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Manu Campa

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Simbolo per eccellenza dell’hipster madrileño—bersagliato peraltro dal comic dell’anno Moderna de pueblo—la bicicletta  a scatto fisso è il primo tipo di bici inventato, nel quale—Wikipedia tu mi insegni—la trasmissione ha presa diretta con la ruota posteriore tramite la catena.
Da ignorante bipede no-ciclo-munita/sì perditempo, ammetto di non avere assolutamente idea di cosa significhi tutto ciò, tantomeno in una città poco bike-friendly come Madrid, con le sue scoscese vie e le sue pendenze a prova di vertigine, che ne fanno un po’ la Frisco de’ noartri.

Ebbene, nella capitale spagnola—così come nelle città europee in generale—negli ultimi anni se ne vedono passare eccome di questi modelli dalle ruote sottili, privi dell’armamentario di cavi che contraddistingue una bici normale.

Le fixies—per i più anglofili—fino ad una manciata di anni fa erano utilizzate esclusivamente dai ciclisti professionisti per le gare su pista e dai bike messenger americani, ovvero i postini alle prese con il traffico delle metropoli. Ora è una moda che letteralmente impazza nei quartieri più indie, un feticcio adorato da fescionisti con walkman in tasca e scarpe orribili ai piedi, ma anche dai veri appassionati di bici retro di qualità.
Fa parte di quest’ultima categoria Manu Campa, talentuoso pittore spagnolo che ha fatto della bici fissa… la fissa appunto della sua pittura iperrealista. Opere su tela di gran formato, in cui l’artista ritrae la sua musa su due ruote nella Gran Via o appoggiata ad un muretto.

Una pittura fresca ed interessante, che mi ha colpito per come riesce a presentare un oggetto di culto quotidiano per quello che è, con una bravura tecnica di per sé notevole.
Insomma andiamo a farci un giro? Fossi in te, io ci starei!

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