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La sezione “Altro” nelle mail di Facebook, questa sconosciuta

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L’altro pomeriggio ho scoperto una cosa di Facebook che non conoscevo e che mi ha disorientata.
Quanto pensate di conoscere uno dei social network più utilizzati al mondo?

L’input per la scoperta me l’ha dato un articolo di un noto quotidiano: “Muore in un incidente stradale, la Polizia avvisa la madre su Facebook. Il messaggio finisce nella casella di posta sbagliata e la donna lo legge per caso solo un mese dopo. Polemica negli Usa“. La povera donna ha scoperto la morte del figlio solo perché per caso ha guardato nella casella mail di Facebook denominata “Altro”.

altroEcco, a parte le polemiche nate dal gesto della Polizia, mi sono chiesta quali cappero fossero le mail che arrivavano su “Altro”!
La cosa mi ha destabilizzato: ero convinta che dopo anni di utilizzo, personale e professionale, FB non avesse più segreti per me. Ma ho dovuto ricredermi.

Appena ho cliccato sull’icona messaggi la scritta “Altro” per la prima volta appariva lì, chiara e semplice, tanto che mi sono chiesta come diavolo abbia fatto a non vederla per cinque lunghi anni (il primo messaggio datava 2008!). Colpa dell’abitudine, probabilmente, che ammanta di nebbiolina sfocata tutto ciò che sta attorno a quel che credi di conoscere come le tue tasche.

La stessa categoria “Altro”, dopotutto è notoriamente infingarda. Altro è ciò che rimane. Altro è tutto e niente. Anzi, altro è altro da tutto, cioè qualcosa che va da niente a qualcos’altro, tranne il tutto. Ma è anche altro da niente, cioè dallo zero in su, compreso il tutto. E si ricomincia da capo.
C’erano gli altri su Lost. E gli altri degli altri, poi.
Hai mai guardato dentro all’iPhone? Quando arriva l’avviso che non c’è più spazio nella memoria e vai a guardare cosa hai dentro c’è sempre un Altro che occupa spazio ma non si sa cos’è.
E nei sondaggi? Ci sono quelli che dicono cosa votano. Quelli che dicono che non votano. E poi quelli che… Altro.
L’Altro è un universo parallelo? Ha a che fare con la teoria delle stringhe?
Di sicuro, almeno qua a Bologna, c’è un paradosso linguistico (ma intimamente anche spazio-temporale) che vuole che al negoziante che ti chiede «altro?» dopo averti dato i due etti e mezzo di mortadella («sono tre etti, che faccio, lascio?») o i pomodori o quello che è, tu debba rispondere «altro», affermativamente, per dire che no, non vuoi nient’altro…

E dunque apro i messaggi di Facebook ed eccolo là, l’Altro, con il suo bel numero 8 tra parentesi che pure sbucava dalla nebbiolina di cui sopra e mi indicava con nonchalance i messaggi da leggere: uno arrivava da un fotografo intervistato tempo fa che mi chiedeva di rimuovere l’intervista perché il suo coinquilino – pazzo, penso io – aveva risposto al suo posto; un altro mi proponeva di diventare attrice dato che, secondo la tizia che mi scriveva, le mie foto su Facebook erano belle e avrei potuto avere successo calcando i palchi.
Il resto era Spam.

Non vi dico quando ho reso partecipe Simone della mia scoperta. Lui ne aveva 63!
L’ha scritto sulla sua bacheca ed ecco arrivare immediatamente le “testimonianze” di altri ignari dell’Altro.

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Sulla nostra fan page, lo stesso.

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In pratica nella casella Altro ci sono sì gli scocciatori e le spam ma pure offerte di lavoro che non hai letto, proposte interessanti che ti sei persa/o, premi che non hai mai ritirato, ammiratori più o meno segreti e maniaci, gente che vuol farti fare l’attrice…
Ora, a mo’ di gruppo di autoaiuto o di Alcolisti Anonimi: tu, se come me l’hai appena scoperta, cosa ci hai trovato dentro?

co-fondatrice e caporedattrice

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