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foto di Lynsey Addario (dettaglio)

National Geographic lancia Proof

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foto di Lynsey Addario (dettaglio)

Pare che la rivista più vecchia ancora in attività sia un mensile scozzese chiamato The Scots Magazine, che sforna numeri addirittura dal 1739 dunque da ben 274 anni. Ma c’è chi dice che il conto non valga visto che diverse volte ha chiuso e riaperto, cambiando addirittura nome per un periodo. Altri citano una rivista polacca, Květy, alle stampe dal 1834, altri ancora una rivista inglese di botanica Curtis’s Botanical Magazine (1787), o Prairie Farmer (1841), periodico dedicato ai contadini dell’Illinois, o ancora quella di letteratura serba Letopis Matice Srpske (1824).

Quel che è evidente è che la selezione naturale e le crisi economiche sono meno spietate verso quelle riviste specialistiche o localistiche che riescono a scavarsi nicchie talmente profonde da rimanerci comodamente intrappolate dentro insieme a tutti i loro lettori (per generazioni) o per chi riesce addirittura a fare gioco a sé, senza preoccuparsi di rivali che probabilmente non arriveranno mai. È il caso, quest’ultimo, del National Geographic, fondato a Washington D.C. nel 1888 e ancora capace di vendere oltre 4.000.000 di copie al mese nella sola edizione americana, 8 milioni circa comprese quelle internazionali, ben 36 (anche se niente in confronto alle due riviste che hanno la più grande tiratura a livello mondiale—indovinato quali sono? Indizio: non le trovi in edicola ma possono arrivare direttamente dalla porta di casa o per strada. Esatto: Torre di Guardia e Svegliatevi!, rispettivamente 44 e 43 milioni, stampate in 99 lingue e distribuite gratuitamente…).

Torniamo a National Geographic, che nonostante la veneranda età continua a rinnovarsi senza però snaturarsi. Oltre alle propaggini digitali canoniche—sito web, social network ed edizione elettronica—recentemente il magazine ha festeggiato i suoi primi 125 anni di vita con un blog su Tumblr intitolato Found, che pubblica quotidianamente piccoli/grandi tesori scovati nell’immenso archivio fotografico della testata.

Ed è di appena qualche giorno fa l’arrivo di un secondo blog, Proof, se possibile ancora più interessante del primo.
Proof offre infatti uno sguardo privilegiato nel dietro le quinte del mestiere di raccontare storie attraverso la fotografia grazie ad interviste ed interventi di chi National Geographic lo fa: «da come editare 60.000 foto fino a farle diventare 12 a quale singolo scatto sceglierebbe un fotografo tra quelli realizzati durante un lavoro di quattro mesi» spiegano due dei curatori del blog nel bell’editoriale d’esordio.

co-fondatore e direttore

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