hey are you cool?

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Morti distesi a faccia in giù, gente che si getta in braccio agli zombie, probabilmente cercando il suicidio. Un’esecuzione sommaria in riva al mare. Uno sconosciuto che ti regala un estintore. Un altro sconosciuto con cui ti fermi a mangiare un barattolo di fagioli e poi quando torni sul posto scopri il suo corpo e due zombie sopra di lui. Provi a salvarlo. Ma è già morto.

Raccontare razionalmente quel che succede in un videogioco può essere destabilizzante. La semplice cronaca dei fatti, estrapolata dal contesto, depurata dall’epica intrinseca al gioco, assomiglia a un viaggio da incubo affrontato con la freddezza del reporter in un mondo con altre regole (che è poi ciò che effettivamente è un videogioco) ma allo stesso tempo innesca inquietanti parallelismi con la realtà: l’azione del caso, l’incomunicabilità, l’assoluta incoerenza e la mancanza di logica nel comportamento di qualcuno che incroci per strada, l’impressione di quanta gente che ti passa accanto in ogni momento della vita se ne vada per sempre per la sua strada e non vi incontrerete mai più…

Christopher Livingstone, giornalista e blogger californiano, appassionato di cinema, tv e videogame, da meno di due settimane ha aperto un blog intitolato hey are you cool? dove semplicemente pubblica screenshot catturati all’interno di DayZ, gioco uscito a fine 2013, derivato dall’omonimo mod (la pratica, molto diffusa, di modificare, leggermente o integralmente, un videogame: i mod possono rilasciarli sia le aziende produttrici del gioco originale, sia singoli o gruppi di appassionati particolarmente esperti) di ARMA 2, secondo episodio di una saga di videogiochi di guerra.

DayZ è ambientato in un’immaginaria ex-repubblica sovietica colpita da un virus che trasforma tutti in zombie. Scopo del gioco è cercare di sopravvivere, magari aiutando o cercando di essere aiutati dagli altri giocatori incontrati online.
Da qui l’idea di Christopher di realizzare un diario di quelli che sono i suoi incontri online, utilizzando appunto screenshot accompagnati da semplici “dispacci” che raccontano ciò che ha visto, utilizzando lo stile distaccato del cronista di guerra (e guardando il sito è impossibile non pensare al Vietnam). Uno stile che stride magnificamente con l’irrazionalità di un attacco zombie o di fronte a piccoli errori software tipo un paio gambe che spuntano da un muro.

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co-fondatore e direttore

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