel sito Woodenleg, parla di follia come di incapacità di adattarsi al contesto in cui si vive. E sostiene che se in provincia un pazzo fa parte integrante della comunità, in città il pazzo viene emarginato come un pericolo.

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Ecco perché i folli di un bighellone ed ex-cacciatore di lucertole come Pantani sono così affascinanti. La sua è una ricerca antropologica, oltre che artistica. Che riesce a cogliere nel segno e a raccontare, con poche pennellate, un’intera fauna umana e il mondo tutt’attorno, pur senza mostrarlo mai, quel mondo.

Accompagnato dal reading del cantante e compositore Fabrizio Tavernelli, figura storica della scena musicale emiliana fin dagli anni ’80, Pantani inaugurerà la sua personale PAESINO di salubre follia il 22 marzo presso Spazio Meme a Carpi (Mo), ovviamente in provincia.

QUANDO: 22 marzo – 10 maggio 2014
OPENING: 22 marzo | 19,00
DOVE: Spazio Meme | via Giordano Bruno 4, Carpi (Mo) | mappa | facebook

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co-fondatore e direttore
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