Dieci classici fenotipi da sala cinematografica

Il cinema per alcuni è una passione. Per tutti gli altri… non si è ancora capito. Facciamo luce su dieci classici fenotipi da sala cinematografica, i più comuni (ma di sicuro non gli unici).

[wpcol_1half id=”” class=”” style=””]
1. QUELLO CHE VA AL CINEMA LA DOMENICA

Il frequentatore della domenica è in genere uno con la moglie, di mezza età. Ha una vita normale, pensa che la commedia alla Boldi, De Sica, Ghini sia volgare e per questo va a vedere una commedia diversa (perché ha voglia di svagarsi), una di quelle italiane frutto dell’evoluzione Bisio-De Luigi che giustifica con frasi tipo: “In fondo, è un po’ il senso della tradizione della commedia all’italiana”. Ovviamente, non ha ben chiara l’idea di commedia all’italiana. In alternativa, guarda i film con George Clooney o le commedie romantiche con Julia Roberts. È un po’ meglio di altri. Ha avuto una settimana da schifo e va al cinema alle 18:30, al massimo alle 20:30. Non ama le file lunghe alla cassa e se un film è troppo complesso si irrigidisce perché diventa noioso. Controlla gli orari dei film sul quotidiano. Chiacchiera ogni tanto ma non disturba troppo, esce e torna a casa perché il giorno dopo gli tocca iniziare un’altra settimana. Un’altra settimana da schifo.

3. QUELLO CON I BAMBINI

In genere va al cinema in un orario compreso tra le 15:30 e le 19:00, in una multisala o vicino casa così torna subito a preparare la cena. Sotto le feste, nella fascia pomeridiana, ha il diritto di prelazione sui ¾ della sala. Ha figli piccoli, molto piccoli, non necessariamente carini e particolarmente irrequieti. Compra ai propri infanti schifezze varie e giochi di intrattenimento, li porta a vedere i film della DreamWorks e poi gli spara gli occhialetti 3D perché così loro stanno più zitti. Passa i 97 minuti della pellicola a rispondere alle domande del figlio (domande della serie: ma chi è quello? E quello? Ma quello perché fa quella cosa? E quella cosa è brutta?) e svela al bimbo, e a te che sei di fianco, misteri meravigliosi e insondabili, taciuti da secoli; cose tipo: “Quello è cattivo a papà, quella è la cattiveria”. Spesse volte ha un pargolo che scalcia e s’arrampica di continuo e che, casualmente, gioca con i popcorn usando il vostro orecchio come bersaglio. Quello con i bambini di solito si limita ad aggiungere alla situazione una cosa tipo: “Lascia stare il signore papà”. Se siete fortunati il bambino ogni tanto urla, se siete sfortunati il bambino spesso sbavetta. Dopo aver visto il film accanto a quello con i bambini non avrete più voglia di avere figli.

5. QUELLO IMPEGNATO

Quello impegnato non va in multisala. La multisala è degradante. Ama le sale piccole e sfigate in cui condivide il posto, strettissimo, con un signore solo e occhialuto che è stato lasciato dalla moglie e che una volta era uno importante. Guarda solo film spacciati per introspettivi e al massimo si sciroppa le storie ambientate in Iran o nell’ex URSS. Predilige i drammi personali di pesantezza non indifferente, quelli che in Italia vivono del ricircolo delle stesse facce di cinema d’èlite provinciale, distribuiti in un numero di sale rintracciabili solo con un radar della CIA. In genere è un radical chic di città che si immola per avere un argomento di discussione interessante la settimana seguente, che scrive una recensione in cui dice che la critica non è stata oggettiva e che “sotto sotto” c’è molto di più. Esce dalla sala, stretto nel suo parka o nel montgomery, con un magone d’angoscia non indifferente e, dopo avere rielaborato di volta in volta un mistero della recente storia contemporanea, un dramma familiare, un crack finanziario o un amore adultero in un paese del nord-est, affoga la disperazione filmografica in un kebab. In genere dice cose come: “Sì, ma la trama non è importante”. In alternativa, lancia un: “Si vede che il regista è maturato. Hai presente com’era in quella prima opera mai distribuita, quella messa giù a tavolino quand’era ancora al college?”. Va al cinema sempre con le stesse persone o, al massimo, da solo.

