L’inno natalizio lo cantano i vecchi computer

James Houston è un artista britannico che ama lavorare con le tecnologie ormai obsolete e che per questo Natale ha deciso di regalare al mondo degli specialissimi auguri, cantati da un coro di computer—un Commodore 64, uno ZX Spectrum, un Sega Mega Drive e dei vecchi Mac—a loro volta ricevuti in regalo quand’era ragazzino, girando un video dove in un’atmosfera nostalgico-borghese degna di Wes Anderson i suoi vecchi scatoloni elettronici intonano Carol of the bells, celeberrimo pezzo natalizio degli anni ’30 (fai play e lo riconoscerai immediatamente), riscritto però per l’occasione con un testo “leggermente modificato” (gli autori sono Robert Florence & Philip Larkin), ovviamente a tema bit&chips.

A questo punto sorge la domanda: un computer che canta può emozionare?
Ieri sera, nel salotto di casa mia, di fronte a questo video, la mia dolce metà sosteneva di no. Io, appassionato di fantascienza fin dall’infanzia, ovviamente la pensavo diversamente: il risultato della performance di Houston è talmente freddo e artificiale da finire sul versante opposto dello spettro, quello dell’emozione. Sembra di vedere/ascoltare degli esemplari ancora allo stadio larvale di quella che poi—almeno nel cinema e nella letteratura fantascientifica—è diventata l’intelligenza artificiale.

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Dopo Hal 9000, dopo gli androidi di Blade Runner, dopo il robotino di Wall-E (e solo per citare gli esempi più celebri) non puoi non fare i conti col groppo in gola che ti prende quando ti trovi davanti a una “cosa” che riesce a concepire sé stessa.

Un robot che sa di esistere non è semplicemente un robot, è come veder riavvolgersi il nastro su cui è stata scritta la storia dell’uomo, da quando un peloso e ingobbito ominide, all’alba dei tempi, ha iniziato a formulare pensieri sempre più complessi fino ad arrivare a porsi le Grandi Domande dell’esistenza. E il fatto che sia stato (nell’immaginazione letteraria che però è sempre più vicina dal diventare realtà) l’uomo stesso a creare un’intelligenza evoluta, a imitazione dei propri processi cerebrali ma potenzialmente immortale, è pure lasciare un testamento per il futuro.

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L’umanità prima o poi soccomberà. Ma sopravviverà, forse, attraverso le macchine. E vederle ora scimmiottare, ancora impotenti (ma in potenza) come un gruppetto di neonati, una stupida canzoncina natalizia è sia terribile che confortante.
O no?

Di seguito le due versioni del testo (notare l’ultimo verso della versione modificata).

Testo originale

Hark! how the bells
Sweet silver bells
All seem to say,
“Throw cares away.”
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold
Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
All caroling
One seems to hear
Words of good cheer
From ev’rywhere
Filling the air
Oh how they pound,
Raising the sound,
O’er hill and dale,
Telling their tale,
Gaily they ring
While people sing
Songs of good cheer
Christmas is here
Merry, merry, merry, merry Christmas
Merry, merry, merry, merry Christmas
On, on they send
On without end
Their joyful tone
To ev’ry home
Ding, dong, ding, dong

Testo riscritto

Hail the machines
Sweet old machines
Blow off the dust
wipe off the rust
Christmas has come
Joy is foretold
For those of us
You never sold
Still we are here
Still full of cheer
Just plug us in
It will begin
Hey friend, fear not
Blow in the slot
Solder re-glue
We will come through
Bleep Bloop Beep Bong
hear our sweet song
If none of our
coding is wrong
By the way we remind you that you could
Play with us every day of the year
Just ignore that our casing is all mucky
We’ll still load for you if we are lucky
Friends us and you
Friends we are true
We have nothing
Better to do
But on this day
If you can play
Things from back when…
You’re young again
Phone in your hand
Best in the land
Can’t take you back
To wonderland
But we can bring
Back everything
Just reminisce
Digital bliss
By the way we remind you that you could
Play with us every day of the year
A computer’s not only just for Christmas
Sometimes it’s like you don’t even miss us
Safe to shut down
We mustn’t frown
Our song is done
Loft here we come
Beep beep beep.
Like and retweet.

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co-fondatore e direttore

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