vinoAlvino | serate di cinevino

Volevo dedicare questo secondo post all’approfondimento di alcune questioni accennate nel primo, partendo dall’ABC della degustazione e quindi dall’uso di occhi, naso, bocca e cervello – oltre che del cuore, che come vi ho già detto è la mia stella polare quando viaggio mondo del vino. Ma poi ho avuto la fortuna di incontrare da vicino una persona che sembra la sintesi vivente di tutto ciò che ho sempre cercato in chi si occupa di vino per mestiere o per passione e quindi ho deciso di usare questo spazio per segnalare una rassegna che si terrà a Bologna, al cinema Lumière, dal 19 gennaio al 5 febbraio.

il programma del festival

Si intitola Serate di cinevino e promette di essere qualcosa di completamente diverso (tanto per citare i Monty Python, inseriti anche loro nella rassegna con Brian di Nazareth) dalle solite serate di degustazione a tema. Perché qui il tema è l’abbinamento tra film a loro modo radicali, persino folli, e vignaioli fuori dagli schemi, e in qualche modo folli anche loro. Perché in sala i suddetti vignaioli saranno presenti con i loro vini. Perché quei vini si berranno durante la visione del film. E perché a ideare il tutto è stato Jonathan Nossiter, il regista e sommelier americano che tutti noi abbiamo conosciuto con Mondovino. Sarà lui il padrone di casa che ogni sera presenterà registi, produttori e vignaioli al pubblico.

la locandina di Mondovino

Lo confesso, non sapevo molto di Nossiter. Per me era un nome di riguardo, ma dell’uomo e del cineasta ignoravo molte cose. Non avevo suoi santini gelosamente custoditi fra le pagine dei miei testi sacri sul vino, né sapevo, beata ignoranza, che rapporto stretto avesse con l’Italia.

Sono andata alla conferenza stampa di presentazione della rassegna quasi per caso, su invito di un’amica che si occupa di cibo come giornalista e blogger.
Non ero una fan adorante, insomma. Nessun preconcetto, né a favore né contro. Ma sono bastate poche parole, pronunciate fra l’altro in un italiano quasi perfetto, per capire di essere in presenza di un appassionato vero.

Un uomo di cuore, oltre che di notevole testa. Convinto che nel vino, come nel cinema, ciò che va preservato come un tesoro sia il fattore umano, la condivisione, la sapienza dei gesti che si fa patrimonio comune e si tramanda oltre i confini dello spazio e del tempo.

Il vino, per Nossiter, è “un’arte che ci fa viaggiare lontano con storie profonde e magiche”.
Descrizione mirabile che si attaglia perfettamente anche al cinema. Ma se alla definizione di arte il cinema è abituato (in fondo è “la settima arte”) dubito che chi fa vino si veda accostare tanto spesso ad un artista. E la cosa colpisce al cuore, come mi confida Claudia Carretti durante la degustazione seguita alla conferenza stampa.

Il vino che beviamo è quello della sua azienda, Podere Pradarolo, un metodo classico ottenuto con un procedimento che definire folle è il minimo: macerazione sulle bucce (!) per diversi mesi, nessuna solfitazione e libertà assoluta al vino di esprimere le sue peculiarità, senza controllare nulla, nemmeno la temperatura di fermentazione.
Quando ha sentito Nossiter dire che i vignaioli fanno arte, le sono venute le lacrime agli occhi. “Perché noi siamo dei pazzi, altro che artisti… guardiamo il cielo che minaccia pioggia terrorizzati dalla grandine, triboliamo tutto il tempo…”.

Come non capirla.
Ho fatto una vendemmia in Chianti due anni fa, ammazzandomi di fatica tra i filari, e posso testimoniare che si vive col fiato tirato. E non solo nei giorni cruciali della vendemmia. Le cure di cui un vino ha bisogno per vedere la luce sono infinite, dalla vigna all’imbottigliamento. “E’ come fare un figlio” osservo. “Sì, facciamo un figlio all’anno” concorda con un sorriso orgoglioso.

una scena del film

E questo mi fa venire in mente un’altra affermazione di Nossiter che ho letto nel booklet che accompagna il DVD di Mondovino: il vino somiglia alle persone, nella sua infinita complessità, più di qualsiasi altra cosa sul pianeta. E’ vero. Per capire e amare il vino bisogna ricordarselo questo parallelo.
Un altro cineasta viaggiatore, grande amante delle storie del vino e degli uomini, Mario Soldati, sosteneva che qui in Italia l’uomo di valore, come il vino prelibato, schiva ogni pubblicità: vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine, o nella religiosa compagnia di pochi amici. Amicizia, altra parola che torna quando si ha a che fare col vino in un certo modo. E i vignaioli che mi è capitato di incontrare, al di là del timore reverenziale che potevano ispirare, sono sempre stati molto inclini a familiarizzare con chi si mostrava genuinamente interessato al loro lavoro.

