Florence Korea Film Fest 2013

Essere contattata da FrizziFrizzi per andarmene in missione al Florence Korea Film Fest è stata la cosa migliore che potesse capitarmi negli ultimi tempi. Probabilmente è la cosa migliore che potrebbe capitare a chiunque, dato che ho viaggiato e dormito gratis, grazie alla gentilezza e disponibilità del main sponsor della manifestazione, KIA, impersonato dalla squisita Chiara Pierfelici. Insieme a lei e altri “colleghi” abbiamo seguito per 24 ore circa gli eventi legati al festival, in una Firenze freddina ma già primaverile.

Proprio la Primavera di cinema orientale è il contenitore in cui si inserisce questa rassegna, a cui seguiranno l’Hong Kong Film Panorama, il ciclo Film Middle East Now e la Rassegna di Cinema Giapponese. Il tutto in programma al cinema Odeon di Piazza Strozzi, uno dei luoghi più suggestivi in cui mi sia mai trovata (teatro all’italiana, con boccascena, gallerie e palchetti, inaugurato nel 1922 e capace di contenere 1200 persone).
Inutile dire che io queste rassegne me le farei tutte, ah! Se solo potessi! (bieco tentativo di impietosire eventuali sponsor).

Ma bando alle ciance e parliamo di cose serie, ovvero i film che ho visto.
Sono solo tre ma sono BELLI, e da frequentatrice di festival vi dico che non è facile infilare tre film belli di seguito.

MASQUERADE

Il primo è Masquerade, film di apertura di Choo Chang-Ming, regista ospite e presente in sala.
Blockbuster pazzesco, terzo incasso in patria nella storia del cinema coreano, è ambientato nel diciassettesimo secolo, durante la dinastia Joseon. Quindi film in costume, uno già direbbe “cheppalle!” e invece no, niente affatto!
La trama è liberamente tratta dall’intramontabile canovaccio del principe e il povero, infatti qui il re Gwanghae sospetta che a corte qualcuno voglia avvelenarlo e incarica il consigliere di trovare un sostituto-fantoccio che prenda il suo posto. Quando il re è effettivamente costretto a letto da un malore sconosciuto la scelta obbligata cade su un attore e buffone di corte, molto somigliante al re.

http://www.youtube.com/watch?v=eIIzuO2LGTk

L’attore protagonista è un bravissimo Lee Byung-hun, già visto in The good the bad the weird (da me *cough* già recensito qui, che ovviamente interpreta entrambi i ruoli. Cioè, è un attore che interpreta un re e anche l’attore che interpreta il re.
Tutto chiaro? Voli pindarici di metacinema da far scoppiare il cervello.
La narrazione ha un impianto epico ma è sorretta da una buona dose di ironia, che come sappiamo non guasta mai. A scene cruente e gravi si alternano siparietti slapstick mai esagerati. Come si può facilmente intuire, il buffone si trasforma in un re illuminato e si innamora della regina (a cui il vero re preferiva spesso le concubine), instaurando anche un rapporto molto umano con la cameriera quindicenne Sa-wol. I nodi alla fine verranno al pettine e tutto si risolverà in un finale piuttosto melodrammatico.
Si dice che il tutto sia tratto da una storia vera. Il re Gwanghae della dinastia Joseon fu l’unico che impose le tasse ai proprietari terrieri, dimostrando lungimiranza e attaccamento al popolo, e infatti dopo cinque anni fu deposto. Tutto il mondo è paese.

MY MOTHER THE MERMAID

Film del 2004 che vanta una star del calibro di Jeon Do-yeon come protagonista. La bravissima attrice era ospite del festival, che a lei ha dedicato una retrospettiva, celebrandola come una delle interpreti di punta del cinema coreano (già vincitrice del premio come migliore attrice al Festival di Cannes nel 2007).
Io l’avevo già vista qui *cough e due*:

http://www.youtube.com/watch?v=4FAjWln8bjE

La storia, in breve: Na-young è un’impiegata che vive con una madre cinica e dispotica e un padre depresso e inesistente. Un giorno il padre scompare e la figlia si reca al paese natale dei genitori per ritrovarlo. Si trova invece catapultata indietro nel tempo e diventa amica di sua madre, una giovane analfabeta che vive di pesca subacquea, segretamente innamorata del postino del villaggio.
Anche in questo caso la protagonista interpreta un doppio ruolo, quello della figlia e quello della giovane madre.

Interagisce con se stessa per buona parte del film ed è bravissima a destreggiarsi nel doppio registro di ragazza seria di città e ignorantella allegra di campagna. Il conflitto madre-figlia e l’angoscia derivante da esso è reso molto bene, ma altrettanto coinvolgenti sono le scene ambientate nel passato, in una Corea patriarcale ma ingenua e spensierata, in cui sembra impossibile che la tenera storia d’amore tra la pescatrice e il postino possa trasformarsi poi nel rapporto rancoroso e logorato del presente.

Due generazioni di donne sono messe a confronto, e la figlia ritroverà molto di se stessa in quella madre ancora ottimista e sorridente del passato, imparando a comprendere quella stanca e frustrata del presente.
Il mare e l’elemento acquatico fanno da sfondo e collante alla storia, in cui la madre pescatrice, che impara a leggere e scrivere proprio grazie a quel postino che poi sposerà, dovrà lasciare il suo elemento naturale per trasferirsi in città, dove lavorerà come massaggiatrice in un bagno pubblico.
Le ambientazioni suggestive e la colonna sonora sempre calzante incorniciano questo film delizioso, la cui unica pecca è forse quella di essere un po’ troppo didascalico.

THE KING OF PIGS

Nella sezione K-animation ho avuto la fortuna di vedere quest’opera dell’anno scorso, un film durissimo sul bullismo scolastico e sul disagio giovanile.
Un uomo uccide la moglie in un raptus di follia e poi cerca un suo vecchio compagno delle medie, che non vede da 15 anni. I due si incontrano e i vecchi ricordi vengono a galla, ricordi che li vedono succubi delle angherie dei bulli della classe e traumatizzati da una vita familiare non proprio rilassante, per usare un eufemismo.

Un’atmosfera inquietante e a tratti horror pervade tutto il film, in cui i bambini vittime del sistema sviluppano un lato mostruoso del carattere che li porterà a compiere atti scellerati, un po’ per vendetta un po’ per semplice rabbia. La consapevolezza di ciò arriverà tardi ma arriverà, e alla fine nessuno si salverà.
Le diverse trame sono intrecciate in modo non del tutto scorrevole e a onor del vero va detto che il film è animato malissimo (cosa assurda se si pensa che gli intercalatori coreani sono quelli che lavorano di più al mondo) ma queste imperfezioni contribuiscono ad aumentare la sensazione di disagio generale e rendono il film ancora più crudo e impressionante.

Chiudo complimentandomi per l’organizzazione del festival, a cura del patron Riccardo Gelli, che ha messo in piedi per l’undicesimo anno consecutivo (!) una manifestazione ricca e stimolante, con 52 film di cui 32 lungometraggi, quattro registi ospiti insieme all’attrice Jeon Do-yeon, diverse sezioni collaterali, conferenze e tavole rotonde, mostre, concerti ed esibizioni live.
Ce ne fossero di più, di festival come questo!

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