Pitti84 | SuperDuper Hats

Con appuntata virtualmente sul petto la medaglia della vittoria, conseguita durante le calde giornate fiorentine del Pitti, di Who’s on Next (ex-aequo con Casamadre: la SS2014 secondo la giuria del premio, dedicato ai marchi emergenti, sarà all’insegna degli accessori), Matteo Gioli, Veronica Cornacchini ed Ilaria Cornacchini di SuperDuper presentano una collezione ispirata alle atmosfere d’inizio Novecento, tra vagabondi e slapstick comedy (per lui) e art déco, Gatsby ed esotiche puntate nella giugla (per lei).

«L’intera collezione è ispirata a un’idea di libertà, di viaggio, sia reale che interiore» mi racconta Veronica, 1/3 di SuperDuper, mentre mi mostra Hobo, la capsule collection che prende il nome dall’omonima cultura che a partire da fine Ottocento vide diffondersi sempre di più, principalmente negli Stati Uniti, la pratica di vivere—volontariamente—come un senzatetto, viaggiando a scrocco sui treni, alla ricerca dei lavori più disparati, praticando senza compromessi uno stile di vita nomade, che i ragazzi di SuperDuper hanno deciso di sintetizzare in un cappello schiacciato che quando lo indossi riprende la sua forma.

la capsule collection Hobo

«Quando si pensa al cappello da viaggio viene sempre il mente il solito panama arrotolato» spiega Veronica «su questo invece ti ci puoi anche sedere sopra e lo stesso packaging, in legno, è comodo da portare in borsa».

la confezione in legno tiene il cappello schiacciato

Ma se il genio sta nel dettaglio—e quelli di SuperDuper ai dettagli ci hanno ormai abituati da tempo—ecco allora un taschino interno, su modello di quelli che gli Hobo cucivano nei loro cappelli per nascondere i soldi.
Dentro, un foglietto con la simbologia con cui comunicavano gli Hobo per recensire i posti dove stavano. Simili a quelli, qualcuno se ne sarà accorto, che qualche anno fa giravano in rete come presunto codice dei rom per segnare le case da svaligiare: ovviamente si trattava solo di una (per altro razzista) leggenda metropolitana.

«Non esistevano ancora né TripAdvisor per condividere esperienze o dare feedback e quindi utilizzavano un loro codice» aggiunge Veronica.

il codice degli Hobo

Passiamo agli altri modelli.
A peso praticamente zero le pagliette realizzate con un materiale ultraleggero proveniente da uno stock vintage degli anni ’50.

dettaglio della paglietta ultra-leggera

Un cappello stile Buster Keaton, schiacciato ed ispirato alla celebre citazione “perché essere difficili quando si può essere impossibili?”.

stile Buster Keaton

Un canottino rivisitato, con una tesa trilby (corta e piegata verso il basso davanti e verso l’alto dietro) al posto della solita tesa piatta.

il nuovo canottino, in basso

In arrivo anche una collaborazione con
Inoltre c’è una collaborazione con Jupe by Jackie, marchio olandese di cravatte e farfallini fatti a mano di cui ho già parlato in passato: due modelli pork pie con i fiocchi ricamati.

il pork pie in collaborazione con Jupe by Jackie

Per quanto riguarda la donna, la collezione è tutta giocata sugli anni ’20/’30 e sulle atmosfere à la Grande Gatsby, contaminate da richiami jungle e fiori art déco.
«Ma il punto di partenza» precisa Veronica Cornacchini «non è stato il capolavoro di Fitzgerald bensì un libro intitolato Libere, della scrittrice spagnola Paula Izquierdo, che racconta le storie di 21 donne che hanno vissuto fuori dalle convenzioni della loro epoca.

dettaglio di uno dei modelli femminili
co-fondatore e direttore
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