Con Gibbon la cultura è una questione di playlist

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Dalla stampa 3D ai misteri dei CSS, dalle tecniche dello storytelling a come usare illustrator, dalle leggi del marketing all’aprire una startup. Sul web c’è tutto, a patto di saper cercare. E se e quando si trova qualcosa, bisogna innanzitutto capire se si tratta di materiale di qualità. D’altronde il problema del web coincide esattamente con la più celebrata delle sue qualità: la possibilità per chiunque, dovunque (regimi totalitari permettendo), di dire la propria su qualunque argomento. Il vero limite quindi non è la mancanza di informazioni quanto l’esatto contrario: una sovrabbondanza di voci sovrapposte le une alle altre che invece di spingere al massimo la diffusione della cultura la seppelliscono sotto a un rumore di fondo che aumenta di volume anno dopo anno, computer dopo computer, tablet dopo tablet.

Vivere perennemente connessi significa poter accedere potenzialmente in ogni momento alla Cultura con la C maiuscola (quindi ben oltre i misteri dei CSS). Però poi ogni giorno della nostra vita buttiamo via questa possibilità producendo e consumando spazzatura digitale, influenzati, nel nostro peregrinare sul web, dai social network (o, meglio, da chi scegliamo di seguire sui social network), disimparando giorno dopo giorno la sottile arte della ricerca, ché tanto di notizie vere e false, di titoli ammicanti, di campagne per rivoluzioni lampo da consumare dal salotto di casa, di gattini buffi e di gif animate ce ne arrivano addosso talmente tante che a questo punto che senso ha andarsele a cercare da soli le informazioni?
La domanda ovviamente è retorica. Allo stesso modo, vista la tecnologia che abbiamo, potremmo tranquillamente evitare di imparare a camminare per passare l’intera vita su una sedia a rotelle elettrica o qualcosa di simile ma non è esattamente la stessa cosa che andarsene in giro sulle proprie gambe, no? Libertà non significa poter fare, poter avere. Ma saper cercare.

Un servizio come Gibbon quindi, se da una parte ne riconosco l’utilità e arrivo persino ad apprezzare l’ingenua visione techno-utopistica della rete come risposta a ogni domanda, dall’altra non può che lasciarmi amareggiato perché si tratta dell’ennesima “pappa pronta”, una via facile pre-cotta e masticata da qualcuno per tutti quei poveracci che non hanno il tempo e soprattutto le capacità per cercare da soli le informazioni.

Fondata in Olanda a fine 2012 da quattro amici nerd, Gibbon è una startup dove chiunque può creare—e ovviamente consultare—manuali su qualsiasi cosa, assemblando stile playlist materiale disponibile in rete.
Gli argomenti disponibili per ora sono quasi esclusivamente internet-centrici ma l’idea, per usare un termine che piace tanto ai business angel che sulle startup investono fior di milioni, è scalabile su ogni settore.

Vuoi imparare la tipografia? Ecco una playlist con tredici link tra articoli e video, con su indicato, accanto a ciascuno, il tempo necessario a seguire la mini-lezione. Sono già oltre 4000 i futuri non-tipografi mentre in 1400 seguono il link-seminario sulla stampa 3d e ben 2500 sognano di imparare a sviluppare applicazioni per iOS.
Niente di male—anzi—usare uno strumento come Gibbon per iniziare un percorso. L’importante è capire che non è con dieci link che qualcun altro ha selezionato per te che si diventa esperti in qualcosa…

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