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Stampa 3d, insieme a start up e crowdfunding fa parte della triade di termini evocati dai più come la soluzione ai problemi del mondo. La terza rivoluzione industriale, così dicono, sta arrivando. E sarà stampata in 3d da nuove micro-imprese finanziate dal basso che avranno poi le potenzialità per fare il salto e competere sui mercati internazionali.

Nel frattempo disegnare al CAD o scaricare dal web gli schemi da dare in pasto a stampanti che costano meno del mio primo motorino sta diventando sempre più semplice e alla portata di tutti, le coloratissime bobine di materiale plastico e il rumore di fondo della stampante all’opera a sostituire il fimo e i sospiri concentrati delle maker pre-rivoluzionarie per realizzare sul tavolo della cameretta ammennicoli da vendere su Etsy—spilline, anellini, collanine, orecchini, braccialetti, un inno al vezzeggiativo e al diminutivo—sfruttando l’iniziale entusiasmo del pubblico che non vede l’ora di farsi affascinare dall’ultima novità e buttar via soldi in futuri rifiuti solidi da re-inserire nel ciclo della raccolta differenziata.

Sull’onda medesimo entusiasmo arrivano pure gli occhiali stampati in 3d. Un giorno tutti potremmo scaricare modelli su modelli open source e stamparcene un paio al volo (o quasi) prima di uscire. Quel giorno i veri designer di occhiali non potranno far altro che guadagnarsi da vivere vendendo i template, che poi però qualcuno immediatamente crackerà immettendoli sulle piattaforme di file-sharing pirata.

Fino a quel giorno bisogna accontentarsi dell’ennesima ultima novità 3d printed, come Hatch, occhiale realizzato dal designer olandese Michiel Cornelissen in collaborazione con Eyewearkit, sito che vende lenti per montature stampate in 3d, montature che però vanno acquistate separatamente.

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co-fondatore e direttore

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