Apocalisse: istruzioni per l’uso

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Non è ben chiaro cosa, precisamente, abbia fatto scatenare la zombie mania.
Una buona fetta di colpa va sicuramente imputata a Romero, ma da quei blandi non morti, lenti lenti quasi da fare tenerezza, la situazione è degenerata verso scenari apocalittici. Dimenticata la piccola dimensione home invasion, la preoccupazione si estesa a intere città fino ad arrivare alla Word War Zero, dove un impavido Brad Pitt scongiura (o almeno ci prova) la fine del mondo, riuscendo miracolosamente a mantenere physique du rôle e muscolazzi.
Gli zombie, oggi, non sono più considerati horror; rappresentano un’icona, un punto di riferimento esperienziale, come Marylin o Charlie Chaplin.

Andiamo, non ditemi che buona parte di voi non ha perso plurime fermate di metro giocando a Plants Vs Zombies
Ma il vero problema in un futuro prossimo non saranno i non morti, ormai ridicolizzati da App per iPhone e da infiniti film per adolescenti. Adesso il terrore lo portano i vivi. Sono loro che lentamente stanno consumando la natura.

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Per questo la designer Chiu Chih si è immaginata in una città devastata, un po’ come la Londra di 28 giorni dopo, chiedendosi di cosa avrebbe avuto davvero bisogno un sopravvissuto in uno scenario del genere: niente Hummer giganti, né armi, ma una semplice piantina dentro uno zaino trasparente.
Il dettaglio nell’outfit è importante. Ah, il design thinking!
Aria pulita, un desiderio primario e realistico, un’oasi dove respirare grazie a dei tubi collegati alla bocca da una mascherina di pelle (sì, condivido, dall’aspetto decisamente discutibile).

L’unica pecca è che qualche giocatore accanito di Silent Hill, incontrandola così mascherata, potrebbe scambiarla per un mostro strano e ucciderla senza esitazioni.
Non solo per questo si accettano collaborazioni per completare la sceneggiatura.

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