Ma esiste il sessismo nei libri per bambini?

Sapevo che il tema del sessismo nei libri per bambini avrebbe suscitato molte reazioni. Devo dire che i commenti ai precedenti articoli (qua il primo ed il secondo) sono stati tutti molto cordiali e stimolanti e hanno aggiunto spunti di riflessione piuttosto interessanti.
Raccogliendo un po’ di considerazioni ho scritto questa terza parte, non prevista in principio.

Su una cosa credo si possa dire che siamo d’accordo, io e i lettori che hanno commentato il mio articolo, ovvero che non siamo quasi per niente d’accordo!
Poco male. Il disaccordo è un ottimo inizio per tante cose: un’amicizia, un dibattito più ampio, un approfondimento.
Provo a puntualizzare alcune cose, per chiarire alcuni punti, e a proporre qualche idea.
Giuro che non sarà un decalogo!


1. Sessismo o omologazione?

Su questo punto penso che continueremo ad essere in disaccordo. Io continuo a percepire il sessismo come un fattore minoritario, in un contesto di più generica omologazione.
Nei libri e nei film che vi sembrano sessisti, se ci fate caso, tutti i personaggi e le situazioni sono omologati, un po’ “già visti”.
Per questo, più che vedere un libro o un film sessista, vedo semplicemente una storia scontata, con personaggi prevedibili. Forse quella sessuale è un’omologazione più grave, più condizionante, ma non sono certo che sia così. Le storie banali comunicano tutta una serie di modelli limitanti.

[wpcol_1third id=”” class=”” style=””]Nelle storie banali c’è sempre:

– la bionda cretina
– e la mora intelligente
– il ragazzo biondo bello ma crudele
– e il moro più gentile e sensibile
[/wpcol_1third] [wpcol_1third id=”” class=”” style=””]E poi:

– il ragazzo con gli occhiali è un secchione
– il ragazzo che fa palestra è un superficiale
– il ragazzo grasso non esce mai con una ragazza e gioca a Dungeons and Dragons[/wpcol_1third] [wpcol_1third_end id=”” class=”” style=””]E ancora:

– il capoufficio stronzo
– il capoufficio che puntualmente ha un’amante
– l’amante che puntualmente è la sua segretaria, ecc[/wpcol_1third_end]

Sì, le donne rappresentano il 75% della popolazione, e quindi sono molte di più degli adolescenti grassi e brufolosi che lo stereotipo vede come sfigati senza speranza, ma continuo a pensare che l’alternativa non sia tanto la lotta contro qualcosa, quanto semplicemente la ricerca di quello che più vi piace, nei libri, come al cinema e in TV.


2. Se il sessismo è nei libri di scuola

Una lettrice cita una ricerca sul sessismo nei libri di scuola, che però risale a parecchio tempo fa. Io se devo dire, nei libri attuali che ho avuto occasione di sfogliare (perché ho amici che lavorano per i sussidiari) ho trovato più che sessismo la tendenza opposta: la paranoia di risultare sessisti e razzisti ha portato le redazioni a impostare i libri in modo che in ogni pagina ci siano un equo numero di maschi e di femmine, rigorosamente distribuiti per colore.

L’ulteriore paranoia della pedofilia induce le redazioni a censure che hanno dell’incredibile, perché qualsiasi cosa può essere fraintesa. Nelle redazioni si vive da anni nel terrore di poter fare qualcosa di sbagliato. Questa angoscia condiziona profondamente il lavoro di autori e illustratori.

Domanda: ora che nei sussidiari
– maschi e femmine sono in egual numero;
– ci sono bambini di tutte le sfumature di marrone;
– e soprattutto le bambine disegnate al mare indossano rigorosamente il costume intero senza scollatura dietro (sì, perché il costume a due pezzi potrebbe “essere frainteso”. Non sto scherzando: sentita con le mie orecchie) abbiamo ottenuto dei libri migliori?
Francamente mi pare di no. La ragione è semplice: la paura e la stupidità non producono nulla di buono. Distratte da mille paranoie le redazioni sorvolano sulla qualità reali dei libri e su errori madornali che evidentemente, nel giudizio di un sussidiario, passano in secondo piano.

