C&B Homeworks | Indie Game

Ve lo dico da ex-giocatore massivo (proprio di quando giochi a Tetris per le ore e poi chiudi gli occhi e vedi i mattoncini cadere e tu li metti in ordine nella tua teste e fai la partita perfetta): vedete ora Indie Game. Perché è anche il momento giusto, visto che molto probabilmente Ralph Spaccatutto (quello che doveva essere il delirio e invece non è stato) vi ha fatto tornare la voglia di rispolverare il Game Boy o l’Atari 2600 e giocare tutto il giorno a videogame rétro.

Sì perché qui non parliamo di Halo, GTA o Dead Space, qui siamo dalle parti di quei videogiochi fatti da ragazzi con problemi di coagulazione del sangue, gli occhiali spessi, gravi disturbi della personalità e del sonno, problemi con le ragazze e con il sociale in generale: insomma i geek, i nerd o dando alle cose il proprio nome, gli sfigati. Quelli che poi, ma guarda un po’, hanno il Genio dentro.

Il documentario – assolutamente godibile anche per chi non ha mai preso un joypad in mano (!)… ma tanto ora ce l’avete TUTTI Ruzzle, quindi siete videogiocatori anche voi – racconta la “vita” asociale e psicotica di tre differenti creatori di videogiochi indie (anzi sono quattro, perché uno è stato creato da due, tornano i conti?).

Questo è quello creato dai più “tranquilli”. Una coppia di amici che passa giornonottex500 a far saltare ‘sto pezzetto di carne che se tocca le lame fa la fine di uno dei personaggi di The Collection. Loro sono i meno preoccupanti: uno ciccio felice, ottimista, con la parlantina e la moglie brutta. L’altro, più depresso, non riesce ad essere contento neanche delle migliaia di copie vendute online nel primo giorno di uscita. Ma in definitiva “tranquilloni”…

Questo è quello che sta nel mezzo. (E che crea il meglio videogioco forse degli ultimi 5 anni… forse 10)? Lui è tipo il genio/sdregolatezza che ci piace vedere. Perché da una parte se ne va in giro con quella dose di arroganza tipica di chi sa che sta creando un pezzo d’Arte più che un gioco per ragazzini, e lo vedi che, anche se magari non l’ammette, dentro quel gioco ci sta mettendo molto di più di una normale passione, ci sta mettendo, letteralmente, tutta la sua vita. Insomma grande arroganza e baldanza sì, ma più che altro gli si vuole bene perché lo vedi che sono solo un meccanismo di difesa. E inoltre mentre lo vedevo per tutto il tempo ho pensato a LRNZ, e lui lo sa che glie l’ho detto che l’ho incontrato ieri all’IKEA (non chiedetemi cosa ci facevo all’IKEA…)… detto questo FEZ è l’ultimo – in linea temporale – videogioco che ha saputo letteralmente incollarmi le dita sui pulsantini: un Capolavoro.

E poi questo: creato dal pazzo vero, l’asociale borderline. Quello che davvero ha lo sguardo che fa paura. Che quando il videogioco è uscito si è messo a rispondere personalmente a TUTTI i commenti social (non so se avete presente la mole…) e alle critiche, praticamente disegnandosi da solo in fronte un mirino grande come quello di Duck Hunt e creando di fatto un nuovo videogioco online: distruggerlo a suon di parolacce.

Queste tre realtà, diverse e in un certo senso lontane per “programmazione”, stili di gioco e geografia, rappresentano uno spaccato molto reale di qualcosa che prevalica persino il videogioco in sè: la creatività, il processo di creazione in quanto tale, dal foglio bianco al capolavoro, in ogni sua forma non importa se fatto di olio, inchiosto, pixel.

Assistiamo alle (dis)avventure di questi tre, con tutto il bonus di speranze, sogni, voglia di sfondare che hanno, ma in realtà stiamo vedendo degli Ego messi su piatto, anzi su piattaforma, dati in pasto ai mostri finali: i videogiocatori. E se il videogioco ha un bug, è l’ego che muore, EGOame Over. Nessuna vita di riserva; non è un caso che tre su tre dicono che se il loro gioco fosse andato male si sarebbero semplicemente uccisi, forse perché il loro avatar gli è morto talmente tante volte davanti che forse hanno un concetto della morte un po’ falsato.

Il documentario è ben fatto, non solo una visione per appassionati, è più profondo di Ralph, forse un tantino meno cinematografico di The King of Kong, e diventa molto interessante se il vostro lavoro ha un qualche sfogo nella creatività applicata.

Ecco, il documentario racconta proprio quel mondo, quelle vite, racconta quelle persone che fanno un lavoro creativo, una di quelle cose che non puoi non fare, perché, paradossalmente, non lo senti come un lavoro, è come dice in TRON «sapete come succede, continui a fare quello che sei convinto di dover fare, anche se ti sembra del tutto assurdo», ed è proprio così, non si potrebbe spiegare meglio.

Certo poi gli altri arrivano e la tua creatività la riducono come la macchina nel quadro bonus di Street Fighter, ma tant’è. Ma c’è quella sensazione indescrivibile di quando crei la tua cosa e vorresti che TUTTI la capissero, e allo stesso tempo credi che NESSUNO la stia capendo davvero. E a quel punto si crea lo scompenso.

E in Indie Game li vedi proprio, tutte le speranze, i sentimenti, il perfezionismo, la disperazione se il gioco crasha, la felicità quando un videogiocatore scopre un passaggio segreto. I videogiochi, come ogni altra forma di creatività, sono il tuo Ego sotto forma di pixel, e quindi i succesi o gli insuccessi li senti cento volte tanto.

Nel film, il più pazzoide dei tre (e non il più genialoide), dice una cosa illuminante, che riassume quasi una generazione, oserei dire la nostra generazione: tutti loro (e per “loro” ci sono artisti, fumettisti, musicisti e scrittori, poeti e chiunque abbia un cervello pensante e “creativo” nel senso di “creare qualcosa”) sono divisi, sono spaccati; c’è la paura della socialità, la tendenza a isolarsi e lavorare in solitaria, quasi l’odio per ogni forma di massificazione (non li vedrete mai al flashmob del gagnamstyle), quasi l’odio per gente… eppure, paradossalmente, quello che fanno (un quadro, un fumetto, una storia, un videogioco) è la dimostrazione (alle volte disperata) di un loro bisogno fondamentale, avere un loro posto nella società, possibilmente un posto comodo, riconosciuto, pieno di amici e persone che gli vogliono bene. C’è che per questa necessità apre un cineblog dove poi non fa altro che prendere in giro gli altri.

Beccati questa susugiùXcerchicerchiomanovellamezzalunaXattattatugheeen