Niente foto, neppure quelle di lavorazione, né bozze. Non c’è ancora nemmeno la copertina. Ma è bastata una campagna di finanziamento dal basso su Kickstarter, per raggiungere (e superare) in sole due settimane le £1.500 necessarie per il lancio del primo numero.
Sarà che in un momento storico in cui si è connessi in ogni istante della propria vita c’è un bisogno quasi fisiologico di ritorno alla realtà e una rivista intitolate The Luddite, il Luddista, promette bene.

Essere luddisti nel 2013 non significa certo distruggere i macchinari industriali causa della crescente disoccupazione come facevano gli operai inglesi dell’800, ispirati dalla figura di Ned Ludd, fantomatico personaggio (forse mai esistito) al quale però si faceva riferimento per ogni danno inflitto al Sistema Industriale dell’epoca. È stato Capitan Ludd dicevano gli operai, prendendosi gioco delle autorità e del padrone: tutti, all’occorrenza, potevano diventare Ned Ludd, uno dei tanti nomi collettivi della tradizione rivoluzionaria, dal Povero Konrad ad Anonymous, passando per il Comandante Marcos e Luther Blissett.

Essere luddisti nel 2013 significa tornare a guardare—in un mondo che giorno dopo giorno diventa sempre più digitalizzato—alla vita analogica. Quella fatta di carne, materia, peso. Quella che ha un odore e un sapore. Che si consuma con l’uso. Che si vive, come spiegano i due fondatori, «faccia a faccia, penna su carta, inchiostro su pagina. Qualcosa che la National Security Agency americana non può sbirciare».
E The Luddite parlerà proprio di quello, con una rivista che non poteva certo essere stampata industrialmente ma che verrà realizzata in sole 600 copie da un piccolo laboratorio inglese di stampa a rilievo.
Phil, lo stampatore, sta già preparando le matrici in metallo (ed ecco spiegato perché non ci siano ancora immagini del magazine).

Unica concessione—per ora—al virtuale, la campagna di finanziamento su Kickstarter.