Ma esiste il sessismo nei libri per bambini? Letteratura per l’infanzia e neo-paranoie, pt. 2

(continua dalla prima puntata)

Finalmente i libri sulla famiglia gay

L’ossessione per il sessismo produce, oltre a ricerche superficiali, anche libri che sono a loro volta libri brutti.
Uno dei motivi per cui i libri di narrativa scolastica sono brutti è che hanno la pretesa di insegnare qualcosa, e per essere certi che i bambini imparino quel qualcosa si fa in modo che non ci sia altro che l’insegnamento e che il suo messaggio sia evidente fin dal titolo.

L’ansia di fornire ai bambini modelli educativi alternativi genera purtroppo libri non dissimili. Di recente ho scoperto una casa editrice il cui scopo sarebbe quello di presentare ai bambini una famiglia non convenzionale, in cui ci sono quindi due mamme o due papà.
Non avendo trovato libri che proponevano questo tema, gli editori (che si sono improvvisati tali, visto che prima facevano altro) hanno deciso di farne di propri, invadendo così un campo professionale in cui sono incompetenti, giustificati dalla bontà dello scopo.

Quando capitano queste cose, mi chiedo solo: perché?
Nei libri c’è tutto, basta cercarlo. In Francia i libri con due mamme e due papà sono talmente diffusi che sono venuti a noia. Bastava cercarli un po’ meglio.
Certo: bisogna conoscere il francese e sapersi orientare nel mare dell’editoria. Ma allora ecco che nuovamente il problema non sono i libri sessisti. Il problema è che chi vede il sessismo nei libri guarda solo sotto casa e piuttosto che studiare le cose in modo più approfondito preferisce credere di essere l’unico portavoce di un’idea, farsene cavaliere e diffonderlo in modo maldestro.
Ecco, questo è uno stereotipo della nostra società da combattere realmente: quello che impone di assumere persone in base al sesso, quello che ci fa di accettare uno scrittore mediocre solo perché è gay. Gli scrittori devono essere scrittori, prima che omosessuali, e gli editori devono fare bei libri: non esiste giustificazione per la mediocrità.

Esaminare meglio la realtà

Mi sono fatto abbastanza nemici con questo articolo? Spero di sì.
A parte gli scherzi spero di avervi fornito qualche spunto di riflessione interessante, anche se un po’ conflittuale. Prima di accusare i libri di educare in modo sessista le nuove generazioni credo si debba valutare una scelta più ampia di pubblicazioni. Di tanti libri che ho letto ricordo molte bambine avventuriere e molti papà che lavano i piatti. C’è da dire però che i papà che lavano i piatti li ho letti soprattutto nei libri svedesi, più che in quelli italiani, ma forse è perché i papà svedesi lavano effettivamente i piatti?

A questo punto forse occorre esaminare più attentamente noi stessi e le nostre famiglie.
Sono cresciuto giocando con i robot e le macchinine, con i Lego e con le Barbie di un’amichetta da cui andavo al pomeriggio. In seguito non mi sono mai posto il problema che quello che facessi fosse da maschio o da femmina. Da bambino ho fatto nuoto e poi pallavolo, perché il calcio non mi piaceva.
Ho frequentato una scuola dove c’erano perlopiù ragazze. Se compro abbigliamento cerco spesso tra le cose da donna, perché trovo quelle da uomo più noiose.
In casa cucino, lavo i piatti, niente di strano.

Però vedo che non è per tutti così. Ci sono miei coetanei che mandano i bambini rigorosamente a calcio se sono maschi e a pianoforte se sono femmine. Sono i bambini a scegliere o i genitori? Non lo so, ma so per certo che in tanti non manderebbero i figli maschi a danza o le femmine a baseball.
Tra i miei coetanei sento spesso mamme giustificare i bambini particolarmente vivaci dicendo “si sa che i maschi sono così” e sento papà che non cambiano pannolini, perché le mamme pare siano più predisposte per questa attività.
Alla fine, non sarà che la famiglia italiana, aldilà di tante battaglie per l’eguaglianza, è ancora ferma a qualche decennio fa?
Forse bisognerebbe indagare seriamente anche questo, prima di scagliarsi contro i modelli educativi proposti dai libri?

Ma gli uomini lavano sul serio i piatti?

Negli anni ’60 la rivoluzione giovanile condannò vari stereotipi della società del tempo, ma solo provvisoriamente. Gli stessi che nel ’68 occupavano le università rivendicando posto per i giovani, ora sono vecchi dirigenti delle stesse università, e non si schiodano nemmeno con le cannonate. Quanto a quelli che in virtù della rivoluzione sessuale denigravano il matrimonio, dopo qualche anno si sono sposati.
E per di più in chiesa (di solito sospirando che era per la famiglia).

