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Cent Vingt Et Un

Una volta conobbi una ragazza che amava fare i tarocchi ma che non lo diceva a nessuno. Anzi, se ne vergognava. Non aveva lo sguardo da strega — anche se a dirla tutta a me stregò lo stesso — né il naso adunco dei calcolatori e neppure lunghi artigli per ferirti meglio. Ma la sua stanza, che divideva con un’altra ragazza in un anonimo palazzo della periferia di Bologna, era piena di mazzi di carte da tarocchi.

La sera che ci incontrammo per la prima volta finii a casa sua. (Non che non avessi voglia di entrare nel suo letto ma) dormii in un’altra stanza. La mattina seguente, dopo un caffè e dopo esser passato sotto lo scanner delle altre coinquiline col risolino complice stampato in faccia, lei mi portò in camera sua. Ci sedemmo sul letto, un po’ imbarazzati. Mi fece ascoltare i suoi dischi. Parlammo tanto, continuando là dove eravamo rimasti là sera prima, quando avevamo chiacchierato per ore (hai presente quando il mondo tutt’attorno sembra non esistere?).

A un certo punto le chiesi di farmi i tarocchi ma lei arrossì e si rifiutò di farlo. Rimase in silenzio per un po’. Era bastata la domanda sbagliata per rompere la magia.
Ma poi decise di prendere le carte. Il mazzo non doveva essere uno qualunque ma quello più importante. Avresti dovuto vedere con quanta cautela maneggiava le carte. Una cautela materna, di chi sa di avere tra le mani qualcosa di meraviglioso ed estremamente delicato. Le fissava come rapita, poi me le spiegava una a una. E io lì ad ascoltare, felice di esser di nuovo preda di quella magia. Finché, quasi a voler insistere sul tasto del “roviniamo tutto”, chiesi: «Non vuoi farmi i tarocchi perché non vuoi sapere come andrà?» (tra noi, intendevo “come andrà tra noi”, ma non lo dissi).
E lei: «I tarocchi non prevedono il futuro ma possono dire ciò che sei e io, in questo momento, non voglio saperlo».

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Questo succedeva dieci anni fa o giù di lì. Da allora né lei né nessun altro mi ha ancora fatto i tarocchi. Ma quel giorno capii che non si tratta solo di semplice superstizione né di un passatempo per fanatici o di un modo per raggirare gli allocchi.

I tarocchi sono elementi di due narrazioni che s’intrecciano. Una narrazione che è al di fuori di te e una che è dentro di te. Narrazioni che non si fermano alla semplice superficie delle cose ma che si sviluppano su più dimensioni, fin nel profondo, e che quindi bisogna saper interpretare. I tarocchi raccontano storie e se anche un Maestro indiscusso come Calvino li ha sdoganati nella “letteratura alta” con il suo Il castello dei destini incrociati c’è poco da storcere il naso.

Qualche giorno fa mi ha scritto Davide Ragona, che di nome conosco ormai da qualche anno visto che fa il motion designer e più volte mi sono imbattuto nei suoi video.
Da sempre attratto, come racconta lui stesso, dai tarocchi, ma da sempre anche altrettanto diffidente vista la pessima fama, Davide non si era mai avvicinato più di tanto a questo mondo. A differenza di quello che è capitato a me a fargli cambiare idea non è stata una ragazza ma una compagnia teatrale alla prese con la rappresentazione degli arcani maggiori in un piccolo borgo medievale.

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Dopo aver assistito allo spettacolo, Davide ha deciso di approfondire e ha passato gli ultimi quattro anni a studiare il rapporto tra scrittura e lettura dei tarocchi, lanciando un progetto chiamato Cent Vingt et Un, nato inizialmente come blog poi trasformatosi in un (bel) sito nel quale pubblica favole realizzate usando appunto gli arcani maggiori seguendo un procedimento a dir poco affascinante.

Innanzitutto Davide invita conoscenti, amici, e amici di amici a porre una domanda e a estrarre tre carte dal mazzo. Dopodiché, utilizzando proprio i significati nascosti nei tarocchi e i rapporti tra le carte, invece di rispondere direttamente alla domanda, lui scrive una favola, che poi pubblica sul sito, dove ne sono già state raccolte quasi un centinaio (alcune delle quale “tradotte” anche in video), tutte create ad hoc in base alla persona e al quesito, e coerenti con le carte estratte.

Attraverso il sito (realizzato da Mauro Gatti, designer e illustratore, col quale Davide ha pubblicato anche un libro, Super Best Friends) è possibile leggere/guardare le storie, magari scegliendole in base alle carte che ne hanno suggerito la struttura. Un bel viaggio nel mondo del raccontare, spiegato perfettamente da questo bel video.

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