ESEMPIO:

Anni fa la riforma scolastica, credo firmata dal ministro Letizia Moratti, cambiò l’assetto dello studio della storia (e non solo).
Prima si studiava tutto tre volte: dalla preistoria alla Seconda Guerra Mondiale. Si studiava alle elementari, poi alle medie, poi nuovamente alle superiori.
La riforma dispose invece un unico ciclo storico di studio, dalle elementari alle superiori. In questo modo in quinta elementare mi pare si arrivasse alla vigilia del crollo dell’Impero Romano.
Morale: le redazioni delle case editrici si trovarono davanti a un dilemma: ridurre il numero di pagine dei libri o mantenerlo uguale? Per vari motivi, scelsero la seconda soluzione e per farlo gonfiarono i contenuti in diversi modi: aggiungendo illustrazioni e annacquando i testi, ripetendo più volte gli stessi concetti. Ricordo che un amico lavorava a un sussidiario che seguendo questo principio vide raddoppiare le pagine sulla preistoria, salvo che gli autori non erano preparati ad aggiungervi contenuti. Ne venne fuori una serie di illustrazioni extra, ispirate perlopiù a episodi inediti abbozzati dagli autori in poche righe.
Uno che mi aveva divertito molto era relativo al trasporto del fuoco nella preistoria. Sì, perché essendo l’uomo nomade, è ovvio che ogni volta che si spostava, portava con sé il fuoco, sempre accesso.
Che degli uomini nudi e pelosi migrassero portandosi il fuoco dietro era un’idea piuttosto curiosa, e il mio amico chiede conferma.

«E’ un fatto storicamente accertato?»
«Sì» rispondono, «gli uomini portavano con sé delle pietre incandescenti.» (Dove le avessero reperite non era specificato).
Il mio amico chiede ancora: «Come le trasportavano?»
Risposta: «Le tenevano in mano a turno.»
Ecco, questi sono i libri su cui studiano i vostri figli.

Esempi così ne ho a pacchi.
Ed ecco perché il sessismo mi sembra un problema relativamente urgente.
Ne volete un altro al volo?
Il figlio di un’amica ha qualche dubbio di coerenza storica. La sua domanda è: «I dinosauri salirono sull’Arca di Noè?»
Risposta dell’insegnante di religione: «No, perché non sono mai esistiti.»
Fate voi.


3. Generi e sottogeneri

Abbiamo parlato di sussidiari, quindi dei veri e propri libri di testo su cui studiano i bambini. Ma le ricerche che ho trovato io, e che hanno ispirato il primo articolo, parlano genericamente di libri per bambini. Nelle fonti citate ho riconosciuto poi esclusivamente case editrici scolastiche, che producono però non sussidiari ma libri di narrativa e illustrati, che hanno una confezione più vicina ai presunti gusti delle maestre e hanno un’impostazione più marcatamente didattica.

In breve: si tratta di un sottogenere, dove il sotto, come ho già spiegato, non è un giudizio sul valore, ma semplicemente una definizione commerciale. La mia principale opposizione è questa: dove si fa una ricerca su un genere ampio, i libri per bambini, osservando solo un sottogenere, i libri scolastici, qualunque siano le conclusioni, si commette un errore di valutazione. Siete d’accordo su questo?

Se i libri esaminati sono sessisti, il titolo della ricerca dica: i libri del tal sottogenere sono sessisti. Sembra ostinazione la mia ma non lo è. Le cose hanno un nome.
Se si vuole esprimere un giudizio ampio sui libri per bambini bisogna esaminarli tutti, senza dimenticare nessun genere. Compresi i romanzi.


4. Classici sessisti

Un altro tema emerso è quello sul sessismo dei classici. Anche qui, non riesco a vedere realmente il problema. I classici proponevano una serie limitata di carriere possibili: le donne se non erano principesse erano sguattere o matrigne cattive o streghe. Gli uomini erano principi, cacciatori, briganti. Non c’era l’operatrice di call-center perché ancora non esisteva e non c’erano ballerini perché gli uomini erano obbligati a ruoli virili, così come le donne a ruoli domestici e virginali. I classici sono stati scritti in un’epoca fortemente sessista, che ha limitato i confini del mondo femminile alla casa, ma era anche un’epoca in cui in generale la libertà delle scelte individuali era molto limitata: era consuetudine continuare l’attività del padre, che fosse stagnaio o possidente terriero, era comune sposarsi con qualcuno scelto dalla famiglia per perseguire interessi economici che nulla avevano a che vedere con l’amore e i sentimenti.