7. QUELLO CHE VA AL CINEMA PER POMICIARE

Quello che va al cinema per pomiciare non conosce orari, non ha gusti precisi, è ovunque: ogni film è buono, ogni ora è buona, ogni posto è buono per pomiciare e (soprattutto) per rovinarvi il film. Ha tra i 15 e i 35 anni ma, cosa tristissima, in alcuni casi può trovarsi anche tra gli over 47. La sua fidanzatina/ragazza/moglie/compagna ha la sua età o – nel caso dell’over 47 – è notevolmente più giovane. Il biglietto non l’ha comprato lui, l’ha comprato lei a caso. Non sa nemmeno cosa va a vedere. Per non dare nell’occhio si butta SEMPRE in ultima fila e qualche volta dà poche, semplici indicazioni che riguardano la scelta del film; solitamente (ma non per forza) preferisce pellicole poco famose ad orari improbabili. Vuole evitare di incontrare (nell’ordine, a seconda delle situazioni) i genitori, l’ex e i figli ma in fondo non si vergogna. Ha la mania del polipo e del risucchio ed è, da un punto di vista acustico ed emozionale, insostenibile. Se siete single per sfiga aggrava la vostra situazione, se siete single per scelta fortifica la vostra posizione, se siete accoppiati vi fa venire qualche dubbio.

9. QUELLO CHE USA IL CELLULARE

Quello che usa il cellulare è uno dei peggiori in circolazione. La sua mano deve aver conservato una sacca cutanea quasi atavica, ancestrale, in cui infila – all’occorrenza – odiosissimi smartphone di ultima generazione. Quando mangia usa il telefono, quando si addormenta usa il telefono, quando caga usa il telefono. Al cinema ovviamente non lo spegne e non mette nemmeno in modalità silenzioso (e la distinzione, vi assicuro, non è irrilevante). Rovina ogni inquadratura  con la luce azzurrina del display nella parte bassa della visuale, tasteggia in maniera maniacale e – cosa terribile – se qualcuno lo chiama RISPONDE dicendo: “Scusa, sono al cinema, ci sentiamo dopo?”. In genere, ovviamente, lo fa proprio durante una scena clou. Non concede la minima attenzione allo schermo e si giustifica dicendo che può fare due cose contemporaneamente perché lui è multitasking. Controlla sempre i risultati della partita, scrive all’amante su WhatsApp e, negli ultimi tempi, gioca a Ruzzle. Va bandito da ogni sala cinematografica che si rispetti perché – cosa più importante di tutte – non si vergogna.[/wpcol_1half] [wpcol_1half_end id=”” class=”” style=””]

2. QUELLO CHE MANGIA

Quello che mangia compra il biglietto del cinema solo per entrare nell’area accesso riservata, quella che sta subito dopo le casse e prima dell’ingresso in sala, quella delle robe ipercaloriche. Prende sempre il menu XXL con maxi maxi cola e un cestino di popcorn che pare una betoniera; si giustifica dicendo che la versione XXL conviene molto di più se paragonata al prezzo della XL. Prende i tacos con la salsine perché ama il piccante, le caramelle perché sono sfiziose e la coca perché è la coca. Gli avanza al massimo un pezzo di pizza che finisce di sbrodolare in sala sul vostro braccio scusandosi quando il pomodoro rancido vi arriva sulla scarpa. Se vi capita di fianco, lo scambiate per un roditore in calore: il rumore è incessante e continuo, ossessivo e meccanico. Ogni tanto alza le mani dalle cibarie solo per togliersi i pezzi di alimenti dai denti e farvi fare amicizia coi suoi molari. Di svantaggioso ha l’alito, l’odore e le movenze. Se si gira a chiedervi un’informazione, avvicinandosi, siete finiti. Il film è per lui ovviamente un dettaglio.

