Fisherman’s friend Air Guitar

“Il performer è qualcosa di diverso dall’attore,
cioè il performer non entra nemmeno nei suoi personaggi
quindi non è schiavo nemmeno di se stesso.”
Antonio Rezza

Adesso immaginatevelo. Chiudete gli occhi e costruite intorno a voi un locale buio, illuminato appena da faretti e led luminosi viola che lasciano trapelare forme da capannoni abbandonati, con tutto quel disincanto post industriale fatto di vernici nere e tubi e ventole giganteschi a sormontare i pavimenti sottostanti.
Ecco: benvenuti all’Alcatraz, io son quello laggiù con il completo blu a righe, la cravatta rossa e i capelli afro.

Fatte le presentazioni, mi piacerebbe chiedervi sornione se avete mai assecondato quella spinta, che chiamereste imbarazzante se qualcuno vi scoprisse nell’assecondarla – e mi sembra giusto che voi sappiate che io so che l’avete fatto—di alzare il volume dello stereo al massimo con le casse a sparare quel pezzo che vi fa proprio urlare di energia e nel ballarlo e cantarlo, smanacciare l’aria nel fingere di suonare uno o più degli strumenti che lo rendono così speciale. Adesso toglietevi l’imbarazzo e raccontatemi perché non siete passati su uno dei palchi che hanno ospitato l’evento Fisherman’s friend Air Guitar.

Questo è stato il mio sabato sera, dico, non andare sul palco per scorrermi senza inibizioni in nome di un gustoso premio, futuribili biglietti TicketOne e del pubblico e personale ludibrio, bensì seduto, giudice tra giudici, a godermi la libertà assoluta di quei determinati folli che dopo aver superato con creatività ed energia le rispettive tappe cittadine (Rimini, Nonantola, Pordenone, Roma e Torino) e vinto grazie alla qualificazione una Fender Stratocaster, son arrivati alla finale milanese introdotti sul palco da Ringo e Gip (non avete bisogno di presentazioni, vero?).

Non so, naturalmente, se sareste stati migliori di quei geniacci—provenienti dall’evento di Nonantola—di Matteo Veltri e Francesco (cognome non pervenuto), che sulle note di What’s my age again dei Blink 182, tra un improbabile taglio di capelli con rasoio elettrico, leccatine di scenografie e salti acrobatici, hanno prima esilarato noi della giuria, quindi portato a casa il trofeo di questa seconda edizione, superando altrui acrobazie, costumi, tecnicismi, e un uomo vestito da Predator cyberpunk con tanto di lucine luminose sull’armatura, ma come tutti i presenti avreste sentito palpabile lo stesso genuino divertimento.

Andres Segovia, probabilmente il più grande chitarrista classico di tutti i tempi, affermò: «La chitarra elettrica è un abominio», ma quando si finge per davvero, come proposto dal claim del contest, più che le parole degli immortali, che restano sempre, si ascoltano le risa e forse, più di tutto, colpisce il coraggio del mettersi in gioco.

autore della rubrica “Che ne sai tu di porno?”
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