Ora, una sfumatura importante: le storie contestualizzate in quel tempo sono anch’esse sessiste?
Questo punto mi rende molto perplesso, perché se devo giudicare tutto secondo un principio di attualità mi viene il dubbio: se scrivo una storia ambientata negli anni in cui i neri sui bus americani dovevano stare seduti dietro, sono un razzista?
Credo che una cosa sia sostenere che le donne debbano stare a casa a cucinare, una cosa sia raccontare una storia in cui le donne stanno in casa a cucinare.
Una è apologia, l’altra narrativa.

Se è vero che la narrativa del tempo può avere tentato di trasmettere determinati modelli, rimane sessista se letta ai giorni nostri? L’alternativa in questo caso quale sarebbe? Non leggerla? Oppure aggiornare i classici, riscrivendoli come se fossero concepiti oggi?
Qualcuno tempo fa propose di fare qualcosa di simile con il cinema, proponendo di rimuovere dai vecchi film le sigarette, visto che oggi nei film non si fuma più.
Nuovamente, vedo una sola semplice soluzione al problema. Più libri. Se è vero che i libri propongono ai bambini dei modelli, è vero anche che bisogna crescere i bambini con più modelli possibile, perché tra di essi possano riconoscere il proprio.
Ma attenzione: se alla fine, il modello scelto sarà quello della principessa vestita di rosa, saprete accettarlo? Perché esiste anche questa eventualità.


5. La principessa omologata

Non cito la principessa vestita di rosa a caso. Contro le principesse e contro l’omologazione del marketing dell’abbigliamento infantile che vuole le bambine vestite di rosa c’è un vero e proprio movimento. Ma le principesse fanno così male alle bambine?

Mi viene un altro dubbio: io sono diventato così antipatico perché da bambino giocavo con le Barbie?
Non lo so. Penso che la regola base del judo sia la miglior forma di lotta. Anziché attaccare, anziché contestare e proibire, accompagnare. A vostra figlia piacciono le principesse? Compratele un sacco di libri di principesse! Basta cercare, ce n’è di ogni genere.

Non voglio prendere troppo spazio e quindi ve ne racconto solo uno:
La principessa sulla zucca, Linda Wolksgruber, Arka Edizioni.
E’ la storia del classico principe che cerca moglie. Ma le principesse gnégné lo hanno stufato, lui ne cerca una sportiva! Innanzi tutto dovrà arrampicarsi su una scala ripidissima, poi dovrà dormire su un letto sotto il cui materasso ha nascosto una zucca.
Si tratta chiaramente della rivisitazione della Principessa sul pisello, in chiave comica e, se volete, anti-maschilista.
Alla fine il principe avrà una bella sorpresa.


6. Libri sessisti: plurale e singolare

Se posso capire che, sia come sia, la ripetizione di uno stereotipo risulti fastidiosa, ho ancora una perplessità particolare rispetto al libro sessista, al singolare.
Se molti libri che ripetono un modello limitato di femminilità o di carriera femminile possono essere considerati, volutamente o meno, sessisti, si può dire lo stesso del singolo?
Perché se già l’accusa sul plurale mi lascia dubbioso, quella al singolare mi spaventa un po’. Il senso è questo: una serie di libri creano un contesto. Limitato, ma comunque un contesto. Ma il libro singolo? Un singolo libro può dirsi sessista?
Lo sarebbe se facesse affermazioni dirette sull’inferiorità delle donne. Ma se si limita a raccontare una storia? Può dirsi sessista solo perché racconta la storia di una principessa che vuole sposare un principe?
Questo mi sembra pericoloso.

Dieci libri di principesse che vogliono sposare principi cominciano a creare un modello, ma anche il singolo libro è “sbagliato”?
Non ho percepito questo nei vostri commenti, ma nella lotta di alcune mamme contro lo stereotipo femminile, sì. Scegliere solo libri che possano individualmente dirsi anti-sessisti, come ho sentito dire ad alcune persone, in cosa si traduce? Nel comprare solo libri in cui non ci sono principesse?
E’ una scelta che vedo come una privazione, sull’efficacia della quale credo sempre molto poco. Le vostre bambine idealizzeranno il libro di principesse come oggetto di desiderio proibito, quando invece è solo un libro.

