7am | Caterina Gili

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Caterina Gili (qui la sua pagina Flickr e qui la sua pagina Facebook).

Ciao Caterina, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Ventiquattrenne da Recanati. Convivo con l’ossessione della fotografia da almeno 9 anni.

La tua attrezzatura?
La mia attrezzatura è ancora molto modesta, affidabile, ma modesta: ho un’anziana Canon EOS 350 D, affaticata da milioni di scatti, due obiettivi un 50 mm e un entusiasmante 24-105 mm. Ovviamente possiedo anche delle analogiche reflex: un gioiello Canon degli anni ’70, insieme ad una Nikon altrettanto anziana e due lomografiche, una supersampler e una fisheye, ma queste sono solo per le occasioni di pura speculazione artistica, se così si può dire.

Cosa fai quando non fai foto?
Quando non sono occupata a far foto, di regola studio, al momento infatti sono impegnata nell’ultimare i miei studi in scienze filosofiche. Mi sono trovata ad organizzare anche eventi culturali e mostre d’arte in passato, un’attività davvero interessante nella quale, ad ogni modo, sono sempre riuscita ad inserire anche la fotografia.

Descrivimi la tua stanza.
Nella mia stanza: un vecchio ed enorme baule degli anni ’40 pieno di fotografie, una valigia sempre di quel periodo in cui conservo un libro di dediche/critiche che porto ad ogni mia mostra, un letto fatto a mano con pallet vecchi carteggiati e riverniciati. Un quadro di un valore affettivo immenso, un arco di fiori di luce, una piccola pianta, una cassettiera ed un armadio poco costosi (amo el cose poco costose). C’è anche una piccola porticina del sottotetto per fuggire volendo.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
La mia macchina fotografica ha il peso della salvezza. La possibilità di potersi esprime con l’immagine fotografica può salvare dall’inquietudine e dalla umiliazione…

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Se il mio immaginario fosse un film sarebbe il melanconico bianco e nero di Control, diretto dall’artista Anton Corbijn. La profondità di un taglio fotografico che interpreta il tragico e lo fa rivivere. Perfetto.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Molto interessanti sono le produzioni di Matteo Palmieri, giovane esordiente del maceratese. Ci conosciamo solo tramite le immagini che girano sul web e credo abbia un chiaro talento.

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