Pronto!
Pronto! parlo con il signor Tobias?
Sì, sono io, prego mi dica”.
Sono il direttore del magazine GQ e la chiamo per commisionarle un nuovo carattere tipografico per la nostra rivista… vorremmo che avesse una forma fortemente  ‘maschile’ e che allo stesso tempo fosse più credibile rispetto al lettering che utilizziamo attualmente…”.

È  nato più o meno così il font che oggi, più di ogni altro, rappresenta il clima e le visioni dell’America contemporanea. Il suo creatore si chiama Tobias Frere-Jones ed è un type designer che lavora nella Midtown di Manhattan.
Frere-Jones ricevette questa telefonata a cavallo tra il 1999 e il 2000. Il font venne chiamato Gotham e fu il frutto dell’enorme lavoro di ricerca – soprattutto fotografica – che il designer svolse, andando a riscoprire le tipiche insegne della New York anni venti, quella della depressione economica. In quegli anni la società era stata costretta a riorganizzarsi: l’architettura diventava razionale ed i caratteri abbandonavano gli estetismi delle grazie o i preziosismi dei font “scritture”. Meno formalismi per una grafia più chiara e comprensibile, in una società che imparava a fare a meno del superfluo.

Nacque dunque un carattere bastoni (cioè senza utilizzo di grazie) con una rigorosa struttura quadrata e uno spiccato gusto retrò. Tom Ford, il Tribeca Film Festival, Yahoo, SURFnet e molti altri lo utilizzeranno per il proprio logo.

Il 4 Novembre 2008 venne eletto il primo presidente afroamericano della storia statunitense, dopo una delle campagne elettorali più innovative che la storia democratica avesse sino ad allora conosciuto. Il carattere scelto per rappresentare la visione della futura America fu proprio il Gotham, “per il suo senso di fiducia” dissero dallo staff del presidente, ma anche perché nasce dall’idea di una nazione che ha una storia, e che è allo stesso tempo proiettata verso un futuro di maggiori certezze.

Alle primarie il Gotham dovette scontrarsi con il New Baskerville di Hillary Clinton, un carattere con grazie utilizzato dai grandi studi di avvocati e dalle università americane, una scelta fortemente istituzionale tanto da risultare persino classista.
Vinte le primarie la sfida finale fu invece con il carattere Optima del veterano John McCain: a quanto pare il partito repubblicano non volle rinunciare ad un minimo di grazie.
Vinse di nuovo il Gotham, vinse l’idea di potercela fare, come gli americani ce la fecero nella crisi del ’29. “Yes, we can”!

Nei momenti di crisi le società cercano di trovare il proprio senso nella ragione. Così avvenne con il classicismo greco o con il Bahuaus nella Germania del primo dopoguerra.
Il Gotham ha il sapore di chi ne ha già passate molte, di chi sa che le crisi sono inevitabili, ma è anche inevitabile, poi, superarle: potremmo chiamarlo il carattere dell’ottimismo?