10 classificazioni da collezione

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C’è un aspetto dello scrivere libri e fumetti che mi piace molto: la ricerca di documentazione. Mi è capitato spesso di dovermi documentare per verificare certe informazioni o addirittura per scrivere l’intero testo, come per esempio nel caso di Monstres et Legendes (Actes Sud) per il quale ho raccolto materiale per un anno.
Con il tempo documentarmi sugli argomenti più disparati è diventato una specie di hobby, un passatempo che esercito quando non ho nulla da fare e cerco stimoli per cose nuove.
Una cosa che mi sono reso conto di amare in modo particolare sono le classificazioni.
Le classificazioni sono affascinanti e non posso non provare un sentimento di stima e riconoscenza per chi dedica parte del suo tempo a raccogliere e classificare tutti i tipi di un certo qualcosa, serio o futile che sia.
Se anche voi condividete le mie stesse curiosità, ecco dieci classificazioni che forse mancano alla vostra collezione.

scala_hamilton

1. La scala Hamilton
Sono sempre stato, fin da bambino, molto affascinato dalla calvizie.
Mi ricordo che da piccolo, sull’autobus, osservavo sempre la calvizie negli uomini: il diverso stato di avanzamento, le forme e anche i modi, spessi ridicoli, per nasconderla.
All’epoca non era ancora di moda essere giovani per sempre e la calvizie non si nascondeva, anzi: essendo gli anni in cui tutti portavano i capelli lunghi, i più li avevano fluenti intorno alla pelata, una forma di ostinazione che produceva una serie infinita di acconciature che poi non ho più visto.
Anni fa ho scoperto la Scala Hamilton, una classificazione dello stato di avanzamento della calvizie. Inutile dire che la trovo bellissima e che trovo utile poter consultare una mappa del proprio diradamento pilifero e poter dire con precisione: io sono qui.

mullet

2. Mullet
Rimanendo in tema di capelli devo fare una confessione: ho portato il mullet.
Anche se all’epoca non sapevo che si chiamasse così. Ero molto giovane ma so che questo non è una giustificazione e infatti me ne vergogno molto, anche perché so che un giorno vincerò qualcosa di davvero importante e allora i giornalisti troveranno mia madre e poi troveranno le dannate foto in cui porto il dannato mullet.
Nel frattempo, per chi non lo sapesse, il mullet era il taglio di capelli corti ai lati e lunghi dietro. Tra i personaggi che lo hanno lanciato negli anni ’70 ci fu senz’altro David Bowie nei panni di Ziggy Stardust, poi negli ’80 lo hanno portato tutti dai Durand Duran a Sylvester Stallone, da Agassi a Limahl, ex cantante dei Kajagogo che ebbe il suo picco di notorietà cantando il tema del film The neverending story.

Tra le celebrità più ostinate che lo hanno portato fino agli anni Duemila va citato Richard Dean Anderson nell’immortale ruolo di MacGyver.
Fu grazie a Matteo B. Bianchi e a una trasmissione che ascoltavo anni fa in radio (Dispenser, che andava in onda la sera alle 20 su Radiodue) che ho scoperto che il taglio aveva un nome convenzionale. In seguito ho scoperto che del taglio erano state classificate anche diverse varianti:

· lo Skullet: capelli rasati sul cranio con una lunga coda dietro;
· il Frullet: è il mullet al contrario: corti dietro e lunghi davanti;
· il Tropical mullet: anche chiamato dreadmullet o drullet è un ibrido tra dreadlocks e mullet;
· il Jheri curl mullet: è il mullet con i capelli ricci;
· il Mulhawk: anche noto come anche The Dream Hawk: i lati sono rasati a zero;
· il Jazz mullet: è quello con la punta dei capelli bionda e il sotto scuro, per intenderci quello portato da Limahl.

Approfondendo la ricerca ho trovato anche un numero considerevole di altri nomi dati al taglio negli Stati Uniti, tra cui: Kentucky Waterfall, Missouri Compromise, Canadian Passport, Achy-Breaky Big Mistakie, Camaro Crash Helmut, Neck Blanket, Sfilby (Short in Front, Long in Back), Chattanooga Choo Choo.

