Issues | The Ride Journal #7

Andare in bicicletta è un’esperienza singolare. Le ruote sono due ma tu sei da solo a pedalare, a sudare, a dannarti anima muscoli e fiato su di una salita o a sentire il vento in faccia mentre sfrecci tra le curve di una stradina di campagna deserta. Sei tu a dover chiamare a raccolta ogni singola sinapsi del cervello per non farti metter sotto mentre vai a zig-zag in mezzo al traffico e sei sempre tu a fare affidamento sull’esperienza quando ti trovi di fronte ad un imprevisto come un terreno scivoloso o la portiera di un’auto che si apre a due passi davanti a te e hai appena qualche centesimo di secondo per calcolare cosa fare.
Puoi fare decine di gite con gli amici, hipsteriche partite di bike polo, pedalanti passeggiate in città con il moroso o la morosa ma (tranne nei casi limite del tandem o del seggiolino con pupattolo annesso, il che complica la vita e non di poco) siete comunque tu, la bici e la strada a dover fare i conti l’uno con le altre.

Non sorprende dunque l’uso del pronome personale soggetto io negli incipit di quasi tutti gli articoli che trovi su The Ride Journal, rivista inglese fondata nel 2008 da un giovane video editor appassionato di bici, Philip Diprose, e da suo fratello Andrew, l’uno editor-in-chief e l’altro art director di questo magazine che a differenza di altre pubblicazioni di settore non focalizza l’attenzione sul mezzo ma su chi lo usa e lo vive: il ciclista.

Arrivato alla settima uscita (il lancio ufficiale c’è stato appena qualche giorno fa) The Ride Journal è una bella raccolta di racconti in soggettiva in sella ad una bici, scritti da appassionati di tutto il mondo: viaggi del corpo ma soprattutto dello spirito.
La linea editoriale la riassume bene un paragrafetto imboscato nella sezione how to contribute, che spiega come collaborare con il magazine (che, pure, ha la rara bontà d’animo di offrire in download gratuito i primi quattro numeri):

“Di cosa dovresti scrivere? Quello sta a te. Magari puoi iniziare guardando dov’è che vai in bici? Che bici hai? Con chi ci vai? Ci sono posti che significano qualcosa di speciale, o una corsa o una gara di quelle che si fanno una volta l’anno, o una persona che conosci solo grazie alle bici?Un negozio dove passi troppo tempo e spendi troppi soldi? Una stagione che non vedi l’ora che arrivi? C’è un momento speciale che riassuma il perché vai in bici? Una sensazione di cui vai a caccia?”

co-fondatore e direttore
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