Il rischio che percepisco poi è questo: se ogni singolo libro può essere accusato di sessismo, allora si può vederlo praticamente ovunque. Ho analizzato, riflettendo su questa implicazione, alcuni miei libri. Applicando i principi anti-sessisti dichiarati nelle ricerche che ho consultato mi sono reso conto che Marlène Baleine, sarebbe un libro più volte sessista. Marlène infatti è una bambina grassottella, quindi una connotazione negativa associata a una bambina. Tutto cambia quando l’istruttore di nuoto le parla, una figura adulta saggia e maschile. Alla fine, quando con il tuffo inonda la bambina che la prendeva in giro, ci risiamo: la più antipatica tra i compagni è una bambina.
Quindi: per non essere sessista, e non trasmettere una connotazione femminile negativa (o perdente) doveva essere: un bambino grassottello, preso in giro da altri bambini, ma illuminato dalle parole di un’istruttrice di nuoto.

Se ci ragionate un po’, capirete che è assurdo, ma è esattamente la direzione verso la quale andiamo se non stiamo attenti. In molte redazioni si lavora già con questa mentalità da regime maoista. Mi sembra che in generale non faccia bene alla letteratura.


7. I libri costano cari

Un lettore ha ammesso che i libri belli, gli album illustrati di qualità, non sono pieni di stereotipi come lo sono altri, che però costano meno. In edicola un libro costa due euro, in libreria un buon libro, ne costa 30, mi scrive.
Qui si apre una riflessione complessa.
Innanzi tutto dobbiamo fare un discorso sulle priorità. Se i libri sono una priorità, il costo passa in secondo piano. I francesi, che vivono i libri come una priorità, ai saloni ne comprano 6-7 per volta.

Gli amici italiani di solito contestano questa affermazione dicendo che i francesi guadagnano di più. E’ vero, ma la vita in Francia, mediamente, costa il 20%-30% più cara. In Francia lo stato finanzia le famiglie con un assegno mensile per ogni figlio per molti anni, ma in Francia si pagano anche più tasse. In Francia le regioni finanziano le attività culturali e i saloni del libro. Una cosa che non fanno i loro assessori è mettere le squillo in conto spese.
Sarà una coincidenza?
Poi: i francesi in generale sono meno fashion victims degli italiani, che vestono firmato dalla testa ai piedi. Poco importa che le firme siano originali, è una questione culturale.

In Italia mediamente vedo che il primo telefonino i bambini ce l’hanno intorno agli 8-9 anni. A 12-13 hanno l’iPhone. Come ripeto è questione di priorità. Ai bambini serve più una biblioteca ricca o l’iPhone? Sta a voi deciderlo.

Prima che quelli di Apple se la prendano a male, ci tengo a dire: non ho nulla contro iPhone. E’ un ottimo oggetto non-indispensabile che l’azienda è riuscita ad imporre con un’efficace azione di marketing per cui chiunque sulla faccia di questo pianeta adesso lo desidera.
Ho molta ammirazione per il vostro lavoro signori, credetemi, non sono ironico. Continuate pure così, non mi date nessun fastidio. Anzi, anche se non ho un iPhone, se occorre, vi farei volentieri da testimonial.
Sono serissimo. I soldi piacciono anche a me.

Lo so che ora mi scriverete che voi non vestite firmato e i vostri figli non hanno l’iPhone.
Fate così: passate il prossimo anno in Francia, poi tornate in Italia e ditemi cosa notate d’impatto. Girate, guardate, raccogliete impressioni. Poi le confronteremo. Può darsi che le mie siano sbagliate o sproporzionate, ma voglio sentire le vostre dopo che avrete visto un po’ delle cose che ho visto io.

Detto questo: ancora non ho capito i motivi che rendono italiani e francesi così diversi.
Fuori di polemica, sto cercando di analizzarli. Italia e Francia possono dirsi cugine, o vicine di casa se preferite: in casa di una non ci sono quasi libri, in casa dell’altra ce ne sono tanti.
La scuola di una trabocca letteralmente di libri, la scuola dell’altra non ha una biblioteca. Perché?

