Libri Finti Clandestini

La chiave dell’intero progetto sta in una nota a pié di pagina, dove si spiega che Libri Finti Clandestini è sì un collettivo di giovani e giovanissimi dai nomi cinematografici — El Pacino, Aniv Delarev, Yghor Kowalvsky — ma è soprattutto un collettivo beffardo visto che l’attività principale è né più né meno quella di rivendere spazzatura.
Evviva la sincerità, in un mondo in cui tanti fanno a grandi linee la stessa cosa spacciandotela poi per chissà che. Anche se come al solito è chi pratica l’umiltà e tiene un basso profilo a sfornare le idee migliori ed il caso di Libri Finti Clandestini è uno di questi.

Raccogliendo fogli sparsi trovati un po’ ovunque, assemblando vecchie pagine con stampe pescate nei mercatini, sacchetti della spesa con scarti di tipografia e decorando il tutto con serigrafie, spesso e volentieri in collaborazione con qualche artista, il fantomatico trio procede poi con una rilegatura rigorosamente “non professionale” (anche detta à la cazzo) ma incredibilmente efficace nel fare il suo dovere: tenere insieme questi piccoli esperimenti di editoria riciclata dove l’essenza sta nel dettaglio, dal disclaimer che è in sé un manifesto politico

Nessun diritto è riservato.
Ogni parte del progetto “Libri Finti Clandestini”
può essere diffusa con qualsiasi mezzo,
fotocopie, microfilm o altro,
scritta, cantata o recitata nelle feste di paese,
raccontata ai bambini o dipinta sui muri.

Ogni parte del progetto può essere riprodotta
in modo parziale o totale
perché

alla fine,
in ogni caso,

ogni libro è unico e
non si riuscirebbe mai a riprodurlo uguale.

alle descrizioni dei vari libri, un vero e proprio campionario di sottile ironia. Cose del tipo:
– Cartonata, realizzata con un sacchetto viola di un negozio di alimenti di Almeria.
– 128 lettere dell’alfabeto, dalla A alla O. Il libro non arriva fino all’ultima lettera dell’alfabeto perchè non vi erano pagine a sufficienza.
– Libro artistico sulle caramelle. Numero di pagine indefinito.
– Copertina: inesistente. Corpo libro: sacchetti marroni di una panetteria romana.

Indeciso se classificarli tra i libri d’artista, le fanzine, objet trouvé fatti di objet trouvé o quaderni da riempire (ma in questo caso il contenuto dev’essere all’altezza del contenitore) i Libri Finti Clandestini dopotutto sono quel che suggerisce il nome: Libri Finti Clandestini. Ciascuno ne faccia quel che vuole, sempre a patto di riuscire a mettere le mani sopra ad uno di questi bizzarri esemplari, metafora di quanto di più prezioso c’è al mondo: l’indefinito, l’artigianale, il casuale, il decontestualizzato, il surreale.

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