The Avant/Garde Diaries | Stephan Sigrist + Daniel Hirschmann

Stephan Sigrist è uno svizzero con l’aspetto da svizzero, quel rassicurante e insieme inquietante combinazione di autocontrollo, distacco, concretezza, real politik calvinista, lungimiranza e visionarietà. Il suo è lo sguardo di un utopista ma anche quello di uno che ha fede assoluta nel rigore. Un rivoluzionario controrivoluzionario. E viceversa.

Ho sentito parlare di lui per la prima volta grazie ad un’applicazione che ho scaricato dall’App Store, la versione per iPhone/iPad di Domino – libro pubblicato da W.I.R.E., think-tank del quale Stephan è il fondatore ed animatore – una sorta di manuale per un mondo sostenibile dove si sostiene che ognuno di noi, ogni giorno, attraverso le proprie azioni (grandi o piccole che siano) cambia il mondo.
Il libro/applicazione (quest’ultima è gratis ma meglio scaricarla su iPad dato che sai meglio di me che leggere sul piccolo schermo del telefono può essere snervante quanto fare un numero di telefono se hai le dita come quelle di un bue) divide in quindici categorie ciò che facciamo più o meno quotidianamente, dal costruire allo spostarsi, dal praticare la propria fede al prendere decisioni, dal divertirsi al far cultura, dal lavarsi al dormire e sostiene che tutto ciò che facciamo viene influenzato da cinque “dimensioni” – la tecnologia, i bisogni dell’individuo, i regolamenti, le organizzazioni e i mercati, le norme ed i valori – che intersecandosi con le quindici categorie di cui sopra possono influire positivamente o negativamente sulla società e sul pianeta.

Domino è dunque un compendio di suggerimenti (ben 210, in forma di tessere del domino: da qui il nome) per provare a costruire realisticamente un mondo migliore, oltre a dieci tesi su concetti fondamentali per un mondo sostenibile: status, conoscenza, empatia, mercato, gioco, regole, disobbedienza, sicurezza, passione, tradizione.

Una lettura datata 2010 ma che dà ancora molto a cui pensare e soprattutto discutere, quando non addirittura litigare. Ma dopotutto il ruolo di un think tank è soprattutto questo: produrre analisi e proporre scenari.
E c’è da aggiungere che i teaser del libro erano qualcosa di spettacolare…

Tra le ultime pubblicazioni di W.I.R.E. c’è invece Mind The Future, uno schedario racchiuso in un box dalla grafica (ovviamente) futuristica che riassume le dieci più importanti innovazioni in sei differenti campi, per un totale di sessanta “tendenze”, in economia, demografia, società, tecnologia, politica ed ecologia, che potrebbero avere effetti nel prossimo futuro, molti dei quali negativi.
Qualche esempio? La domanda eccessiva di risorse minerarie e combustibili fossili; il boom-demografico e la desertificazione che riducono la spazio pro-capite; la guerra per le risorse idriche; il nuovo colonialismo dei paesi emergenti verso quelli in via di sviluppo; la “grande estate globale” per via del riscaldamento globale; l’egemonia delle megalopoli, che domineranno il panorama culturale ed economico di tutto il ventunesimo secolo. Ma d’altra perte c’è posto pure per la nascita di una nuova middle-class globale, soprattutto nei paesi emergenti; per una seconda giovinezza del settore secondario, l’industria, ora soppiantata dal terziario a livello di produzione della ricchezza; per una nuova cultura dell’imparare, indispensabile quando il sapere non è più abbastanza; per lo sviluppo di un vera e propria cultura slow, in opposizione alla mobilità più estrema; per il boom della green economy. Il tutto insieme ad interrogativi tuttora aperti e dagli sviluppi più imprevedibili come il ruolo dei social networks nella società.

Roba seria, quindi. Serissima. Già sentita decine di volta ma proposta tutta assieme come una visione totale del domani, in forma di gioco da tavola a là Trivial Pursuit con tanto di schede illustrate dall’artista tedesca Manu Burghart.

E anche stavolta il trailer mostra tutta la classe di W.I.R.E. con una spiazzante auto-ironia ed un video dall’estetica da réclame giapponese che piacerà da matti ai nerds.

Tornando a Stephan Sigrist, il visionario svizzero (che ribattezzerò svizzionario), chiamato a raccontarsi in una delle video-interviste di The Avant/Garde Diaries chi poteva portare con sé davanti alle telecamere se non un altro visionario come lui, grandissimo sostenitore della tecnologia ma ancor di più nell’uomo che sa come usarla.
L’ospite di Stephan si chiama Daniel Hirschmann ed è co-fondatore di Technology Will Save Us, giovane realtà inglese che insegna come realizzare da soli apparecchi tecnologici di ogni tipo, nella più ferma certezza che se da una parte l’elettronica e l’informatica sono parti fondamentali della nostra società sono ancora in molti a non sapere come funzionano gli “apparecchi” che utilizziamo ogni giorno e soprattutto che non saprebbero come usarli in modo diverso da come sono stati abituati a fare.
Proprio per questo Daniel e la sua squadra hanno pensato bene di realizzare dei kit per costruire piccoli oggetti tecnologici fai-da-te: semplicissime cartoline elettroniche, spie che ti aiutano a sviluppare il pollice verde segnalandoti quando la pianta che tieni in salotto o in giardino ha bisogno d’acqua, un paio di speakers per ascoltare musica, un mini-strumento musicale che sembra un telefono…

Come in tutte le interviste di The Avant/Garde Diaries – video-magazine lanciato da Mercedes-Benz (onore al merito di chi fa cultura senza stamparci sopra un mega-logo) che prova a scoprire cos’è l’avanguardia chiedendo ad artisti e visionari di presentare, attraverso delle interviste, persone e progetti che anticipano il futuro – qua ci sono interi mondi da scoprire.
Guardati i video, leggi, segui i links e alla fine sdraiati per qualche minuto a pensare.
Visto così il mondo non sembra poi così male, no?

co-fondatore e direttore

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