Happy Socks Easter Box

C’era una volta una bambina, avrà avuto 7-8 anni, adorava – e purtroppo per il suo girovita lo adora tuttora – il cioccolato e ancora di più le sorprese. Non stupirà perciò leggere di quanta eccitazione avesse, suduta li sull’enorme sedile in pelle di una Mercedes anni ’80, mentre con il suo adoratissimo ed originalissimo papà – i conflitti acerrimi sarebbero venuti solo molti anni dopo – fratellino più piccolo al seguito, percorreva i 17 km che dal paesino portano in città dove avrebbe finalmente abbracciato il suo uovo di Pasqua.

Le sue compagne di scuola e le cugine lo avevano già tutte da giorni, se lo rimiravano felici e lo mostravano orgogliese.
Lei no invece.
Papà era stato fuori per lavoro ed era tornato solo poche ore prima, no non era emigrato in Germania come la maggiorparte degli uomini del paese in quegli anni bui per l’economia locale, anche se a “rubarglielo” portandolo altrove erano gli affari e le azienda, il dolore dell’assenza ero lo stesso dei figli dei “germanesi”.

Giunti in città, in pochi minuti, il babbo in quegli anni era più scattante alla guida, percorrendo il tragitto che dal parcheggio porta al supermercato, la piccola si ferma e letteralmente appiccica la faccia alla vetrina del più conosciuto – forse anche unico – negozio di giocattoli della zona. Ha visto una bambola una Pellerossa, ha un vestito bellissimo in pelle marrone e perline colorate, capelli intrecciati e tante piume. Alla bimba ridono gli occhi e il padre, che la conosce bene, ci legge il desiderio. Lei che a far di conto è sveltissima legge immediatamente il prezzo e deduce che no non potrà averla. 60.000 Lire per una bambola, negli anni ’80, sono troppe anche per il suo generoso papà. Fa per allontanarsi dalla vetrina senza capricci, volontariamente senza che il papà dica una sola parola.

A quel punto però, ancora una volta, il papà da prova della sua originalità nell’educazione dei figli; una di quelle cose che tanto fanno arrabbiare la mamma e le propone : “Prendiamo la bambola, al supermercato prendi una tavoletta di cioccolato ed ecco il tuo uovo di Pasqua!”

Non contento aggiunge : “In fondo il cioccolato che usano per le uova è sempre di qualità inferiore a quello per le tavolette e la sorpresa potrebbe essere anche per maschio. Meglio il certo per l’incerto!”. All’epoca non c’era la distinzione di genere per le uova di Pasqua.

Lei è perplessa vuole assolutamente quella bambola, ma rinunciare al sogno ed alla sorpresa dell’uovo le costa fatica… ci pensa su qualche secondo, sa che non deve tirare troppo la corda, papà non è paziente, e decide razionalmente e freddamente come poi farà quasi sempre negli anni a venire. Prende la bambola che è ancora lì gelosamente costodita nella cassapanca e il cioccolato quello buono. Sulla strada del ritorno, il fratellino stringe un enorme uovo infiocchettato, mentre lei sgranocchia il cioccolato – e non deve mica aspettare Pasqua per mangiare la tavoletta, lo ha detto anche papà – ammirando la bambola in ogni minimo dettaglio.

Morale? Credo che anche gli svedesi di Happy Socks abbiano avuto un’idea del genere creando questa divertente Easter Box.

co-fondatrice e caporedattrice
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