Praticamente in ogni paese il taglio ha un nome diverso:
In Argentina si chiama Cubana o Colectivero, perché diffuso tra i cubani e gli autisti di autobus. In Bosnia si chiama invece Fudbolerka, perché associato ai giocatori di calcio. In Cile invece pare fosse il taglio dei venditori ambulanti di gelato al cioccolato Panda, per cui si chiama Chocopanda o semplicemente Chocolo.
In Finlandia si chiama Tsekkitukka, cioè taglio da hockey, perché diffuso tra i suoi giocatori, come in Svezia de resto, dove si chiama Hockeyfrilla.
In Giappone si chiama Urufu Hea, pronuncia nipponica per “wolf hair”, mentre in Messico è semplicemente il Buki, dalla prima band—Los Bukis—che ha portato questo taglio.

cliche

3. Cliché del fumetto
L’illustratore californiano Joshua Kemble ha realizzato alcune t-shirt con queste due tavole che trovo geniali, che riassumono i cliché dei personaggi dei fumetti di supereroi, diligentemente suddivisi in “heroes” e “villains”.
Direi che dagli anni ’20 in poi il fumetto di genere si è sviluppato enormemente, ma non ha mai abbandonato questi cliché.

4. Gerarchia infernale
Sono sempre stato attratto da tutto ciò che in qualche modo fosse tenebroso.
Ricordo che da ragazzino avevo trovato un bellissimo libro sulle bancarelle, che spiegava la gerarchia infernale o cacarchia, descrivendo in modo analitico ogni singola schiera appartenente ad ogni singolo ministro del diavolo. L’inferno infatti è organizzato come un governo, con i suoi ministri, ciascuno dei quali ha, se non proprio una mansione, una specialità malefica. Ho sempre pensato che è per questo che il male regna sovrano: l’inferno è un’impresa ben organizzata. E ha anche un ottimo ufficio marketing.

Il libro l’ho poi perso, o forse scambiato per qualche fumetto, ma la gerarchia infernale l’ho ritrovata mente scrivevo il terzo volume di Cruelle Joëlle, in cui si scopre che suo padre… va beh, magari non lo avete letto. Non vi guasto la sorpresa.
Se volete saperne di più sulla gerarchia tra le schiere infernali ed eleggere il vostro demone preferito.

mele

5. Mele
Fino all’anno scorso sono stato allergico alle mele. Forse non proprio allergico, ma diciamo che da ragazzo quando ne mangiavo una avevo sempre un senso di nausea per circa 10 minuti, per cui smisi di mangiare mele.
La scorsa estate, un giorno mi sono comprato un sacchetto di mele.
È stata una bellissima riscoperta: le mele sono buonissime, un frutto semplice e ne sono diventato un grande fan, visto che tra l’altro, per qualche motivo, non mi danno più nessun fastidio.

Ovviamente per scegliere la mia mela preferita (io devo sempre avere un mio qualcosa preferito) ne ho assaggiate diverse. Purtroppo non quante avrei voluto.
Ho fantasticato di una fiera delle mele ma pare che non esista. Comunque è incredibile la quantità di mele esistenti. Molte purtroppo stanno sparendo a causa dell’appiattimento di colture imposto dalla grande distribuzione, ma viaggiando se ne può assaggiare comunque di molto diverse: come la mela Annurca, la Cox, la Elstar, la Fuji, la Granny Smith, la Jonagold, la Pink lady, la Red Delicious, la Royal Gala, la Stark.

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6. Forme di vagina
Cynthia Plaster Caster è stata una famosa groupie perché negli anni ’60 raccolse i calchi in gesso dei genitali di famose rockstar, come Jimi Hendrix.
In principio avrebbe dovuto farne una mostra, ma poi Cyntia non trovò abbastanza star disposte a prestarsi alla cosa.
È riuscito nella mostra, con un progetto quasi analogo, lo scultore inglese Jamie McCartney che ha passato cinque anni a raccogliere calchi di vagina da donne di età compresa tra i 18 e i 76 anni. In principio McCartney, aveva pensato di realizzare un solo pannello con 40 calchi, ma poi ne ha raccolti altri 9.

Lo scopo è tutt’altro che futile: stimolare la conoscenza, presso le donne, dei propri genitali. La vagina si presenta infatti con una serie di forme diverse, molto variabili. Le donne talvolta ne sono complessate e là dove germogliano i complessi sono i chirurghi plastici a fare fortuna. Di recente va diffondendosi la moda di farsi “mettere a posto” la vagina, perché rientri in uno standard di bellezza che probabilmente non esiste nemmeno, perché praticamente ognuna è diversa dall’altra.

