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Quattordici domande a caso a Simone Bramante (aka @brahmino)

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Simone Bramante nasce come graphic designer, diventa poi art director, ma fondamentalmente è un visual storyteller.
Se tutte queste professioni non ti dicono nulla, vai semplicemente su Instagram e guarda quel che fa.
Quando ho visto le foto di Simone ho pensato diverse cose, ma la più sentita è stata: “cazzo!”.
Nel senso che i suoi lavori sono davvero belli.
È un peccato che io non viva a Bologna, perché mi sarebbe piaciuto incontrarlo di persona e fargli almeno trenta domande in più di quelle che, ordinatamente, vi riporto qui sotto:

Background di Simone Bramante: tre cose importanti che hai fatto in passato, sia nella tua vita lavorativa che nella tua vita privata.

Prima cosa. Sono uscito di casa a 18 anni. Un periodo tanto difficile quanto costruttivo.
La Seconda. Professionalmente, ho seguito le mie passioni, prendendomene i rischi.
La Terza. Ho co-creato una famiglia.

Un termine per descrivere quel che fai.

Ricerca.

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Le tue foto sono molto particolari, e di questo se ne è accorto un po’ tutto il web, soprattutto il tuo progetto #mindtheclouds, com’è nato e perché?

È un progetto come altri, forse esteticamente è più immediato. È nato dal bisogno di fermarmi durante la mia routine, piccoli segmenti di tempo dove osservare qualcosa con un ritmo più lento.

Come ti vengono in mente le idee per le tue fotografie? Vai in giro a guardare cieli/nuvole/paesaggi e aspetti che ti venga in mente qualcosa o l’ispirazione ti viene così, a “caso”?

Le idee arrivano da ogni parte, a volte aspetto che maturino, a volte arrivano e vado d’istinto.

Che fai se sei di fretta e vedi qualcosa che vorresti assolutamente fotografare?

Se non rischio di perdere qualcosa di importante, mi fermo.

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Ho visto che nelle tue foto, però, ci sono delle persone che interagiscono con i paesaggi che scegli. Ovviamente trovarti davanti a quella determinata nuvola che sembra il fumo di una tazzina di caffè è casualità, ma le persone da fotografare come le scegli?

Scelgo la mia famiglia, gli amici, le persone conosciute grazie a Instagram o quelle che trovo interessanti, siano modelli/e o su commissione.

E i paesaggi?

Passo molto tempo a esplorare, stupendomi spesso di quanti piccoli mondi ci possano essere dietro ogni curva (o angolo)

Il paesaggio più bello che hai visto nella tua vita (anche se non l’hai fotografato).

Balos, a Creta, arrivare in barca con il mare mosso e la presenza di pochi esseri umani.

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So che hai collaborato con diverse aziende e per diversi progetti. Uno che mi ha colpita particolarmente è stato #whatitalyis. Secondo te, questa, che Italia è?

L’Italia è un contenitore di cultura incredibile.
Con #whatitalyis vorrei parlare di questo, come punto fermo della nostra identità. Quell’identità che pare si sia persa.

Nel corso della tua carriera hai svolto diversi lavori, come graphic designer, art director e ora, visual storytelling. Professionalmente nasci come?

Professionalmente nasco dentro la bolla di internet, nel 2001, creando animazioni e nutrendomi di workshop di designers fantastici come Mauro Gatti e Joshua Davis.

E ti senti un…?

Creatore di storie. Che raccontano l’istinto alle persone che seguono i miei lavori, con strategie per i brand.

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E vorresti essere…?

Una fonte di ispirazione.

La tua più grande ispirazione (nella vita).

La strada. E’ una fonte di vera ispirazione.

La tua più grande aspirazione (nella vita).

Fare il giro del mondo con una Gopro montata in testa e un iPhone in mano. Il progetto è già scritto, devo solo trovare il brand giusto con cui realizzarlo.

In ogni caso Simone ha anche un sito, una pagina Facebook e su Twitter lo trovate qui, ma è anche probabile che nel frattempo stia fotografando in maniera geniale qualche nuvola in giro per l’Italia.

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