Eppure incontrare i vignaioli ed entrare realmente in contatto con loro non è così facile, fuori dai canali più o meno istituzionali di associazioni di settore o conventicole varie. Incontrarli al cinema, bevendo il loro vino mentre si guarda un film che non parla di vino, è impossibile.
E allora come non essere grati in partenza a quest’uomo che ha gettato lo scompiglio nel mondo del vino sia con il suo documentario presentato in concorso a Cannes nel 2004 – in cui descriveva la lotta fra chi il vino lo fa con amore e sapienza e chi insegue il mercato – sia con le sue recenti affermazioni sulla pessima qualità dell’offerta enologica di molti titolatissimi ristoranti romani.

Nossiter (al centro) durante le riprese del film

Nossiter è una persona amabile, che nel gergo dei sommelier significa quasi dolce. Ma non le manda a dire. Difende strenuamente il piacere connesso al vino, l’amore di chi lo fa e di chi lo beve. Un grande purtroppo scomparso, Luigi Veronelli, definiva “matrimoni d’amore” gli abbinamenti perfetti fra ciò che si mangia e ciò che si beve e usava spesso parole come gioia e poesia quando parlava di vino. Anche lui era uno che non le mandava a dire, è morto combattendo per il prezzo sorgente, ovvero l’indicazione in etichetta del prezzo applicato dal produttore prima del ricarico del dettagliante.

Se penso a tutte le persone che hanno lasciato un segno in questo campo, mi sembra che l’uso di parole come amore e passione sia una costante. Unita a una terza parola: libertà. Veronelli era un anarchico, Nossiter è un cosmopolita… persone diversissime, con percorsi esistenziali completamente differenti, distanti per generazione e formazione, che però battono sullo stesso tasto: il vino è amore e libertà. Libertà dagli schemi imposti dal mercato, dalle mode, dalle piccole e grandi mafie che fanno più danno al vino della fillossera.

C’è chi ha trovato discutibile l’approccio di Mondovino, qualcuno lo ha giudicato troppo manicheo nella sua contrapposizione fra buoni e cattivi, ma va dato atto a Nossiter di aver osato mostrare degli intoccabili (come l’enologo francese Michel Rolland o il critico dei critici Robert Parker) con la schiettezza del bambino che osserva che il re è nudo, in barba alla folla che ne acclama l’eleganza. Non c’è una parola in questo film che non sia uscita spontaneamente di bocca a chi sta davanti alla cinepresa. E guardacaso, le parole di chi sta portando il vino all’omologazione globale non sono mai amore, cultura o territorio, ma mercato, conquista e successo. L’unico sogno che condividono è che si produca in futuro del vino su Marte, per potersi imporre anche lì. Con quale vino lo possiamo dire fin d’ora: una marmellata alcolica aromatizzata alla vaniglia con una robusta nota balsamica…

Tornando al regista-sommelier-giramondo, quello che le sue parole comunicano è una passione genuina che non sa di tappo né di scaltre pratiche di cantina. Starlo a sentire è un privilegio. Quindi il mio consiglio di oggi è: chi può venga alla rassegna. E chi non può si guardi Mondovino, che fa bene alla testa e al cuore. Nel DVD, oltre al film, c’è un extra intitolato In viaggio con Jonathan Nossiter che vi porterà più vicino a un paio di persone che nel film si vedono poco, ma che sono in realtà i veri lari dei territori visitati, coloro che comunicano in modo più immediato ed efficace il senso di questo viaggio. Uno di loro, Battista Columbu, splendido vecchio e produttore di Malvasia di Bose – il “vino che fa cantare”- pare abbia detto al figlio dopo aver incontrato Nossiter che gli sembrava uno che sa sognare. Mi sembra la definizione più calzante e anche un gran complimento all’uomo, prima che al cineasta. Venite a sognare al cinema. Dalla prossima volta, giuro, parleremo dei sensi.

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