ASVOFF | Fashion Video Show

La fotografia, al fashion system, sta stretta. L’ascesa dei social media e delle loro peculiari modalità d’intrattenimento ha imposto un rinnovamento dei codici linguistici. Così, i fashion brand hanno scoperto il cortometraggio, un formato di cui la musica si era già appropriata da tempo tramite il videoclip.
Laddove la fotografia è statica e puntuale – può evocare una storia, però di solito focalizza l’attenzione del fruitore sulla contemplazione di un’icona, colta nella fissità del singolo momento – il film ha per forza una progressione temporale, idealmente tesa alla narrazione.

Che cosa ci racconta oggi l’audiovisivo di moda? Una rassegna interessante è offerta ogni anno da ASVOFF (A Shaded View on Fashion Film), festival internazionale nato nel 2008 a Parigi per volontà di Diane Pernet.
L’ultima edizione è approdata al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano durante lo scorso weekend, in collaborazione con NABA.
L’evento, curato da Federico Poletti e Stefania Seoni, ha affiancato videomaker emergenti a nomi consolidati, dagli stilemi espressivi noti e riconoscibili, come Stephen Meisel, Bruce Weber, Ellen Von Unwerth, Mike Figgis ed Erwin Olaf. Il Grand Prix del contest collaterale sul tema del destino è andato a The Doll di Kourtney Roy. Miglior art direction a Luca Finotti per Volcano e Premio della Giuria a Vincenzo Schioppa per When you flared up with me.

Fotogramma tratto da 'The Doll' di Kourtney Roy

Alcune opere del Festival mirano ad un’esperienza estetica essenziale, rarefatta, che evoca e suggerisce; styling e fotografia quasi richiamano la pittura fiamminga, come in Twin Parallel di Justin Anderson e in Scalpel/Stradivarius di Jason Last & Jaime Rubiano con la colonna sonora di Sarah Neufeld degli Arcade Fire.

Altrettanto stilizzate le silhouette di La Taille, con cui Marie e Kristian Schuller hanno vinto l’edizione barcellonese di ASVOFF.

Altri film – come Gymnasium di Tarryn Gill e Pilar Mata Dupont con eroiche performance atletiche in B/N anni ‘50 o Tutti Frutti di Ellen Von Unwerth con esotiche ambientazioni alla Carmen Miranda – esprimono un’ironia vintage e serena. Mood light-hearted e scanzonato anche in Park Avenue You Tube di Stephen Meisel per Lanvin.

La tendenza più marcata, però, è orientata all’inquietudine. Spesso velata d’ironia macabra, come accade in Despair di Alex Prager, Le Dernier Cri di Erwin Olaf, High di Sara Dunlop o Blacklight di Suzie Q e Leo Siboni. In altri short film la drammaticità non è mediata dall’ironia, ma è assoluta, come in Fiction Noir di Steven Klein o L’Ora di Alessio Bolzoni con un’intensa Mariacarla Boscono, che qui recupera le sua seconda natura d’interprete teatrale.

Auguries of Innocence di Jason Last arriva perfino a citare il grande e visionario poeta inglese William Blake, autore anche di The Marriage of Heaven and Hell.

Nell’onirico Wonderwood, invece, The Quay Brothers si rivelano un filo meno dark del solito (nei loro film in stop-motion sono evidenti le influenze esoteriche e una personalissima simbologia, fatta di bambolotti sinistri, materiali organici e inorganici, teschi, anomalie anatomiche, antichi utensili medici simili a strumenti di tortura ed altre amenità varie).

Al di là dei short film presentati da ASVOFF, questa tendenza all’inquietudine è evidente anche in alcuni dei fashion film più interessanti degli ultimi anni. Basti pensare agli splendidi video realizzati da Ruth Hogben o Nick Knight con Show Studio per le collezioni di Gareth Pugh, o alla metamorfosi noir d’intriganti donne-insetto post-moderne che la regista argentina Lucrecia Martel ha proposto in Muta per Miu Miu.

http://www.youtube.com/watch?v=e68SCYJAxec

A questo punto, consolano le parole della protagonista di un altro short film ASVOFF, Rubbish or Treasure di Fumiko Imano. Con molta naïveté, osserva come tutto sia relativo: ciò che non ha alcun valore – né estetico, né affettivo – per alcuni è prezioso per altri. Alla fine, quindi, vale solo l’interpretazione soggettiva. E la moda diventa stile personale.

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