4. QUELLO CHE PARLA

Quello che parla è accompagnato da due tipologie di persone: quello che parla altrettanto o quello che, per disperazione, ha smesso di parlare. Non capisce la trama, non capisce il senso del film, fa fatica a ricordare i nomi dei personaggi, commenta gli accadimenti. Chiede informazioni e, di frequente, fa battute sulle scene burlandosi di situazioni serissime (scontri in Medio Oriente, lutti, incesti e molto altro). Disturba le tre file a nord e le tre file a sud della sua postazione, sbuffa, ride senza contegno e ogni tanto spara frasi altisonanti che pensa gli altri possano condividere. In genere è quello a cui una acida come me dice: “Scusi, potrebbe smetterla?”. Se sta vicino a un altro che parla, siete fottuti. Potete al massimo mortificarli o in alternativa cambiare posto. Se sta vicino a uno che ha smesso di parlare, potete sorbirvelo e – nel mentre – provare una profonda compassione per chi non è ancora riuscito a tirargli un ceffone. Perché quella persona si sta vergognando. Eccome se si sta vergognando.

6. QUELLO CHE ALLA FINE FA L’APPLAUSO

È irrimediabilmente italiano e sto ancora cercando di capire chi gli ha detto che, dopo un film che t’è piaciuto o – ancora peggio – dopo l’atterraggio di un aereo, si applaude. Deve essere stato ossessivamente influenzato da National Geographic e dalle foche. Esprime il proprio giubilo soddisfatto aggiungendo un sospiro, un fischio o una parola di approvazione quando i due protagonisti si baciano. In genere è alle ultime file. Non ha più di 35 anni. Se il film finisce bene, è contento. Per questo non va mai a vedere film che finiscono male.

8. QUELLO CHE NON L’HA CAPITO

Quello che non l’ha capito al cinema ce l’hanno portato. O meglio, l’hanno portato a vedere proprio quel film. Lui voleva vedere un’altra cosa, una cosa semplice. Non l’ultimo di Malick o un giallo in cui l’assassino non si vede all’inizio. Ce l’ha portato la fidanzata. O al massimo il figlio giovane. Per non tradirsi, lui c’è andato; ma non ci voleva andare. Sta zitto, più o meno, durante tutta la pellicola. Ogni tanto chiede delucidazioni, giusto per essere aiutato: è sicuro che di lì a breve tutto sarà più chiaro, basta aspettare. Arriva alla fine del film che sta ancora aspettando. Sorride svuotando la sala, utilizzando le uscite di sicurezza poste ai lati dello schermo, chiedendosi perché gli altri sembrano tranquilli. Fa finta di apprezzare con lo sguardo e ripensa alla trama, cercando una via d’uscita. Poi l’accompagnatore gli chiede un’opinione, un confronto. E mentre pensa che non ha capito una ceppa risponde, sconsolato: “Qualche punto mi è ancora poco chiaro”.

10. QUELLO CHE VA AL CINEMA A NATALE

Il frequentatore delle vacanze natalizie è, insieme a quello con il cellulare, il peggiore della lista. Anzi, direi che è il peggiore e basta. Pensa che la commedia alla Boldi, De Sica, Ghini sia divertente e che andare al cinema voglia dire spendere 8 euro a biglietto, in multisala, dopo una fila di 7 ore, per vedere culi e tette e cosce e basta. Pensa che culi e tette e cosce e basta siano divertenti. Dice che ha bisogno di ridere, che non è colpa di Berlusconi, che Maria De Filippi almeno la gente la capisce. Porta i figli, due o tre, e li abitua al cinema delle vacanze. Pensa che gli altri film non esistano e che le cose che durano più di 102 minuti siano da bandire. Preferiva Boldi e De Sica insieme perché facevano ridere di più. Ha un’utilitaria ma vorrebbe avere un SUV. Va in vacanza in un villaggio turistico Alpitour perché almeno i bambini, così, sono al baby club. Pensa che al cinema ci si possa stendere e si possano appoggiare i piedi sul sedile davanti; ma questo non succede mai, perché va al cinema solo durante le vacanze e perché durante la vacanze la sala è sempre piena. In genere prende una battuta del film e la riutilizza come tormentone per un paio di mesi: crede che faccia ridere. A me, di solito, fa solo piangere.[/wpcol_1half_end]

Altre storie
La Camel Mobile Library: la biblioteca nomade del Kenya