Mentre scrivo il mio postino non sa ancora che nel sacco che ha appena ritirato al centro distribuzione c’è un pacchetto indirizzato a me e soprattutto non sa che nel momento in cui riempirà la mia cassetta delle lettere con la bolletta per la scuola materna di mia figlia, il conto per l’abbonamento a fastweb, l’estratto conto della banca, l’invito di save the children ad acquistare da loro un regalo per la festa della mamma e si starà per infilarci quella busta imbottita con sopra scritto “x Frizzifrizzi” – che il suo accento finto-bolognese da ex-studente fuorisede storpierà in frissifrissi, con la lingua tra i denti – la sua vita cambierà e finirà in un gorgo di oscure sensassioni, monocromatiche ossessioni, espressionistici presagi che rapidi s’affolleranno nella sua corteccia cerebrale, nuda, smarrita, impotente di fronte all’assalto di quelle immagini che un’improvvisa folata di vento gli sfoglierà tra le mani dopo che per un infausto volere del caso la suddetta busta imbottita si sarà incastrata nell’angolino più buio ed inaspettatamente tagliente della fessura delle lettere e con un salto degno del suo nome una fanssine chiamata Bubka si aprirà di fronte a lui, lasciandolo stordito, là in basso, mentre dal terrazzino, intento a scopar via cenere di sigaretta e foglie morte, lo guardo arricciarsi l’anima, imbarazzato e sconvolto come un ragassino di fronte al primo paio di tette “a sua disposissione”.

Dopo un bubkiano salto in avanti nel futuro
«Ciao» lo saluto. Ha più o meno la mia età e ci diamo del tu.
«Cos’è?» mi chiede, gli occhi semichiusi sorpresi dalla potenza del sole che, in quella bolla di temporanea oscurità, pare una palla di fuoco troppo grande per essere vera.
«E’ Bubka» dico e lui si fissa a guardare quel libretto nero con scintillante logo dorato che ha tra le mani «ma non Serhij. Questa è una fanzine. La fa un ragazzo di Bassano, Diego Knore, che è pure il direttore artistico di Infart Collective» e mentre parlo snocciolo i links, come posseduto da un protocollo http.
«Infart…» ragiona il postino tra sé e sé, mentre sente i suoi battiti nell’orecchio interno, una drum-machine che fa da base al soffiare del vento che continua a sfogliare la fanzine. La guarda «e tutti questi nomi cosa sono?» chiede.
«Gli artisti selezionati» e intanto vedo passargli sotto agli occhi Thomas Raimondi, Martina Merlini, 108, Orticanoodles
«Lo lascio qua» dice, cercando di infilarlo nella fessura ma incapace, a quanto sembra, di staccarselo dalle dita. Alla fine ci riesce e se ne va con un cenno della mano, distante milioni di anni luce da me e dalla palla di fuoco che vortica a 220km/s attorno al buco nero che c’è al centro della nostra galassia, proiettando sull’asfalto l’ombra dei suoi passi che si allontanano.

co-fondatore e direttore

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