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Bloger de Niro

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[*nene = in spagnolo corrisponde a baby, pupo, bimbo. Modo affettuoso per rivolgersi ad amici di qualsiasi età. Non ho trovato di meglio per richiamare il romanzo di Peter Høeg, chiedo venia].

Più viaggio e più gente straniera conosco durante la mia permanenza a Madrid, più mi rendo conto che alla fine c’è solo una cosa che differenzia le varie nazionalità: il senso dell’umorismo. Che alla fine siamo tutti uguali di fronti al Signore – c’aveva ragione don Peppino – eppure quando si tratta di scatenare fragorose risate o sorrisetti cinici, non c’è passaporto che tenga e la provenienza geografica di ciascuno influenza, volenti o nolenti, la capacità di strapparci un sorriso con la forza della dialettica (per il solletico, questo discorso non vale).

Del resto, lo humor, inteso come disposizione dell’animo portata a cogliere gli aspetti divertenti o grotteschi della realtà e a sorriderne con ironica comprensione, solletica non solo l’intelligenza e l’arguzia come sostenevano, tra gli altri, Freud, Bergson e Pirandello, ma anche esperienze e contesto che ci hanno formato. In parole povere, un giapponese non riderà mai per Fantozzi con lo stesso gusto nostro che cogliamo tutto quanto compone l’immaginario dell’italiano medio, ne sono sicura. Così come per noi è difficile sganasciarsi davanti a un Mr.Bean che prende a testate la Regina Elisabetta, no?

Tutto sto blabla mi deriva dalle diverse reazioni scatenate di fronte allo stand di Bloger de Niro, un gruppo di giovani creativi spagnoli che propongono gadget ed illustrazioni attraverso lo storpiamento di nomi ed icone famose. Non solo miti nazionali di cui ignoro l’esistenza, ma pure un Kurt in versione kebbabbaro per il poster Turcobain, Yoko Ono agghindata nella tutina azzurra di Pokoyo, Robert Smith alla guida di una jeep per l’illustrazione Land Rober, Ra-Joy DivisionActiMel Gibson che grida la libertà dei fermenti lattici, la sangria di Don Simon&Garfunkel. Ma anche un Sean Pen drive per immagazzinare dati.

Insomma, tra amici morti dalle risate e la mia faccia sbigottita, a più riprese mi sono sentita dire che ‘è perché non colgo il punto‘.
Perché, voi sì?

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