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7. Tipi di barba
Ricordo una frase di un mio zio, tanti anni fa, quando ero ancora bambino.
Aveva la barba fitta, e se la rasava due volte al giorno. Altrimenti, diceva, «assira, paru nu’ lupu» (tradotto dal mio pessimo siciliano: altrimenti la sera sembro un lupo).
In effetti aveva il viso lungo e scavato, capelli e barba bianchi, per cui il paragone col lupo calzava perfettamente.
La licantropia appartiene al ramo paterno della mia famiglia e l’ho ereditata in pieno: a 14 anni oltre ad essere già alto come adesso ero anche peloso come un adulto. Mentre i miei compagni ancora cercavano di avvistare i primi peli sul mento io mi facevo già crescere i basettoni. Questo per dire che dall’adolescenza in poi, avendo anche un carattere leggermente estroso, ho coltivato barba, baffi e basette in ogni possibile foggia e stile.
Ritrovarli in questa tabella ha un che di commovente.

mr_zouch

Qui invece Mr.Zouch ha teorizzato una scala di affidabilità e fiducia trasmessa dai diversi tipi di barba e baffi. La trovo geniale.

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8. Pelo
Se ve lo state chiedendo: no, non credo di avere nessun feticismo particolare per il pelo, però è vero che ritorna ben quattro volte in questo articolo.
Forse, dopo tutto, ho un feticismo per il pelo? Chissà.
Tempo fa ho visto una tabella che mostrava l’evoluzione nel taglio del pelo pubico femminile attraverso i decenni e l’avevo trovata molto buffa. Alla fine, si può risalire a un’epoca anche da un dettaglio intimo. In giro ci sono varie tabelle che classificano i tagli più diffusi ed alcuni improbabili. A me fa molto ridere quella dell’immagine qui sopra.

9. Split del bowling
Non ho mai giocato a bowling e fino a qualche tempo fa tutto ciò che sapevo del bowling lo dovevo a Il grande Lebowski, uno dei film che è stato a lungo tra i miei preferiti. Poi l’estate scorsa ho scoperto un altro film, con Woody Harrelson e Bill Murray, Kingpin, e sono rimasto affascinato dalle varianti che si possono presentare in questo sport apparentemente elementare. Dopo qualche mese mi sono messo a scrivere il soggetto di un fumetto e il bowling c’è finito dentro, per cui ho dovuto studiare con maggiore cura la terminologia e ho imparato che:

· il Brooklyn è un tiro che colpisce diagonalmente i birilli 1-3;
· lo Spare è quando si buttano giù 10 birilli in due tiri;
· è Double quando si fanno 2 strike di fila;
· il Turkey corrisponde a 3 strike di fila;
· l’Hambone si ha con 4 strike di fila;
· il Gutter è quando in due tiri non si butta giù nemmeno un birillo.

Lo Split invece è la sistemazione con cui possono presentarsi i birilli in caso di mancato strike. Ogni split ha un nome: se ne volete sapere di più sul Baby split o sul Big four, sul Greek church o sul terribile Snake Eyes.

10. Fobie
Anni fa una ragazza che cantava nel mio gruppo mi disse di avere la fobia del volo.
Questo non le impediva completamente di prendere l’aereo, ma era il tipo di persona che quando sente scendere il carrello grida: «Cos’è questo rumore? Lo sapevo! Moriremo tutti!»

Volevo scriverci su una canzone e quindi cercando come si chiamasse la sua fobia (aerofobia) ne trovai molte altre di cui ignoravo l’esistenza, come: la paura dei polli (Alectorofobia), quella dei clown (Coulrofobia), delle cose grandi (Megalofobia), delle nuvole (Nefofobia), del ghiaccio (Patofobia), della polvere (Amatofobia), degli alberi (Dendrofobia), di sedersi (Catisofobia), delle rovine (Atefobia), degli orologi a pendolo (Pendofobia), dei fiumi (Potamofobia), del colore giallo (Xantofobia).
Se volete giocare a “ce l’ho manca”, qui trovate la lista completa.

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