Per ora non ho risposte. Ho appena finito però il Festival di Saint-Orens, che oltre ad essere finanziato da regione e comuni è animato da centinaia di volontari. La maggior parte sono attivissimi pensionati. Perché gli anziani francesi non stiano a casa a rincoglionirsi di TV è un altro mistero, ma sono una realtà di tutti i saloni.
Saloni del libro in Francia ce ne sono ovunque e ovunque sono mossi principalmente da volontari pensionati. I miei accompagnatori hanno l’età media di 65 anni: fanno da autisti, cucinano per centinaia di persone, montano e smontano gli stand, ridendo tutto il tempo. Per arrotondare i finanziamenti pubblici (che anche in Francia sono sempre meno) preparano torte che vendono alle fiere.
Alain, mio autista da tre anni, mi ha detto: «Sai, quando la gente si dà da fare poi le istituzioni sono obbligate a darsi da fare anche loro.»
Potrebbe essere un indizio utile per capire un po’ di cose.


8. Se i libri costano davvero troppo

Se il costo del libro per voi è davvero impossibile ricordatevi che ci sono le biblioteche.
La maggior parte delle biblioteche appartiene a una rete, più o meno grande, per cui è possibile avere libri anche da altre biblioteche. Di solito il servizio è gratuito, altre volte prevedere un contributo per la benzina di uno o due euro. In Italia, un paese devastato da governi pessimi che negli anni, alternando destra e sinistra al potere, hanno depenalizzato l’emissione degli assegni scoperti e legalizzato il gioco d’azzardo, privatizzato il privatizzabile e liberalizzato il liberalizzabile, tolto medicinali dall’esenzione del ticket ma in compenso ridotto il costo del parcheggio per gli yacht nei porticcioli*, ho incontrato bibliotecarie molto in gamba.
Cercatele: non vedono l’ora di essere al vostro servizio.

* Provate a cercare chi ha firmato i singoli decreti e avrete piacevoli sorprese.


9. Le parole da non dire…

In generale in Italia, ma non soltanto, anche in Europa, in America e, per quel che ho visto, in Australia, a partire dagli anni ’90 si è sviluppata una paranoia diffusa: quella di offendere le minoranze. Per questo i ciechi sono diventati non-vedenti, gli spazzini operatori ecologici, gli immigrati (già vucumprà e poi extra-comunitari) sono diventati migranti.
E’ come se a un certo punto tutti avessero maturato un titolo di accrescimento. I vecchi sono diventati anziani, gli handicappati diversamente abili.
Personalmente, non ho mai creduto a questo come una forma di maggiore rispetto. Del resto non ho mai pensato che vecchio, spazzino o cieco fossero degli insulti.
Le società che improvvisamente cambiano i nomi alle cose mi fanno sempre pensare ai regimi. Quello fascista abolì le parole straniere, quello di Gheddafi, se non ricordo male, cambiò il nome dei mesi dell’anno, ma di esempi ce ne sarebbero tanti.

In Australia, durante l’incontro con una classe, ho mostrato il disegno di una famiglia cinese. Finito l’incontro l’addetto stampa mi ha detto che loro non dicono “cinese”.
«E come li chiamate i cinesi?»
«In nessun modo.»
Mi ha detto che il motivo è che ci sono molti immigrati.
Il che non spiega la ragione per cui non si possa dire “cinese”.
Penso che il motivo sia la nuova paranoia, quella di insultare gli immigrati chiamandoli per quello che sono. Quindi: niente cinese, niente arabo, perché sono una connotazione etnica o comunque di provenienza. Però attenzione: si può dire svizzero, francese o americano senza nessun problema. Non si può dire musulmano, ma si può dire cristiano metodista.
Interrogato, nessuno sa realmente spiegarne il motivo.

Questa forma di presunto rispetto sta dilagando ovunque e in ogni cosa. A scuola per indicarti una maestra grassa i bambini sono in imbarazzo. Capisci “grassa” senza che lo dicano, perché i loro gesti, anche non palesi, tradiscono il pensiero. Però gli insegnano che grassa non si dice. Non siamo ancora al “diversamente magra” ma penso che manchi poco.