Alla fine la rivoluzione di quegli anni, e degli anni che seguirono, fece fare al costume generale tre passi avanti, e due indietro. Rompere gli schemi va bene, ma poi bisogna costruirne degli altri o saper vivere senza, e non tutti ne sono capaci.
Alla fine: oggi ancora molti uomini non lavano i piatti in casa.
E’ giusto? E’ sbagliato? Forse va bene così?
Bisognerebbe discuterne in casa, prima che in Parlamento e prima di attribuire colpe ai libri e alla TV. Credo non sia questione di che libri si legge, è questione di modelli da seguire e ognuno segue quelli che sente in qualche modo vicini.

Quando ero ragazzo tutti a scuola conoscevano i Cure, ma solo due in classe ci vestivamo di nero, perché quello ci rappresentava.
Quindi non basta sapere che una cosa c’è, devi sentirla tua.
Ci sono uomini che lavano i piatti, ma quelli che non li lavano non è perché nei libri non hanno visto nessuno lavarli. Di base è perché non hanno visto mai il loro papà lavarli.
E forse anche se lo avessero visto continuerebbero a non farlo, così come il fumatore accanito non smette di comprare sigarette, anche se le etichette sul pacchetto lo mettono in guardia sui rischi del cancro.

Conclusione #1: di cosa abbiamo paura?

Premetto questo: non ho figli. Ma vedo spesso quelli altrui, e andando nelle scuole ne vedo tanti. Non so perché, ma la mia generazione è molto spaventata dai figli. Forse lo erano anche quelle precedenti ma non ci ho fatto caso. Probabilmente si ha progressivamente più paura, fatto è che ciò che noto tra i miei coetanei è un senso di paranoia diffusa, rispetto al benessere dei figli, alla loro salute, che si traduce con un’oppressione involontaria nei loro confronti.
In generale i genitori mi sembrano spaventati da tutto ciò che proviene dall’esterno: dalla TV, dai libri, dagli alimenti.

D’accordo: la società in cui viviamo è piuttosto violenta, ciò che mangiamo non è sanissimo, l’aria che respiriamo è decisamente inquinata. Ma questo era anche prima. Negli anni ’20 l’aria non era così inquinata e il cibo era più sano, ma in giro c’erano cose come il vaiolo e la tubercolosi che toglievano a un sacco di gente l’eventuale problema dei trigliceridi alti.
Oggi viviamo con il conforto dei vaccini, nessuna guerra si avvicina abbastanza da preoccuparci seriamente, eppure abbiamo paura. Ma di cosa?
C’è chi dà la colpa alla TV, come sempre, chi alla cattiva informazione. Io credo che dovremmo cercare più in profondità per capire da dove provengono le neo-paranoie genitoriali, perché vedo bambini allevati in modo stramboide e non sono convinto che saranno bambini più felici.

Conclusione #2 : sì, lo so

Sì, lo so, dicendo che i libri scolatici sono orrendi mi sono guadagnato l’antipatia di molti autori e soprattutto illustratori che ne producono. Il fatto è che vi conosco, non dico uno per uno, ma di voi ne conosco tanti. E so che sareste capaci di fare cose più belle. Per vari motivi non vi è riuscito di vendere il meglio di voi, e avete trovato nell’editoria scolastica un compromesso, per vivere scrivendo e disegnando.
Il lavoro che fate non ha nulla di indignitoso, ma rimane il fatto che i libri sono brutti. Come ripeto, sono brutti senza un perché, visto che nelle redazioni tutti sanno che sono brutti e lo sapete anche voi. So che ci mettete impegno e personalità, so che la battaglia che conducete per rendere i libri più moderni è quotidiana ed estenuante ai limiti della sopportazione.
Malgrado gli sforzi però, rimangono brutti.

Il perché l’editoria produca libri simili è un mistero. Del resto l’Italia dell’editoria è tutta un mistero. Per esempio:
– Perché gli editori comprano dall’estero libri che poi non pubblicano?
– Perché i grossi editori acquisiscono dei piccoli che poi fanno fallire?
– Perché gli editori pubblicano libri che promuovono a stento?
– Ma di libri se ne vende davvero? Quanti ne vendono?
– E se non ne vendono con cosa si mantengono realmente gli editori?

Prima o poi ve lo racconto.

editorialista

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