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Rumorama, interviste colorite | Albano Scevola

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FORTY WINKS – Meet you at the bar

Rumorama—ne abbiamo già parlato qui—è una compilation di 13 canzoni di band italiane del panorama rock/alternative, illustrate da giovani artisti della nostra penisola.
Rumorama è nuovo modo di vedere la musica.
Rumorama è un progetto autoprodotto ed autofinanziato e si presenta al pubblico in forma di libro ed esposizione itinerante.
Volendo proporre una rubrica tutta nostra che fosse in linea con il concept che stiamo portando avanti, abbiamo pensato ad una soluzione stuzzicante: che cosa accadrebbe se i nostri amici illustratori fossero intervistati in qualità di musicisti e non di artisti visivi?
Oggi intervistiamo Albano Scevola che per La compilation a colori ha illustrato il brano dei Forty Winks, Meet you at the bar, dall’album: Bow Wow.

Prima di tutto vogliamo sapere: qual è il tuo genere musicale?

I miei generi musicali variano dal grunge al rock, jazz, blues, classica fino a Britney e le boy band, penso che nella musica, come nel cinema, devi ascoltare tutto per poterne parlare. Conosci il tuo nemico, tutto è contaminazione, anche il trash…
Di solito mi fisso a periodi con un cantante, un gruppo, un genere in particolare e cerco di ascoltarne l’intera produzione.  Ultimamente ascolto solo notturni di Chopin, presto lo odierò.

Hai appena registrato il tuo primo disco. Come s’intitola? Ti va di parlarcene?

Il mio disco s’intitolerebbe Killer Minogue, esattamente per il discorso di prima… Essere “pop” nella musica è diventata un’offesa (molte volte giustificata), ma bisogna ricordarsi che negli anni ‘60 la cultura pop era la cosa più cool che ci fosse.

Hai l’opportunità di farti disegnare da un illustratore la copertina del tuo album. A chi vorresti rivolgerti?

Degas, Caravaggio, Friedrich o Moebius…
Mmm, è durissima, vorrei qualcosa di assolutamente pittorico, non digitale. Non per disprezzo (ora io praticamente lavoro solo in tavoletta grafica).
È una scelta troppo difficile, sono tutti morti.

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A quale etichetta discografica manderesti per prima il tuo lavoro?

Sub Pop Records, la prima etichetta dei Nirvana. Mi affascina il mondo delle etichette indipendenti nella Seattle anni ‘90.

Nella tua band puoi utilizzare al massimo 5 strumenti musicali. Quali non possono assolutamente mancare?

Chitarra, pianoforte, batteria, basso, sax, violino… La voce è uno strumento non indispensabile ma affascinante.

Quali sono le tre band che ti hanno influenzato maggiormente?

Nirvana, Beatles, Take That.

Ok, adesso hai la possibilità di andare in tour in apertura di una band famosa in modo che tu possa farti conoscere. Scegline una italiana e una straniera.

Afterhours, The Rolling Stones.

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In quale città hai deciso di formarti artisticamente?

Bologna, abbastanza grande per avere una buona proposta artistico-culturale, abbastanza piccola da creare un ambiente familiare. Come tutte le città italiane sta subendo enormi tagli in questo ambito, in un periodo così è noto che le prime iniziative a sparire dai programmi siano quelle di stampo artistico.
Dalle difficoltà però, nascono sempre progetti interessanti, chi vuole esprimersi in un certo senso troverà sempre il modo di farlo. In questo senso sono dell’idea che l’arte debba essere fatta per tutti; anche se non è sempre comprensibile alla massa non si può dire che qualsiasi stronzata sia arte (si può dire stronzata in televisione?).

Live show: dove preferiresti suonare? In uno stadio? Club con posti contenuti? Un bell’auditorium o un centro sociale?

Club, mi piace l’idea di avere un pubblico da far ballare e conoscere, con un’atmosfera intima… Tipo video di Jennifer Lopez, dove gente sudaticcia si struscia circondata da neon azzurri, vestita da camice aperte e fili interdentali.

Che cover stai preparando per il tuo live set?

“Genie in a Bottle” di Christina Aguilera, poi penso a qualcosa di Gino Paoli.

Ok il tuo concerto è appena terminato. Come vuoi salutare il tuo pubblico?

Sicuramente un dito medio alzato ed un sorriso….

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