10. … e il sessismo a “senso unico”

Cosa c’entra questo discorso? C’entra, perché penso che faccia parte dello stesso pensiero, che cerca in ogni modo conflitto dove non ce n’è nessun bisogno. Si cercano i libri sessisti e si tolgono i presepi dalle scuole perché potrebbero “offendere” qualcuno.
Io ho sempre odiato il presepe quindi la cosa mi lascia indifferente, però mi dà da pensare.

Spesso chi difende, o pensa di farlo, una minoranza (o nel caso delle donne in realtà una maggioranza) o un principio, pensa che la difesa (e l’offesa) siano a senso unico.
Ma non è così. In parole povere: il razzismo non è solo quello dei bianchi contro i neri.
E il sessismo non è quando si dice che le donne devono stare a casa a fare la maglia.
Razzismo è dichiarare la presunta inferiorità di chiunque in base alla razza. L’odio razziale è l’odio nei confronti di chiunque, basato su un presupposto di razza. Il sessismo è l’apologia di un comportamento ritenuto convenzionale e opportuno.
Quindi, notizia scoop: sono razzisti anche i neri. E lo sono anche i cinesi.

E il sessismo?
Proprio mentre scrivo un’amica tedesca che dovrebbe illustrare un mio libro mi dice che preferirebbe cambiare un personaggio nella mia storia. E’ una vicina di casa che diffida di un vicino perché è diverso. Mi scrive chiaramente che, visto il dibattito sul sessismo molto acceso anche in Germania, sarebbe meglio se fosse un vicino maschio.
Quindi, l’uomo – in un racconto di fiction – può essere ignorante e diffidente, ma se lo è una donna è sessismo?
Credo che ci sia da stare molto attenti perché con questi presupposti una battaglia nata con buoni propositi rischia di trasformarsi in una caccia alle streghe.

Alla fine… è venuto lo stesso un decalogo. Scusatemi, però, giuro, io ci ho provato!
Scherzi a parte, se alla fine delle riflessioni siete convinti di dover cercare il sessismo nei libri per bambini, va bene, continuate pure.

Se pensate che la donna che in un libro lava i piatti sia un messaggio sessista, ricordate però: ogni volta che in un libro c’è un papà che va a lavorare è sessismo.
Ogni volta che il papà guida la macchina è sessismo.
Ogni volta che papà ha in mano un martello, indovinate che cos’è?

Ricordate? Sono cresciuto giocando con le Barbie. Non ho figli, ma quando li avrò pretenderò libri in cui i papà facciano qualcosa di meno convenzionalmente maschile che appendere quadri al muro. Io suono la chitarra elettrica, non ho un’auto, porto gli anfibi, metto lo smalto per le unghie e mi piace guardare il sedere delle ragazze.
Mi piace anche cucinare ma odio cambiare le lampadine e aggiustare i termosifoni. E non mi piace guardare lo sport in TV. Sono eterosessuale, ma che gli altri siano gay, si bacino o si sposino, non mi crea nessun problema. Sono anche vegetariano, ma se gli altri si abboffano di cinghiale non mi traumatizza. Sono ateo e gli altri intorno a me possono credere in quel che gli pare, a condizione non mi suonino il campanello di domenica alle otto del mattino per parlarmene, perché rischiano di trovarmi di cattivo umore.

Ecco, nei libri voglio un papà così. Altrimenti potrei pensare che il mondo cerchi di convincere mio figlio che un bravo papà è quello che cambia le lampadine e che lo accompagna a scuola in macchina e finirebbe col vergognarsi del suo, solo perché non esce di casa per lavorare e perché suona la chitarra elettrica.
Vi sembrerebbe una richiesta ragionevole?

Mi auguro sinceramente di no.

Spero abbiate voglia di chiacchierare ancora su questo tema. Ma quando avremo finito penso si debba fare seriamente qualcosa per la lettura. In Italia si chiacchiera molto e si legge poco.
Personalmente, come autore, posso anche fregarmene, io i libri li vendo in 30 paesi.
Però in Italia ho tanti amici, e vedere crescere i loro figli, che sono un po’ i miei nipotini, in un paese così povero di letteratura (pur producendone moltissima) mi dispiace un po’.
Bisogna fare qualcosa, ci proviamo a farlo insieme? Vi va?
Rifletteteci. Ne riparliamo a breve.

editorialista

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